Cerca
Close this search box.

Recensione – Dune: Parte 2, il capolavoro di Denis Villeneuve che rende grazie a Frank Herbert

A quasi 3 anni di distanza dal primo film arriva al cinema Dune – Parte 2, il nuovo film di Denis Villeneuve con Timothée Chalamet e Zendaya protagonisti. Ma quale sarà stato il risultato?
Recensione - Dune: Parte 2, il capolavoro di Denis Villeneuve che rende grazia a Frank Herbert

Dopo essere stato rinviato e a quasi tre anni di distanza dal primo film in grado di ottenere un grande successo, Dune – Parte 2 arriva finalmente al cinema in occasione del 28 febbraio 2024. Una data storica per i fan della saga di Dune e per il ciclo di romanzi scritto da Frank Herbert, che hanno finalmente potuto vedere sul grande schermo quel progetto che era stato tabù – tra gli altri – anche per Jodorowski e Lynch. Ma quale sarà stato il risultato di Dune – Parte 2? Per scoprilo, di seguito viene indicata la trama e la recensione del film in questione.

La trama di Dune: Parte 2, il film di Denis Villeneuve con Timothée Chalamet e Zendaya

Prima di proseguire con la recensione di Dune – Parte 2, si indica innanzitutto la trama del film di Denis Villeneuve con Timothée Chalament e Zendaya protagonisti:

Dopo una serie di prove, Paul Atreides (Timothée Chalamet) è diventato ormai parte del popolo desertico dei Fremen, sostenuto dall’entusiasta leader Stilgar (Javier Bardem). Si è inoltre profondamente legato a Chani (Zendaya), che non riesce però del tutto a leggere in un cuore tormentato. Qual è la priorità di Paul? Vorrebbe vendicarsi degli Harkonnen che gli hanno ucciso il padre e hanno preso il controllo del pianeta Arrakis, con la complicità dell’Imperatore (Christopher Walken), deciso a liberarsi della sua casata. Sa però che questo lo trasformerebbe in un leader spietato, così resiste alle insistenze di sua madre: Lady Jessica (Rebecca Ferguson), ora Reverenda Madre dell’ordine delle Bene Gesserit, vuole che accetti il suo destino di “messia”, Muad’dib, la figura che guiderà i Fremen alla liberazione di Arrakis.

La recensione di Dune – Parte 2: il film di Denis Villeneuve è uno dei migliori sci-fi di sempre?

Un’attesa durata tre anni giunge finalmente al suo termine con l’uscita al cinema di Dune – Parte 2, il film che adatta la seconda parte del primo romanzo della saga scritta da Frank Herbert. Dopo aver impressionato con un comparto tecnico esemplare nel primo film, che pur aveva lasciato spazio ad una percepita spettacolarizzazione (forse a tratti ridondante) di alcuni momenti, Denis Villeneuve aveva promesso allo spettatore un film “totale”, in grado di coniugare tutti gli aspetti complessivi dell’opera di Frank Herbert. Dune – Parte 2 muove da premesse eccezionali e, nell’ambito della recensione del film con Timothée Chalamet e Zendaya protagonisti non si può che partire da queste ultime. Da un lato, la volontà di proseguire con quella scia di misticismo che era stata già inaugurata nel film del 2021, dall’altro il comparto dell’azione, che forse in quel prodotto era stato maggiormente carente ma che qui, gioco forza, diventa protagonista in gran parte della pellicola.

Guidato ancora una volta dalla sublime colonna sonora di Hans Zimmer, che dimostra quanto i frutti di un duro lavoro di ricerca possano essere concreti tra le mani (e le orecchie) degli spettatori, il film individua immediatamente il suo perno fondamentale: la religione. Ne è pregna l’intera saga di Frank Herbert, tanto che i lettori più assidui dei romanzi dello scrittore sanno quanto la lettura diventi costantemente più difficile libro dopo libro, nel seguire passaggi che si distaccano dall’esperienza “terrena” e raggiungono una dimensione più spirituale. Il futuro di Arrakis è dominato non soltanto dalle guerre, ma anche da quel riscatto metafisico che il popolo Fremen attende da millenni e lo Kwisatz Haderach, il Prescelto che si individua nella figura di Paul Atreides, è pronto a guidare i suoi devoti verso il Paradiso. A leggerla in questi termini sembrerebbe quasi una traslitterazione del messaggio cattolico in un film, e in effetti non ci si allontana molto da questa considerazione: Frank Herbert aveva compreso, e manifestato anche all’interno delle sue opere, i fondamenti principali del successo di ogni religione, replicandone gli aspetti in mondi soltanto apparentemente lontani. Pur nel riecheggiare delle guerre passate, il futuro dell’Universo sarà dominato dai medesimi meccanismi che alimentano il nostro tempo: superstizione, credo, asservimento totale alla fede, speranza, devozione; un loop costante che si osserva anche all’interno di Dune – Parte 2, in cui questi temi sono resi possibili dall’interpretazione magistrale di Rebecca Ferguson (probabilmente la migliore del film), che porta a estremo compimento il personaggio di Lady Jessica e il credo delle Bene Gesserit. A proposito di attori, l’intero lavoro di casting può dirsi riuscito – per quanto per chi scrive persista il dubbio nell’osservare la coppia di protagonisti, soprattutto dato il “peso” del personaggio -, soprattutto in ruoli secondari per nulla banali.

La religione, però, si osserva anche quando non didascalicamente manifesta: è negli occhi timorosi dei Fremen, nel cambiamento del personaggio di Stilgar – un uomo spavaldo, che diventa sempre più secondario anche nella cura del suo volto e nella gestione del suo sguardo, anche grazie ad un’interpretazione importantissima di Javier Bardem -, nella rappresentazione (questa volta meglio resa e diluita) dei sogni e delle premonizioni. Solo quando il suo comando sarà proprio della mano ferma della religione, Paul potrà compiere la jihad: dopo aver compiuto un enorme percorso introspettivo nel primo film, Dune – Parte 2 si concede il lusso di costruire ancora, di realizzare un lavoro estremo di world building e di edificazione delle personalità degli individui, così come se avesse un’intera storia di film a succederlo e prendendosi tutto il tempo di cui ha bisogno, non risparmiando un solo dettaglio e lasciando che lo spettatore (anche ignaro dell’opera) possa lasciarsi guidare. Il film è anche il risultato di un grande lavoro di scrittura, molto spesso quasi volutamente secondaria rispetto al fascino di scenografie mozzafiato e dei soliti pregi di montaggio, suono e fotografia.

Il vero e proprio capolavoro viene però compiuto nelle scene d’azione e nel momento in cui la pellicola dev’essere maggiormente pregna – anche per antecedente letterario – di pathos: l’Acqua della Vita, la cavalcata del verme, la scoperta della linea di sangue degli Harkonnen, la figura di Alia e la grande guerra contro le truppe dei Sardaukar sono tutti momenti in cui i fasti visivi sembrano avere pochi pari nel cinema sci-fi, consegnando allo spettatore il perfetto esempio di come l’arte, i suoi domini espressivi e il capitale che la anima possano essere coniugati in maniera ideale, senza alcun’impurità. Denis Villeneuve ottiene tutto il massimo di ciò che può richiedere, spesso affidando a campi larghi e a riprese aeree il dominio di una scena ricolma di esplosioni e morti, non sacrificando alcun dettaglio e permettendo di generare un sublime lavoro di estetica e di creatività. Se ciò dovesse non bastare, però, per quanto perfetto sotto diversi punti di vista, il film si prende anche il lusso di aggiungere un qualcosa di più: dalla caratterizzazione mozzafiato di Giedi Primo – filtrato attraverso il bianco e nero e l’utilizzo del negativo – fino al trucco incredibile di Feyd Rautha, passando per la caratterizzazione di quei mondi paralleli (anche quello dell’Impero) che non costituiscono immediatamente l’oggetto dell’attenzione ma che definiscono quanto – puntiglioso – interesse ci sia nella disciplina della costruzione dei mondi, nella creazione di un immaginario collettivo che vada ben oltre il soggetto (e l’oggetto) mostrato sullo schermo. Feyd Rautha e Chani, così come Lady Margot e Irulan, così, ottengono addirittura maggiore scrittura rispetto al libro, con un film che compie anche l’ardito – ma riuscitissimo – lavoro di sovvertire pagine e pagine del romanzo di Frank Herbert, pur di condurre verso un obiettivo che sia al di là della scrittura e che si assuma una libertà creativa autonoma.

Rendere (finalmente) grazie a Frank Herbert

Era il 1965 quando venne distribuito Dune, il primo della fortunatissima saga letteraria di Dune che vede la firma di Frank Herbert e che – nel corso della storia – ha conosciuto più ostacoli e tabù di quanta gloria avrebbe meritato. Il celebre ciclo di romanzi è il padre ideale di tutta quella cinematografica sci-fi a cui siamo abituati, e se opere come Star Wars esistono lo si deve a quella capacità di re-inventare una grammatica letteraria di Frank Herbert che, così come tutti i più grandi rivoluzionari nell’ambito della letteratura fantascientifica, è partito da una nuova lingua, fino ad impartire regole inedite. Dune è sempre stato un progetto ambizioso in cui molti hanno fallito, anche tra i più grandi, con problematiche che hanno avuto a che fare soprattutto con un aspetto meramente produttivo.

Detto in termini semplici: in barba a chi ritiene l’opera il frutto di un lavoro da mestieranti, Dune è l’oggetto di un lavoro di grandi registi, che hanno grandi potenzialità produttive e un eccelso team creativo che possa soddisfare ogni possibile richiesta. Con Dune – Parte 2 tutti i nodi sembrano finalmente venire al pettine, specie seguendo un discorso che è stato spesso elaborato nel corso degli ultimi anni ma che – sovente – è stato tacciato quasi come manierista o anticapitalista: non è mai, e non può mai essere, un problema il fatto che un film presenti un budget astronomico, ma è certamente problematico osservare lo spreco di quest’ultimo. Così, il concetto di blockbuster non contiene in sé le radici della negatività di ciò che spesso osserviamo al cinema: è piuttosto un lavoro di sciatteria, di comodo e di asservimento al capitale quello che genera prodotti blandi, posticci e plasticosi, tanto da aver abituato lo spettatore a pensare che 150 o 200 milioni di dollari forse non bastano per creare un’opera fantascientifica che sia propriamente detta. Dune in quanto opera cinematografica e Dune – Parte 2 come film mettono finalmente la parola “fine” a questo falso credo, rendendo grazie a Frank Herbert e dimostrando al mondo (anche dell’industria) come un blockbuster si realizza. Ed è anche per questo che sì, il film può definirsi un capolavoro.

Dune - Parte 2
Dune – Parte 2
10 / 10

Dune - Parte 2 è il secondo film di Denis Villeneuve che adatta il primo romanzo scritto da Frank Herbert, nonché principale del Ciclo di Dune. Con Timothée Chalament e Zendaya nel ruolo di protagonisti.

Data di rilascio:

28/02/2024

Regia:

Denis Villeneuve

Cast:

Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson, Javier Bardem, Florence Pugh, Christopher Walken, Stellan Skarsgard, Dave Bautista, Austin Butler, Anya Taylor-Joy

Genere:

Sci-fi

PRO

L’incredibile lavoro di world building
La scrittura del film e l’utilizzo del tema della religione
Tutti gli aspetti tecnici, dalla colonna sonora alle scenografie
Le interpretazioni, su tutte quella di Rebecca Ferguson
Nessuno