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Recensione – Housekeeping for Beginners: il nuovo film di Goran Stolevski a #Venezia80

Un nome da tenere d’occhio quello di Goran Stolevski che, dopo il precedente ed interessantissimo film, firma un nuovo lungometraggio che lascia il segno al Festival di Venezia.
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Dopo aver sorpreso con la sua opera prima “You won’t be alone” del 2022 con Noomi Rapace, il regista macedone Goran Stolevski torna in cabina di regia con “Housekeeping for Beginners”, presentato nella sezione Orizzonti dell’80a edizione del Festival di Venezia. Ecco la recensione del film in anteprima.

La trama di Housekeeping for Beginners, il nuovo film di Goran Stolevski

La sinossi ufficiale di “Housekeeping for Beginners”, il nuovo film di Goran Stolevski a Venezia80, così recita: <<Una storia che esplora le verità universali della famiglia, sia quella in cui nasciamo sia quella che scegliamo. Dita non ha mai desiderato essere madre, ma le circostanze la costringono ad allevare le due figlie della sua ragazza: la piccola peste Mia e l’adolescente ribelle Vanesa. Ne nasce uno scontro di volontà che porta le tre a litigare continuamente e a diventare una famiglia improbabile, costretta a lottare per restare insieme.>>

La recensione di Housekeeping for Beginners: uno psicodramma familiare tra schiaffi e carezze

Poco tempo dopo aver realizzato la sua opera prima, il regista macedone Goran Stolevski torna dietro la macchina da presa con “Housekeeping for Beginners“, presentato in anteprima nella sezione Orizzonti all’80a edizione del Festival di Venezia. Il regista, tuttavia, cambia qui quasi radicalmente il proprio registro cinematografico rispetto al precedente “You won’t be alone”. Trattandosi infatti quest’ultimo di un folk-horror con la stregoneria alla base, per poi incontrare un profondo e dilatato esistenzialismo caro al cinema di un Terrence Malick, il secondo lungometraggio del regista si àncora invece al quotidiano di un microcosmo umano, quello di una casa di rifugio nella periferia dell’est Europa. Sebbene Solevski prenda quindi le distanze dall’horror sovrannaturale, “Housekeeping for Beginners” presenta nuovamente quello sconfinato concetto di “universalismo”, vissuto nel precedente film dal mutevole personaggio protagonista.

 

Riemerge quindi quella realtà multicolore e plurisensoriale dove non esistono barriere ideologiche, sessuali, fisiche, e dove tutti fanno parte del grande piano generale di “unificazione” nello stesso nucleo vitale, in questo caso più specificatamente quello familiare. Per una serie di eventi dominati dal caos e dal beffardo gioco della vita, i protagonisti di “Housekeeping fo Beginners” si ritrovano incastrati in una situazione che, non solo non appartiene loro, ma nemmeno pensata e voluta. La costrizione sociale del nucleo familiare è infatti una trappola imprevedibile e, a volte, distruttiva: ritrovarsi ad essere figlio/a di genitori assenti o violenti, fratello/sorella di persone dai più disparati problemi psicofisici, ritrovarsi ad avere un figlio/a mai voluto; è solo il destino a scegliere la famiglia di sangue e la fortuna, spesso si sa, è bendata. La famiglia “vera”, invece, è quella che si vuole scegliere di avere come propria fortificazione, costruita sul sudore, sulle lacrime e sul calore. In “Housekeeping for Beginners” si assiste così alla nascita di una famiglia per scelta step by step, per un film intimo dall’importante delicatezza nel contatto umano, nel senso più fisico del termine, che passa per carezze, abbracci e laceranti schiaffi.

 

Decisamente convincenti in tal senso i vari interpreti, per un’azione corale del cast capace di coinvolgere fortemente lo spettatore nell’alchimia e negli scontri fisici e dialettici. Dopo il suo debutto dietro il suo debutto nel lungometraggio, Stolevski continua la collaborazione con l’attrice Anamaria Marinca e la scelta premia, non essendo appunto l’unica nota lodevole di un cast che concede anche un bello spazio anche a Mia Mustafa e Samson Selim. Il cast riesce infatti a facilmente emergere dallo schermo grazie soprattutto alla regia di Stolevski, che ingabbia lo psicodramma della casa nel 4:3 e realizza una messa in scena che si anima di realismo. Attraverso un’intelligente illuminazione naturale di Naum Doksevski, muovendosi nel caos dialogato e sulle note della colonna sonora di Alen Sinkauz e Nenad Sinkauz – capace di seguire passo passo il registro della visione, caotica ed esplosiva ma altrettanto delicata ed intimista – il regista segue perennemente i suoi protagonisti camera a mano, incollandoli allo schermo in primo piano e non perdendosi nemmeno una smorfia di dolore o gioia.

 

Il secondo film scritto e diretto da Goran Stolevski è dunque uno psicodramma familiare sul percorso che porta all’edificazione di quella che si può chiamare “casa”, anche e soprattutto nel senso più metaforico del termine. Un percorso tortuoso ricco di insidie, invalicabili difficoltà ed intensi momenti di amore, lo stesso percorso vissuto da un coro di attori in grandissima forma, esaltato dall‘eleganza registica dello stesso Stolevski. Un film intimo ed intimista che vive di emozioni, non lontano dalla splendida visione del precedente film e che registra un altro tassello nella filmografia di un regista emergente da tenere d’occhio.

Voto:
4/5