Rental Family – Nelle Vite degli Altri: un viaggio tra legami in affitto e identità sospese

Brendan Fraser, dopo la vittoria nel 2022 del premio Oscar, torna protagonista in “Rental Family – Nelle Vite degli Altri” di Hikari. Ma qual è il risultato del film e, soprattutto, vale la pena vederlo?
Rental Family - Nelle Vite degli Altri di Hikari

Dopo la presentazione in anteprima in Italia all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, dal 19 febbraio 2026 è disponibile nelle sale italiane Rental Family – Nelle Vite degli Altri. Si tratta di una pellicola realizzata in co-produzione tra Stati Uniti e Giappone, co-scritta e diretta da Hikari, conosciuta anche come Mitsuyo Miyazaki. La cineasta giapponese firma una sorta di dolce poesia che mescola culture differenti con un cast internazionale capitanato dall’attore premio Oscar Brendan Fraser. Di seguito la trama e la recensione di Rental Family – Nelle Vite degli Altri

La trama di Rental Family – Nelle Vite degli Altri con protagonista Brendan Fraser

Phillip Vandarploeug, interpretato da Brendan Fraser, è un attore americano che vive oramai da qualche anno in Giappone, ma da tempo fatica a trovare ruoli in film o serie televisive. L’unico riconoscimento ottenuto resta un vecchio tormentone pubblicitario riguardo un dentifricio, ma un giorno, preso dalla disperazione, accetta un nuovo lavoro presso la Rental Family, una particolare agenzia che fornisce attori e attrici che possano rivestire i panni di familiari o amici su richiesta. Nonostante la presunta assurdità dell’idea principe dell’azienda giapponese, Phillip in poco tempo finisce per assumere il ruolo di “gaijin di rappresentanza”. Tra fingersi un fidanzato, un padre o semplicemente un amico, l’attore americano comincia a stringere dei veri e propri legami con i suoi clienti, ma qual è il confine che non può oltrepassare ed oltre il quale non può realmente spingersi?

Rental Family - Nelle Vite degli Altri di Hikari
Immagine tratta dal film “Rental Family – Nelle Vite degli Altri”, dal 19 febbraio al cinema.

La recensione di Rental Family – Nelle Vite degli Altri, il film con Brendan Fraser

Attraverso una dolcezza unica ed un fascino poetico prende forma una storia sulla solitudine, la perdita e lo storico confronto tra finzione e realtà, grazie in primis ad una messa in scena che sprigiona una delicatezza quasi disarmante da parte di Hikari, regista, sceneggiatrice e fotografa giapponese al suo secondo lungometraggio. Rental Family – Nelle Vite degli Altri parte dal tema delle famiglie a noleggio, una pratica o servizio attivo in Giappone fin dagli anni ’90 e che, proprio come racconta anche il film, fornisce alle persone degli attori che possono interpretare parenti, amici o colleghi sia per semplice compagnia o svago, ma anche per eventi o cerimonie. Insomma, la creazione di vari legami in affitto realizzati nel tentativo di aiutare e porre fine a problematiche di vario genere. 

La cineasta, nel raccontare di questo servizio, sceglie di concentrare il focus della storia su Phillip, questo attore americano interpretato da un meraviglioso Brendan Fraser, attore totalmente rinato dopo la vittoria del premio Oscar per il miglior attore protagonista in The Whale (2022). L’attore hollywoodiano porta in scena un uomo quasi allo sbando che, giorno dopo giorno, fatica sempre di più a trovare il suo posto nel mondo, tanto da scegliere di trasferirsi addirittura in Giappone. Nel corso degli anni, nonostante agli occhi di chi lo circonda resti sempre uno “straniero”, Phillip si è ambientato, imparando anche la lingua e cercando continuamente di trovare la parte o il ruolo giusto per rilanciare o dare effettivamente uno slancio alla sua carriera professionale, ma dietro l’angolo lo aspetta qualcosa che potrebbe cambiare davvero la sua vita

In un Giappone perfettamente fotografato, grazie anche ad una toccante colonna sonora, Hikari riesce ad inquadrare il confronto tra culture, usi e costumi differenti con l’obiettivo di prendere le distanze allontanandosi dai classici luoghi comuni. La pellicola risulta fin dal primo istante un racconto dall’atmosfera e dai temi toccanti, ma l’unica cosa che manca per davvero al film è una storia meno semplice ed in parte scontata perché alla fine non riesce a sprigionare quell’originalità che avrebbe giovato tantissimo al flusso narrativo e la forza di questo racconto comunque poetico. Per assurdo Rental Family, nonostante questa sua mancanza, riesce a regalare al pubblico quella sensazione di calore attraverso più storie nella storia. 

Due sono le situazioni in particolare che finiscono per farla da padrone: il ruolo del papà per la piccola Mia (Shannon Mahina Gorman), una bimba che ha bisogno della figura paterna per poter essere ammessa ad una rinomata scuola privata, ma anche il reporter di una rivista internazionale che vuole intervistare l’anziano Kikuo (Akira Emoto), nel tentativo di realizzare l’ultimo desiderio di un uomo, un ex-attore, affetto da demenza senile. Due dinamiche diverse, ma molto simili, dove Philip finisce per giocare un ruolo molto importante, tanto da spingersi in entrambi i casi oltre, oltrepassando quel confine che segna un limite ed una netta distinzione tra finzione e realtà. 

Il dilemma morale gioca proprio su questo: trovare la giusta via, o meglio, quella più efficace che possa fungere da veicolo di emozioni e sentimenti, senza perdersi in qualcosa di troppo artefatto. Fraser, in questo suo effettivo rilancio di una carriera che sembrava finita dopo il grande successo della trilogia de La Mummia (1999-2008), regala una prova incredibile, rubando la scena anche all’ottimo cast di contorno composto da Takehiro Hira, Mari Yamamoto, Shannon Mahina Gorman, Akira Emoto, Shino Shinozaki, Kimura Bun e Helen Sadler. L’attore riesce ad incanalare quasi alla perfezione tutte le problematiche di un personaggio che appare quasi bloccato da una corazza invisibile, ma che proprio grazie a questo nuovo lavoro riesce a trovare la sua dimensione, forse fin troppo visto che quando arriva il momento di terminare il lavoro la dinamica non è così semplice. 

Rental Family - Nelle Vite degli Altri di Hikari
Immagine tratta dal film “Rental Family – Nelle Vite degli Altri”, dal 19 febbraio al cinema.

Rental Family – Nelle Vite degli Altri: un viaggio tra legami in affitto ed identità sospese

Tra interazioni, momenti di lucidità profondi ed estremamente emotivi prende vita Rental Family – Nelle Vite degli Altri, un viaggio tra legami in affitto ed identità sospese, ricco di sfumature e che non nasconde quel lato più emotivo, anzi tenta in tutti i modi di esaltarlo, senza risultare fuori luogo o troppo eccessivo. Attraverso ruoli diversi il film analizza quel confine morale molto labile che finisce per porre più di qualche domanda non solo nello stesso protagonista, portando lo spettatore ad immergersi totalmente nel racconto, grazie ad una serie di scambi e primi piani sui volti di un cast che sprigiona un’ottima chimica. In un mondo dove a prevalere sono le bugie, la finzione, l’interpretare un ruolo predefinito, Rental Family dimostra che nella sua forse troppa semplicità riesce comunque a riflettere e far riflettere non solo su determinate dinamiche sociali, ma anche nel profondo dell’animo di ogni singolo essere umano

Rental Family - Nelle Vite degli Altri di Hikari
Rental Family - Nelle Vite degli Altri
Rental Family – Nelle Vite degli Altri

Un attore americano tenta di fare fortuna oltreoceano ed ottiene per puro caso un contratto presso una particolare agenzia giapponese. Nell’aiutare le persone finisce per immergersi nel loro universo iniziando a stringere legami autentici che confondono i confini tra la finzione e la realtà.

Voto del redattore:

7 / 10

Data di rilascio:

19/02/2026

Regia:

Hikari

Cast:

Brendan Fraser, Takehiro Hira, Mari Yamamoto, Shannon Mahina Gorman, Akira Emoto, Shino Shinozaki, Kimura Bun e Helen Sadler

Genere:

Drammatico, Commedia

PRO

Brendan Fraser che riesce a veicolare lo spirito del film grazie ad un’incredibile performance
Una messa in scena delicata che restituisce valore al lato più emotivo della pellicola
Un’ambientazione avvolgente che da semplice sfondo finisce per essere un elemento importante del racconto
Una storia che non sprigiona originalità fino in fondo e dove manca quel guizzo in più per elevare l’intero film