In occasione del 40esimo anniversario della casa di produzione, arriva nelle sale italiane a partire dal 5 marzo grazie a The Walt Disney Company Italia il 30esimo lungometraggio Pixar. Jumpers – Un Salto tra gli Animali segna il debutto di Daniel Chong, qui anche sceneggiatore insieme a Jesse Andrews, mentre il veterano Pete Docter ricopre il ruolo di produttore al fianco di Peter Sohn, Nicole Paradis Grindle e Kiri Hart. La trama del film segue Mabel, una giovane adolescente che ama gli animali e la natura e che diventa una piccola attivista che mette i bastoni fra le ruote al Sindaco Jerry Generazzo. Giunta ormai all’università, Mabel scopre che la sua professoressa ha scoperto una tecnologia che permette di far “saltare” la coscienza umana in quella di animali robotici con un meccanismo che ricorda quello di Matrix ed è proprio in questo modo che scoprirà l’essenza del mondo animale, l’importanza di preservare e rispettare l’ambiente e la necessità di riappropriarci di noi stessi, lasciando da parte una trasformazione che sembra più un’involuzione che evoluzione del genere umano.

La recensione di Jumpers – Un Salto tra gli Animali, il nuovo film Pixar
Trentesimo lungometraggio e quarantesimo anniversario di nascita: con l’uscita nelle sale di Jumpers – Un Salto tra gli Animali, Pixar festeggia contemporaneamente due risultati storici. Eppure, più che pensare al debutto di Daniel Chong, la mente non fa che tornare a quella magia che si creò tra la metà degli anni ’90 e il primo decennio degli anni 2000 quando, finalmente, qualcuno fu in grado non solo di contrastare ma anche di superare il colosso Disney con alcuni tra i più grandi film d’animazione di sempre. Altri tempi, certo. Tutta colpa della nostalgia, può darsi. Fatto sta che, per quanto Jumpers sia un film tutt’altro che da buttare via, viene il magone a pensare al tracollo che la Pixar ha avuto negli ultimi anni, al modo in cui – anche loro – hanno finito per essere “disneyzzati”, appiattire il proprio stile, diventare neutri, sciapi e, forse, non credere più nella loro stessa creatura.
Forse invece non sono loro a essere cambiati, ma la società. D’altronde, lo hanno esplicitamente detto loro stessi: senza Inside Out 2 la bancarotta sarebbe stata quasi inevitabile e rischiare con nuove IP non è più cosa, motivo per cui, nei prossimi mesi e anni, in sala arriveranno Toy Story 5, Gli Incredibili 3 e addirittura Coco 2. Eppure, per quanto fosse un’altra epoca, i prodotti originali Pixar hanno sempre fatto breccia nel cuore di grandi e piccoli e, forse, con l’addio di John Lasseter e i tanti cambiamenti sia al vertice che tra i nuovi registi, si è semplicemente abbassato il livello, perché Elemental è un prodotto originale, così come Onward, Luca, Red o Elio, tutti usciti negli ultimi cinque anni.
Ecco allora che parlare di Jumpers ci aiuta a capire meglio cosa è successo, perché il film di Daniel Chong incarna tutti i pregi e i difetti di cui stiamo parlando. Per quanto sia ormai cambiato il design dei personaggi, il livello tecnico delle animazioni resta di grandissimo livello, le gag funzionano e la musica accompagna in maniera buona un racconto che, come (quasi) sempre, fonda le proprie radici nel sociale, mandando un messaggio giusto e positivo e riuscendo anche a creare alcuni momenti di tensione. Perché allora non riusciamo ad essere entusiasti? Innanzitutto, è una questione di pubblico. La forza della Pixar è sempre stata quella di parlare ai bambini come fossero adulti e agli adulti come fossero bambini, riuscendo a creare opere che fossero perfettamente godibili da entrambi e confezionando veri e propri film evento capaci di trascinare le famiglie in sala. Jumpers, per quanto sia positivo il messaggio ambientalista che lancia, parla solamente ai più piccoli. In secondo luogo, siamo ormai condannati a vedere film in cui i cattivi non esistono più e, se la Disney ormai è un morto che cammina, la Pixar sta in piedi per miracolo. I tempi di Frollo, Ursula o Hopper sono ormai finiti e si è ormai passati ad approcciare i film più come prodotti di consumo che come arte e per carità, anche prima l’obiettivo era incassare, ma le ragioni erano di certo diverse. Jumpers diverte e vale la visione, ma è anche un’opera nata morta e che, nel miglior caso possibile, verrà ricordata fino a giugno, quando si tornerà dalla gallina dalle uova d’oro Toy Story. Progetti usa e getta in un’epoca in cui l’obiettivo non è più nutrire mente e cuore ma solamente lo stomaco, con la nostra contemporaneità che ci sta ormai portando ad abituarci alla mediocrità, a non chiedere di più, ad accettare tutto passivamente. Che peccato e sì, che nostalgia.







