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Recensione – Spider-Man: No Way Home, diretto da Jon Watts con Tom Holland

Recensione - Spider-Man: No Way Home

SCHEDA DEL FILM

Titolo del film: Spider-Man: No Way Home
Genere: Azione, Supereroistico
Anno: 2021
Durata: 148′
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Erik Sommers, Chris McKenna
Cast: Tom Holland, Zendaya, Jacob Batalon, Benedict Cumberbatch, Alfred Molina, Willem Dafoe, Jamie Foxx, Tobey Maguire, Andrew Garfield, Marisa Tomei
Fotografia: Mauro Fiore
Montaggio: Jeffrey Ford, Leigh Folsom Boyd
Colonna Sonora: Michael Giacchino
Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Forte dei quasi due miliardi di incassi globali, Spider-Man: No Way Home è stato un successo internazionale senza precedenti. Tuttavia, al netto del clamore commerciale del prodotto, il terzo film dell’Uomo Ragno di Tom Holland presenta dei problemi di scrittura non indifferenti. Ecco la recensione di Spider-Man: No Way Home, ventisettesimo film del Marvel Cinematic Universe, diretto nuovamente da Jon Watts.

La trama di Spider-Man: No Way Home, diretto da Jon Watts

Una settimana dopo la battaglia contro Mysterio (Jake Gyllenhaal) a Londra, viene pubblicato un video dove quest’ultimo incolpa Spider-Man della sua morte rivelandone l’identità segreta. A seguito di questa incredibile rivelazione la vita di Peter Parker (Tom Holland) diventa un vero e proprio incubo: braccato dai giornalisti e dal Damage Control, Peter riesce ad essere scagionato dalle accuse legali ma la sua privacy è ormai compromessa. Parker non riesce a tornare ad una vita normale e il suo futuro da universitario al MIT è a forte rischio: nel disperato tentativo di riabilitare il suo nome e quello dei suoi amici, tra cui la fidanzata MJ (Zendaya), l’Uomo Ragno si rivolge al Dottor Strange (Benedict Cumberbatch) per chiedergli di attuare un incantesimo per far dimenticare a tutti che lui è Spider-Man. Lo Stregone Supremo accetta, tuttavia il maldestro intervento di Parker durante lo svolgimento dell’incantesimo fa scatenare uno scenario a dir poco terrificante: uno squarcio nel multiverso si apre facendo fuoriuscire tutta una serie di nemici di Spider-Man dalle rispettive realtà alternative.

Recensione - Spider-Man: No Way Home

La recensione di Spider-Man: No Way Home, il multiverso ragnesco del MCU

Il colpo di scena con cui si chiudeva Spider-Man: Far From Home rimane, probabilmente, uno dei plot twist più azzeccati di tutto il Marvel Cinematic Universe. No Way Home, terzo film della personale trilogia dell’Uomo Ragno di Tom Holland co-prodotta da Sony, riprende il leitmotiv lasciato in sospeso nel precedente capitolo esattamente nello stesso punto: Mysterio scopre le carte e rivela al mondo che Peter Parker è Spider-Man. Partendo da questo presupposto era logico pensare che le fondamenta del terzo film sarebbero state solide e compatte, con un comparto narrativo che avrebbe fatto leva sulla vita privata di Parker letteralmente rovinata a causa di una rivelazione tanto enorme quanto pericolosa. Tuttavia il primo atto del film diretto dall’onnipresente Jon Watts  tratta quello che doveva essere l’argomento principe del film come un semplice MacGuffin: la sceneggiatura di Chris McKenna e Erik Sommers, già scrittori di Far From Home, si concentra maggiormente sui problemi di stampo adolescenziale di Peter trattando la rivelazione di Mysterio con estrema leggerezza prediligendo un tono spensierato da teen movie e chiudendo la questione con troppa superficialità, sebbene il pretesto per far ingranare la marcia alla pellicola sia comunque funzionale per l’economia dell’opera.

 

Spider-Man: No Way Home entra nel vivo dell’azione quando i vari villains già visti nelle precedenti opere Ragnesche fanno capolino nel mondo di Tom Holland. Alfred Molina e Willem Dafoe ripropongono la stessa versione dei loro Dottor Octopus e Green Goblin a quasi vent’anni dalle loro precedenti apparizioni, dimostrando tutto il loro talento recitativo nonostante gli anni in più sulle spalle. Se i due veterani riescono ad essere credibili e convincenti, lo stesso non si può dire del trio di cattivi secondari, due di questi provenienti dai capitoli della saga Amazing di Marc Webb. Jamie Foxx riprende i panni di Max Dillon/Electro in una versione riveduta e corretta del personaggio, ma nonostante ciò il villain di The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro è completamente inutile ai fini della narrazione, diventando semplicemente un volto noto da mostrare al grande pubblico esattamente come Sandman e Lizard, ricreati totalmente in computer grafica. Il marasma di personaggi presentati su schermo, difatti, denota tutta l’enorme carenza di una scrittura senza un filo logico ben preciso: la sceneggiatura di Sommers e McKenna si concentra troppo sulla quantità ma poco sulla qualità, prediligendo un certo tipo di sense of wonder scaturito dal ricordo sbiadito di determinati personaggi piuttosto che una solida costruzione degli eventi. Un difetto non da poco che renderà il film bipolare e pericolosamente instabile nella sua fruizione.

 

Al netto di una squadra di cattivi poco accattivante introdotti in modo del tutto casuale, la parte centrale del film è quella che mostra i muscoli portando il Tessiragnatele di Holland al pari con le sue precedenti incarnazioni. Il film, grazie ad un pretesto vecchio come il mondo (ma sempre azzeccato nel mondo Ragnesco), riesce a prendere una svolta inaspettatamente drammatica portando finalmente il giovane Spider-Man nel mondo degli adulti. L’intervento di Tobey Maguire e Andrew Garfield, inoltre, rappresenta il punto di svolta per il protagonista principale che finalmente capisce che essere un eroe non è una scelta, ma è soprattutto una responsabilità: Holland, Maguire e Garfield insieme funzionano e si divertono, creando un legame fraterno che funziona egregiamente, trascinando il film nel terzo e ultimo atto, quello decisamente più intenso ma anche maledettamente problematico. Se la parte più drammatica, tanto cara al mondo dell’Arrampicamuri, viene ben esplicata da una fase centrale più intima ed introspettiva, la parte finale distrugge tutto trasformando il film di Watts in un mero videogioco picchiaduro dove la CGI la fa da padrona. La catarsi dell’eroe viene mangiata da una Royal Rumble di personaggi dove il citazionismo più becero diventa il vero fulcro di un film fin troppo altalenante. Non bastano le prove d’attore dei sempre bravi Willem Dafoe, Alfred Molina e Tobey Maguire a salvare un terzo atto decisamente scadente nel suo incidere. Sebbene il rapporto tra i tre Spider-Men funzioni e sia divertente nei loro scambi di battute, la costruzione dell’azione da parte del mestierante Jon Watts non arriva minimamente alle vette di un’epica cercata a tutti i costi ma mai raggiunta del tutto, in un tripudio di pupazzi in CGI che si scontrano nella solita, stanca, battaglia finale di gruppo made in Marvel Studios.

Recensione - Spider-Man: No Way Home

Spider-Man: No Way Home: hanno ucciso l’Uomo Ragno?

Spider-Man: No Way Home, disponibile nel catalogo di Amazon Prime Video, tenta in tutti i modi di far entrare il Marvel Cinematic Universe nel famigerato multiverso ma lo fa in maniera tremendamente infantile. Il film di Jon Watts, in quasi tre ore di durata, condensa due decadi di cinema Ragnesco senza però avere lo stesso appeal delle precedenti trasposizioni: le situazioni proposte in questo terzo capitolo sono figlie di una scrittura pigra che predilige il fanservice più spietato ad una vera e propria costruzione dei personaggi. Watts porta in scena un’opera citazionista all’estremo che funziona più come rimpatriata che come film su un personaggio che, sulla carta, avrebbe delle cartucce da sparare ma che, in pratica, non ha più nulla da dire. Il carisma di alcuni vecchi attori del franchise non salvano dall’oblio un patchwork di eventi impilati a casaccio in tre atti amalgamati male tra di loro: Jon Watts, inoltre, dimostra nuovamente tutta la sua inadeguatezza come regista d’azione esattamente come nei precedenti due capitoli dell’Uomo Ragno di Tom Holland, ancora una volta mai del tutto protagonista assoluto. Spider-Man: No Way Home è soprattutto la svogliata conclusione di una trilogia costruita in maniera decisamente goffa, un film che fa leva sui teneri ricordi di una fanbase ventennale ma che nasconde, di fatto, degli enormi crateri di sceneggiatura: un giocattolone che va preso come tale e che col cinema non ha (quasi) nulla a che fare. 

Voto:
2/5
Andrea Barone
4/5
Andrea Boggione
0/5
Arianna Casaburi
1.5/5
Christian D'Avanzo
1.5/5
Emanuela Di Pinto
3/5
Matteo Farina
2/5
Gabriele Maccauro
1.5/5
Alessio Minorenti
1.5/5
Vittorio Pigini
3.5/5
Bruno Santini
1.5/5
Giovanni Urgnani
3/5
Data di rilascio:
Regia:
Cast:
Generi:

PRO