Articolo pubblicato il 8 Settembre 2023 da Alessio Minorenti
Presentato in anteprima allā80esima Mostra Internazionale Dāarte Cinematografica di Venezia In Concorso, Enea ĆØ il nuovo film di Pietro Castellitto, commedia grottesca che vede protagonisti tra i suoi interpreti principali: Pietro Castellitto, Giorgio Quarzo Guarascio, Benedetta Porcaroli, Chiara Noschese, Giorgio Montanini, Adamo Dionisi, Matteo Branciamore, Cesare Castellitto e con Sergio Castellitto.Ā Di seguito, eccoĀ tramaĀ eĀ recensioneĀ del film.
La trama di Enea, diretto da Pietro Castellitto
Di seguito la trama ufficiale della pellicola presentata in concorso a Venezia 80:”Enea rincorre il mito che porta nel nome: lo fa per sentirsi vivo in unāepoca morta e decadente. Lo fa assieme a Valentino, aviatore appena battezzato. I due, oltre allo spaccio e alle feste, condividono la giovinezza. Amici da sempre, vittime e artefici di un mondo corrotto, ma mossi da una vitalitaĢ incorruttibile. Oltre i confini delle regole, dallāaltra parte della morale, cāeĢ un mare pieno di umanitaĢ e simboli da scoprire. Enea e Valentino ci voleranno sopra fino alle piuĢ estreme conseguenze. Tuttavia, droga e malavita sono lāombra invisibile di una storia che parla dāaltro: un padre malinconico, un fratello che litiga a scuola, una madre sconfitta dallāamore e una ragazza bellissima, un lieto fine e una lieta morte, una palma che cade su un mondo di vetro. EĢ in mezzo alle crepe della quotidianitaĢ che lāavventura di Enea e Valentino lentamente si assolve. Unāavventura che agli altri appariraĢ criminale, ma che per loro eĢ, e saraĢ, prima di tutto, unāavventura dāamicizia e dāamore.”
La recensione di Enea: l’ennesima delusione italiana a Venezia 80
La delusione patita da chi scrive questa recensione a seguito della visione di Enea ĆØ stata non indifferente. I PredatoriĀ era stata infatti una delle commedie italiane piĆ¹ affascinanti e riuscite degli ultimi anni in Italia e non solo se circoscritta all’ambito delle opere di esordio, ma in generale. Lo stesso EneaĀ nella sua prima parte mantiene infatti tono e stile della prima opera di Castellitto e, seppur con qualche difetto, riesce compiutamente a intrattenere a imbastire un satirico ritratto della inerte borghesia romana. Gli insormontabili problemi tuttavia sopravvengono nella seconda parte del film, che risulta essere per certi versi irricevibile, riuscendo a vanificare barbaramente tutto ciĆ² che di buono era stato fatto nei precedenti minuti. Il primo tempo del film ĆØ infatti una riuscita prosecuzione spirituale de I Predatori.Ā La ricca famiglia romana presieduta da un ottimo Sergio Castellitto ĆØ il perfetto esempio di dissolutezza materiale e sbandamento morale che caratterizza i ceti piĆ¹ alti della societĆ italiane. La volgaritĆ dei costumi, lo sprezzo con cui ci si riferisce a chi viene considerato inferiore e l’ingordigia consumistica sono rappresentate da Castellitto con una regia dinamica, una perfetta alternanza tra campi medi e primi piani, a testimonianza di come tra i giovani rampolli del cinema italiano l’autore romano uno di quelli con un’idea estetica tra le piĆ¹ compiutamente definite. A convincere inoltre, sempre nella prima parte, sono le scelte di fotografia effettuate, con i tagli di luce tra l’arancione e il rosso che caratterizzano il party nella villa posseduta dal protagonista a testimoniarlo. Anche il modo in cui Castellitto inquadra in chiave umoristica i corpi ĆØ notevole, come ne I predatoriĀ le gag spesso derivano dal modo in cui il regista posiziona la videocamera in relazione a dei particolari del corpo che finiscono per essere comicamente mostrati. In questo senso risultano nuovamente vincenti le scelte in relazione al casting dei personaggi secondari, in particolare Matteo Branciamore passa dall’essere anonimo volto della fiction italiana a inquietante (e ridicolo) gangster. A corollario di tutto ciĆ² vi ĆØ una discreta introduzione del personaggio interpretato da Benedetta Porcaroli che sembra poter essere il contrappeso alle follie di Enea.
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Come giĆ sottolineato in precedenza tuttavia tutto ciĆ² che vi ĆØ di buono nei frangenti iniziali viene fragorosamente gettato alle ortiche nella seconda parte. L’asciuttezza dello stile visivo di Castellitto, il suo calibrato utilizzo del registro grottesco e il coraggioso linguaggio che viene adottato vengono affogati da una interminabile serie di clichĆ© e di insulsa patinatura estetica. L’impressione che si ha ĆØ che qualcuno abbia strappato la macchina da presa dalle mani di Castellitto e che ne abbia stracciato il copione, tale ĆØ il dislivello tra le due sezioni della pellicola. Come se non bastasse poi all’accortezza con il quale il cinismo dei personaggi viene calibrato, senza mai mandarli sopra le righe, viene sostituita una scrittura melensa e dei dialoghi stereotipati.Ā Altro elemento che finisce per naufragare con il resto ĆØ la patina nietzschanaĀ che caratterizzava anche la prima opera del regista italiano. Questo aspetto ĆØ infatti assolutamente inconciliabile con l’insulso sentimentalismo che definisce il peggio del cinema italiano, dove buoni sentimenti e riscatti morali all’ultimo minuto la fanno da padrone. Quasi a voler suggellare questa pessima scelta vi ĆØ l’inserimento nel finale dell’ennesima (in questo Festival di Venezia) canzone popolare italiane che fa da complemento musicale alla narrazione a schermo.Ā
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Pare quindi che improvvisamente nell’ultimo atto Castellitto abbia voluto elaborare un compendio di tutti gli elementi che rendono fallimentare il cinema italiano contemporaneo, scordando persino le basi di ciĆ² che aveva costituito il suo stile fino a quel momento. Tuttavia nonostante gli evidenti difetti non bisogna disperare, come non bisognava lasciarsi trasportare da facili entusiasmi dopo l’esordio di Castellitto. Gli incidenti di percorso nella carriera dei registi ci sono continuamente ed ĆØ piĆ¹ probabile accadano nelle prime fasi, in cui stile e tematiche di riferimento devono essere ancora affinate.