Dopo lo straordinario successo di KPop Demon Hunters, la Sony Pictures Animation torna con un nuovo film che, stavolta, viene distribuito esclusivamente nelle sale cinematografiche. Tuttavia, l’ambizioso studio d’animazione continua a essere degno dell’attenzione che gli è stata riservata negli ultimi anni? Non resta che scoprirlo con il loro ultimo lungometraggio che questa volta tocca temi sportivi. A seguire, la recensione diGoat: Sogna in Grande, diretto dalla coppia di esordienti Tyree Dillihay e Adam Rosette.
La trama di Goat – Sogna In Grande
Il nuovo film della Sony Animation è largamente ispirato a Funky Dunks, scritto daChris Tougas. Gli autori hanno infatti preso spunto dalla civiltà animale antropomorfa dello scrittore per concentrarsi unicamente su una squadra di basket. Il film infatti presenta la seguente trama:
Will, una piccola capra con grandi sogni, ha improvvisamente l’occasione di entrare nella lega professionistica di pallaruggente, uno sport ad alto tasso di adrenalina che rappresenta la versione animale del basket ed è dominato dalle creature più veloci e grandi del pianeta. Grazie a un video diventato virale, Will ha attirato l’attenzione del CEO della squadra dei Thorns, ora nel suo periodo peggiore. Will è emozionato anche perché il capitano della squadra è la pantera Jett Filmore, la sua giocatrice preferita fin da quando era bambino. I suoi nuovi compagni, tuttavia, non sono esattamente entusiasti all’idea di avere una capretta in squadra, poiché nessun altro membro della sua specie ha mai giocato a causa delle dimensioni troppo piccole. Ma Will è deciso a dimostrare, una volta per tutte, che anche i “piccoli” sanno lasciare il segno.

La recensione di Goat – Sogna In Grande
Goat: Sogna in Grande riprende lo stesso stile animato rivoluzionario lanciato da Spider-Man: Un nuovo Universo, adottando un misto di animazione 2D e 3D che si intrecciano in un cel shading capace di offrire uno spettacolo straordinario. La cinepresa virtuale segue i giocatori di basket con un dinamismo che immerge nelle partite, conil campo di gioco che si deforma grazie all’utilizzo creativo di lastre di ghiaccio o di suoli che crescono tra terremoti ed eruzioni vulcaniche. Space Jam: New Legends fu criticato per l’introduzione di elementi videoludici che allontanavano la sensazione dello sport originale, mentre qui ogni elemento animalesco è un’estensione che rende il gioco più divertente, attraverso un colossale trionfo visivo in pop art ispirato a elementi fumettistici fuori di testa e capace di competere con gli anime più eleganti, dai quali non è difficile cogliere l’ispirazione. Non manca inoltre l’unione con altre forme audiovisive, ossia videoclip, spot pubblicitari, meme e persino video su TikTok. Questo non solo permette una migliore immedesimazione nei giovani che trovano familiare tale mondo, ma evidenzia anche quanto la viralità possa arrivare all’improvviso e influenzare in modo incredibile la percezione sociale e il linguaggio comune.
Il film ingloba questo linguaggio extracinematografico e lo espande con soluzioni visive incredibili che lo rendono cinematografico a sua volta, dimostrando non solo la potenza del grande schermo — capace di racchiudere influenze provenienti da altri settori — ma soprattutto la fluidità degli animatori che, tramite la loro matita (reale o virtuale che sia), rendono omogenea un’unica elegante scia arcobaleno, la quale, in live action, rischierebbe maggiormente di diventare un pastrocchio di colori incontrollabili. L’influenza di Zootropolis è palese, e il modo in cui la città si adatta ai numerosi animali è assolutamente esilarante: pappagalli romantici che si passano i popcorn in bocca allo stadio, struzzi che nascondono la testa ogni volta che si vergognano e criceti che continuano a parlare anche dopo essere stati coperti da nastri adesivi per i buchi da loro causati nelle pareti. Oltre alle gag divertenti, è da lodare la gestione della fisicità degli animali, tra scontri di corpi la cui massa fa tremare lo schermo (il sonoro è eccellente) e una velocità che fa sembrare il film in 3D anche senza occhiali. Il montaggio è frenetico e funziona bene, anche se il combattimento finale, pur ricco di pathos, risulta troppo corto rispetto alle premesse. Da lodare inoltre il doppiaggio italiano, con voci perfette per i personaggi, compresi i cameo del telecronista Pierluigi Pardo e del calciatore Alessandro Fiorenzi.

Se l’influenza di Zootropolis è evidente, lo è anche quella di Kung Fu Panda. Nel film DreamWorks Animation, il protagonista Po viene sottovalutato da tutti poiché un panda, essendo fisicamente poco agile, non può praticare il kung fu. Qui il protagonista Will viene sottovalutato perché, essendo una capra troppo piccola, non può praticare la pallacanestro. È la storia di un emarginato che si impegna fin dalla tenera età e viene giudicato unicamente per il proprio aspetto. Da qui è evidente anche l’ispirazione alla trama di Rocky: un individuo povero e sconosciuto che viene preso in considerazione dai piani alti soltanto per fare spettacolo, salvo dimostrare di poter tenere testa ai più grandi campioni. La trama quindi non è tra le più originali, ma gli elementi di base appartengono a riflessioni umane immortali che devono continuare a essere raccontate alle future generazioni, cosa che questa opera animata fa egregiamente. Will è uno splendido personaggio che racchiude la spontaneità di un giovane cresciuto nei bassifondi, attento alle sensazioni degli altri perché sa perfettamente cosa significhi essere messo da parte. La sua condizione di capra è collegabile a qualsiasi persona esclusa dal proprio ruolo per via della propria etnia o del proprio orientamento.
Non è un caso che Will venga inizialmente escluso dal campo del suo quartiere perché “i più piccoli non giocano”, proprio come accadeva quando inizialmente alcune persone non potevano praticare sport per il colore della loro pelle (prima che ovviamente le cose cambiassero). Eppure, nel momento in cui Will dimostra di saper giocare in campionato, gli ex bulli del quartiere accolgono anche dei coniglietti in campo. Se lo sport cambia, cambiano anche le persone. I giocatori diventano fonte d’ispirazione non solo per chi sogna di emergere, ma anche per costruire una società migliore. Il film è ancora più esplicito mostrando una squadra il cui capitano è una campionessa donna (che guarda caso è una pantera nera): non ci sono differenze tra sessi, ma giocano tutti insieme, diversamente dalla realtà, dove maschi e femmine disputano tornei separati e le seconde continuano spesso a ricevere molta meno attenzione dal pubblico. La compattezza della squadra non cancella l’individualismo: Will non ha bisogno di superare un avversario alto il triplo di lui se può inventare un lancio lungo, perché gioca a modo suo. Persino il suo urlo di battaglia, che richiama il verso di una capra, diventa il manifesto della propria identità, perché per lui significa tutto anche se per altre persone appare tutto tranne che un urlo. È importante credere nella propria squadra così come nei giovani, tema evidenziato anche dalle scene con la madre deceduta di Will, toccanti e mature.

L’unione generazionale di Goat – Sogna In Grande
Jett Fillmore è una giocatrice a pezzi, perché dopo tanti risultati straordinari non è più riuscita a ritrovare il sentiero per poter vincere le partite. Per questo motivo è estremamente realistico il modo in cui lei all’inizio sia totalmente gelosa di Will, mostrando un sentimento in cui vedere le nuove generazione emergere aumenta l’insicurezza di chi gioca da molto più tempo e si sente ormai un giocattolo rotto da buttare via perché troppo vecchia. La paura di essere disprezzati per il fallimento cresce, trasformando tale paura in una disperata ricerca d’attenzione che oscurai bisogni di tutti gli altri. Gli altri membri della squadra — un gorilla che è il padre di due bambine, una giraffa che ama sfogarsi nella musica, uno struzzo che ha paura di essere giudicato da internet e un komodo fiero di essere bizzarro — hanno difficoltà ad emergere perché Jett non permette loro di esprimersi a causa dei suoi schemi di gioco che mettono troppo in evidenza lei. Le persone spesso pensano che concentrarsi unicamente sui propri obiettivi sia l’unico modo per fronteggiare un mondo cinico, ma se si lascia esprimere gli altri automaticamente ci sarà più compattezza anche con sé stessi, perché l’unione di più forme di espressione aumenta il benessere di tutti.
Attraverso questo ragionamento, il film non mostra una nuova generazione che sostituisce la vecchia, bensì l’unione tra le due che usano i loro elementi migliori per superare tutte le difficoltà. Non è un caso infatti che Jett, che ha passato troppo tempo chiusa nella sua casa di lusso a spaventarsi dei giornalisti e delle opinioni dei social, apra gli occhi quando Will le mostra dei semplici cittadini, ispirati dalla sua bravura, che vanno avanti nella loro vita anche grazie a lei che gioca con grande intensità. La possibilità di migliorare gli altri è aiutata dai ceti bassi che riescono ad intrecciarsi ai ceti più alti. Infatti Mane Attraction, il campione della squadra avversaria che sfida Will, èlo specchio di quello che sarebbero quest’ultimo e Jett se rinunciassero completamente al proprio amore per il gioco: un ricco borioso che usa lo sport solo per evidenziare i suoi pettorali, come dimostrano le scene in cui viene preso in giro per la sua acconciatura usata soltanto per essere alla moda, oppure quando usa la trap unicamente per umiliare Will, diversamente dalla trap della giraffa Lenny che la usa per sostenere la sua squadra. A Mane si aggiunge Flo, la proprietaria della squadra che ingaggia Will soltanto perché è divenuto virale su internet e alla quale non interessa se la squadra vince o perde, poiché il suo unico obiettivo è arricchirsi infischiandosi di ogni bisogno dei giocatori. Le unghie ben curate di una donna capitalista vengono sbeffeggiate al contrario di chi usa lo sport e l’arte per esprimere sé stesso e per dare speranza agli spettatori, un premio più importante di qualsiasi trofeo o somma in denaro: gli applausi a Jett dopo aver subito un fallo formano una scena straordinaria.

Goat: Sogna In Grande è un film che riprende stilemi molto classici e li lancia sul campo con una potenza energica incredibile. Lo spettacolo è assicurato grazie ad una regia perfetta, mai dialoghi umani e la simbologia politica, unita a delle gag esilaranti, crea una storia perfetta per i piccoli ed ancora più matura per gli adulti. Si tratta dell’ennesima conferma che la Sony Pictures Animation ha raggiunto un periodo che è paragonabile ai primi anni della Pixar ed ai primi anni della Dreamworks, continuando a sfornare opere che sono destinate a lasciare un’impronta indelebile che continuerà ad influenzare l’animazione negli anni a venire. Tutti questi elementi non solo lo inseriscono tra i migliori film animati degli ultimi anni, ma anche tra i migliori film sportivi di sempre.







