Cerca
Close this search box.

Recensione – The Zone of Interest, il film di Jonathan Glazer premiato a Cannes76

Dopo 10 anni di attesa, Jonathan Glazer torna alla regia con uno dei film più attesi dell’anno: The Zone of Interest.
L'ultimo film diretto da Jonathan Glazer, The Zone of Interest

SCHEDA DEL FILM

Titolo del film: The Zone of Interest
Genere: Drammatico
Anno: 2023
Durata: 105′
Regia: Jonathan Glazer
Sceneggiatura: Jonathan Glazer
Cast: Sandra Huller, Christian Friedel, Medusa Knopf, Daniel Holzberg, Sascha Maaz, Max Beck, Wolfgang Lampl, Ralph Herforth, Freya Kreutzkam
Fotografia: Lukasz Zal
Montaggio: Paul Watts
Colonna Sonora: Mica Levi
Paese di produzione: Regno Unito, Polonia

La recensione di The Zone of Interest, l’ultimo film diretto dal regista britannico Jonathan Glazer (Under the Skin), vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes76 e presente nella sezione Best Of alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Di seguito, ecco trama e recensione del film.

La trama di The Zone of Interest, film diretto da Jonathan Glazer

Prima di passare all’analisi e recensione del film, è bene spendere anche qualche parola sulla sua trama, per dare contesto: The Zone of Interest è ambientato durante la seconda guerra mondiale e segue la vita quotidiana della famiglia Höss, che vive in una bella casa di campagna in riva al fiume e si comporta come qualsiasi altra famiglia, se non fosse per il fatto che la loro abitazione si trova esattamente accanto al campo di concentramento nazista di Auschwitz. La loro quotidianità andrà dunque ad intrecciarsi con il periodo storico, grazie anche e soprattutto alla figura del padre di famiglia, Rudolf Höss– personaggio realmente esistito – membro delle SS e primo comandante del campo di concentramento stesso.

Una scena di The Zone of Interest, l'ultimo lavoro di Jonathan Glazer

La recensione di The Zone of Interest: Jonathan Glazer e l’arte della sottrazione

Che Jonathan Glazer sia un regista speciale, non lo scopriamo di certo oggi. Dal suo meraviglioso debutto con Sexy Beast all’inizio del secolo al film che lo ha consacrato – Under the Skin, con Scarlett Johansson – passando per il sottovalutato Birth ed i suoi cortometraggi The Fall e Strasbourg1518: il lavoro del regista britannico ha sempre dato l’idea di essere fin troppo grande per essere confinato al solo cinema, ad una sola forma d’arte, dunque non sorprende che si sia occupato anche di videoclip, di cui ha scritto a suo modo una pagina di storia collaborando con Massive Attack e Radiohead. Dopo 10 anni di latitanza, Glazer torna dunque con un nuovo lungometraggio – The Zone of Interest – presentato in anteprima al 76esimo Festival di Cannes e presente alla 18esima Festa del Cinema di Roma nella sezione Best Of

 

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Martin Amis, The Zone of Interest è probabilmente il film più moderno e contemporaneo che si possa vedere nel 2023 ed il fatto che lo sia trattando una tematica difficile e complessa da riportare su schermo come l’Olocausto, riesce subito a darci un’idea della portata di quest’opera. Glazer sembra rigettare un approccio spielberghiano ed abbracciare invece il pensiero di Stanley Kubrick, che era rimasto interdetto da Schindler’s List perché riteneva fosse un film sul successo, mentre l’Olocausto era un fallimento per l’intera umanità. Al di là di un discorso che scende inevitabilmente nel soggettivo e nelle interpretazioni – legittime – che ogni spettatore si può fare su ogni opera, Jonathan Glazer richiama Kubrick anche da un punto di vista tecnico, dando l’idea di essere uno dei pochissimi autori che sa guardare al lavoro del regista newyorkese. L’approccio di Glazer resta però originale ed autoriale e, nonostante richiami moltissimo Il Nastro Bianco di Michael Haneke, appare come un vero e proprio unicum nella cinematografia mondiale odierna

 

Jonathan Glazer ci parla infatti di Olocausto senza mai mostrarlo davvero, decidendo di lasciarlo come sfondo a quello che è il vero cuore della narrazione, ovvero la storia della famiglia Höss ed i problemi della loro quotidianità, dove il lavoro del protagonista maschile Rudolf Höss – membro delle SS e primo comandante del campo di concentramento di Auschwitz – non è che un lavoro come un altro. L’Olocausto è stato uno degli avvenimenti più spaventosi nella storia dell’umanità, talmente brutale da essere impossibile da trasporre perfettamente su schermo. La scelta di Glazer è dunque quella di lavorare di sottrazione, essere minimali, a tratti grotteschi, con movimenti di macchina ridotti all’osso e mostrando i vari personaggi che fanno giardinaggio, chiacchierano del più e del meno, fanno il bagno in piscina e giocano tra di loro. Un film che a tratti può apparire quasi più come una commedia che come un dramma, ma la drammaticità del tutto è invece costantemente presente, con i due protagonisti che sembrano essere i veri condannati perché condannati dalla storia stessa e la totale assenza di primi piani pare andare proprio in questa direzione, perché l’obiettivo della macchina da presa è l’occhio di un mondo che non dimentica, che osserva ciò che accade fino al punto di credere che, se mai ci fosse stato un primo piano di Rudolf o Hedwig Höss, essi avrebbero abbassato lo sguardo.

 

Non solo Rudolf e Hedwig però perché anche i loro figli, nonostante non abbiano colpe concrete, sembrano appaiono come dei condannati. Un momento dolce ed intimo come può essere quello di un padre che legge una favola ai propri figli per farli addormentare, si traduce quasi in un incubo per loro, con delle sequenze girate in bianco e nero con camere termiche che raccontano sì di una bambina che aiuta i deportati, ma che per i figli degli Höss sembrano un oscuro presagio di sventura. Si condanna dunque una famiglia ma non perché unica colpevole di questa tragedia ma perché, molto più semplicemente, la storia è sulla famiglia Höss che si concentra. The Zone of Interest è dunque un capolavoro, un film che riesce ad essere moderno nonostante sia ambientato durante la seconda guerra mondiale e che ricorda a tutti quanto Jonathan Glazer sia importante nella cinematografia mondiale.

Voto:
5/5
Arianna Casaburi
5/5
Christian D'Avanzo
4.5/5
Alessio Minorenti
4.5/5
Data di rilascio:
Regia:
Cast:
Generi:

PRO