Tra i film candidati agli Oscar 2026, Hamnet – Nel nome del figlio è il nuovo film della regista premio Oscar Chloé Zhao con protagonisti Paul Mescal e Jessie Buckley rispettivamente nei panni di William Shakespare e della moglie Anne Hathaway, che traspongono la biografia del Bardo inglese riadattandone l’omonimo romanzo della scrittrice Maggie O’Farrell. Come in altri titoli che si sono ispirati all’opera di Shakespeare, anche in Hamnet, al di là del mero biopic, predomina sicuramente l’aspetto drammatico del trauma del lutto e della perdita del figlio della coppia che si dice abbia dato origine alla tragedia dell’Amleto.
Il parossisimo di questa atmosfera drammatica e carica di pathos è soprattutto rappresentato dalla seconda parte del film (ossia dalla morte del figlio Hamnet in poi) fino a raggiungere l’apice con il finale. Trattando di una figura letteraria conosciuta e celebre a livello internazionale, che sfida il tempo e lo spazio con le sue opere intramontabili che toccano tematiche universali dell’animo umano, era inevitabile che all’interno del film il confine tra la vita e il teatro per descrivere William Shakespeare diventasse labile ai limiti dell’impercettibile. Segue come finisce Hamnet, la spiegazione del finale del film di Chloé Zhao con Paul Mescal e Jessie Buckley nelle sale italiane dal 5 febbraio 2026.
Il finale di Hamnet: come finisce?
Prima di passare alla spiegazione, occorre riportare cosa succede e dunque come finisce Hamnet per poter far comprendere il significato. Nel finale del film, assistiamo alla messa in scena presso il Globe Theatre di Londra della tragedia dell’Amleto scritta e recitata da Will (Paul Mescal) che interpreta il fantasma del padre defunto. Tra la folla degli spettatori vediamo anche la moglie Agnes/Anne Hathaway (Jessie Buckley) insieme al fratello, scettica e refrattaria a ciò che sta accadendo sul palco. Dopo la vittoria di Hamlet in duello che pronuncia l’ultima battuta di chiusura, l’attore porge la mano e Agnes si sporge verso di lui e tutto il pubblico fa come lei. Infine, nell’ultima sequenza del film vediamo Hamlet sostituito sul palco dalla figura del figlio Hamnet che si volta verso la madre e il padre, sorride e varca la soglia del fondale alberato sul palco.
Hamnet: la spiegazione del finale
Dopo aver riportato come finisce, si passa ora alla spiegazione del finale di Hamnet. Innanzitutto, occorre partire dalla didascalia inserita in esergo all’inizio del film in cui si fa una precisione onomastica circa l’interscambialità dei nomi Hamlet/Hamnet all’epoca di Shakespeare. Si dà il caso che Will (Paul Mescal) si ritrova a scrivere la tragedia dell’Amleto successivamente alla morte e alla tragica perdita del figlio Hamnet. Il protagonista della tragedia porta il nome di Hamlet, ma in realtà rappresenta metaforicamente il figlio Hamnet. Ecco perché la stessa Agnes (Jessie Buckley) da un iniziale infastidimento nel sentire un nome simile a quello del figlio durante lo spettacolo, non ne comprende il legame ma poco dopo comincia a ricordarle la storia del suo compianto bambino.
Infatti l’Hamlet attore sul palco, non solo indossa il medesimo vestiario di tonalità azzurro pastello/grigio del figlio Hamnet, ma addirittura compie le stesse gesta che il figlio aveva descritto alla madre di voler fare se mai un giorno avrebbe potuto recitare sul palco insieme al padre. Così Hamlet vince in duello come aveva espresso Hamnet, lo spirito del fantasma del padre (interpretato da Will/Paul Mescal) dichiara di essere morto per avvelenamento in seguito a una risposta del corpo e dei suoi vasi sanguigni che si erano cementificati con gli stessi sintomi come se fosse la peste (la stessa malattia che ha ucciso il figlio Hamnet). Infine, quando Hamlet/attore pronuncia l’ultima frase “il resto è silenzio” prima di morire allungando la mano verso il pubblico, Agnes rivive nuovamente il momento della morte e della perdita di suo figlio Hamnet e le viene come gesto spontaneo di porgere la sua mano e toccarlo come a dirgli di essere accanto a lui, che non è solo. Allo stesso modo, ogni spettatore, trascinato nell’esperienza catartica teatrale, la emula creando un reticolato di mani che lo “tengono in vita”.
In quel momento, appare il vero figlio Hamnet (una sorta di visione/spirito come quello del padre nell’Amleto ma qui in carne e ossa) che guarda suo padre e sua madre sorridendo con le lacrime agli occhi, prima di voltarsi una volta per tutte e varcare definitivamente la soglia – letteraria del fondale dello scenario teatrale / metaforica della vita – che lo divide dal mondo terreno. La metafora del teatro inteso come luogo di passaggio tra la vita e la morte – essere o non essere – era stata già anticipata nel momento della malattia di Hamnet, in cui vediamo la visione del bambino in cui immagina di essere sullo stesso palco usato poi dal padre nel finale ma intravisto da un filtro di un tessuto nero che allude alla morte stessa. Il finale di Hamnet, dunque, non può che essere spiegato grazie alla lettura della funzione catartica del teatro e dell’arte in generale, capace di inscenare e mettere davanti agli occhi i nostri traumi più radicati e dolorosi, solo se si è intenzionati a“tenere il cuore aperto” come continuamente suggerito durante il film. Un’opera che sussurra “guardami”, così come Agnes fa verso Will, Euridice e Orfeo, che sfida la morte perché non ne ha più paura.







