Articolo pubblicato il 6 Ottobre 2024 da Giovanni Urgnani
Presentato in anteprima alla settantatreesima edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino nella sezione Berlinale Special Gala, distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 9 marzo 2023. Scritto e diretto da Andrea Di Stefano, la fotografia è curata da Guido Michelotti mentre la colonna sonora è composta da Santi Pulvirenti. Il cast è composto da: Pierfrancesco Favino, Linda Caridi, Antonio Gerardi, Fifi Wang, Pang Bo, Camilla Semino Favro e Francesco Di Leva.
La trama de L’ultima notte di Amore, diretto da Andrea Di Stefano
Di seguito la trama ufficiale de L’ultima notte di Amore, diretto da Andrea Di Stefano:
“Franco Amore vive a Milano, è innamorato di sua moglie Viviana e per 35 anni ha servito lo Stato con orgoglio e giustizia. Non ha mai sparato a un uomo, ha sempre creduto nell’onestà e l’ha perseguita con integrità. Lui stesso si è sempre autodefinito una persona onesta. Fino a quel momento il suo pensiero era rivolto al giorno dopo, a quando avrebbe dovuto salutare tutti con un bel discorso di addio in occasione del suo pensionamento. Ma quella notte, l’ultima di servizio, metterà in discussione tutto. Il suo amico Dino, nonché suo partner da diversi anni, rimane ucciso per un affare di diamanti.“

La recensione de L’ultima notte di Amore, con Pierfrancesco Favino
Già dal titolo si può riscontrare il primo motivo d’interesse poiché giocando con il suo significato ramificano diverse possibilità d’interpretazione: la più semplice è quella presentata dall’incipit, l’ultima notte di lavoro per il protagonista ad un passo dalla pensione, l’atto finale di una carriera immacolata ma proseguendo più a fondo la fine non potrebbe riguardare soltanto la carriera, ciò però non è dato saperlo. Ampliando la sfumatura del sostantivo “amore” invece che intenderlo come cognome del personaggio interpretato da Favino assume il connotato di sentimento che in poche ore viene completamente stravolto. L’identità della pellicola è chiarissima fin dai primi fotogrammi, infatti dall’inizio alla fine vuole essere un prodotto commerciale per il grande pubblico, un cinema popolare d’intrattenimento semplice ma efficace. Innanzitutto, si punta su un canovaccio ben noto al pubblico generalista: una missione semplice che sulla carta dovrebbe svolgersi in maniera liscia e senza problemi ma che immancabilmente tutto ciò che potrebbe andare storto avviene e la situazione sfugge di mano nel peggiore dei modi.
La scelta di casting vira su una star tra le più mainstream degli ultimi dieci anni nel panorama italiano insieme a Toni Servillo, accentrando la pellicola su di lui, sul suo carisma e sulla sua corporalità; le canzoni non originali testimoniano una scelta precisa, assecondando i generi più in voga del momento così da rendere l’atmosfera familiare anche per un target più giovane; una tecnica di alto livello per mantenere alta la soglia d’ attenzione, in particolare nei momenti che precedono un twist importante. Quest’ultima è sicuramente l’aspetto di punta del lungometraggio, le soluzioni visive sono diverse e ricercate. Ad ogni inquadratura è evidente l’intento di conferire un’anima magniloquente alla messa in scena, ogni virtuosismo possibile è sfoggiato al fine di garantire allo spettatore un’esperienza immersiva, convinto oggigiorno che per i film nostrani ciò sia ormai impossibile.
