A quasi 30 anni di distanza dal primo film dell’omonima saga, per la regia di Luis Llosa, arriva sul grande schermo la commedia action Anaconda. Il film è il terzo scritto e diretto da Tom Gormican, 3 anni dopo l’istant cult con protagonista Nicolas Cage Il talento di Mr. C, con il quale mostra più di qualche punto di contatto. Riscrivendo completamente il mood del film del 1997, Anaconda vanta anche un vasto cast selezionato per l’occasione, come Jack Black e Paul Rudd, ma com’è l’opera di Gormican? Ecco la recensione del reboot di Anaconda.
La trama di Anaconda, il film reboot con Jack Black
Il talento di Mr. C, del 2022, ha posto immediatamente sotto i riflettori il nome di Tom Gormican, autore statunitense che esordì nel 2014 con la commedia Quel momento imbarazzante. Il film arrivò immediatamente dopo Pig di Michael Sarnoski, titolo che annunciò la “rinascita” della carriera di Nicolas Cage, registrando successivamente a Dream Scenario o Longlegs. Il film del 2022, come accennato, mostra davvero molti punti in comune con questa nuova versione di Anaconda, mettendo al centro della narrazione metacinematografica il rapporto tra Hollywood e lo star-system.
Su sceneggiatura dello stesso regista e Kevin Etten, il film è dunque un reboot del 1997, vedendo qui protagonista una sgangherata troupe cinematografica intenta a girare un nuovo film…proprio un reboot di Anaconda. Dopo aver racimolato qualche fondo Doug, Ronald, Kenny e Claire si recano nella foresta amazzonica in Brasile per realizzare una versione indipendente a basso budget del film. Inutile aggiungere come tutto andrà storto…o forse no.

La recensione di Anaconda: l’importanza dei B-Movie
– Non lo so, lo sceneggiatore non ha mai scritto il terzo atto.
– Cosa? Avete iniziato a girare senza conoscere la fine?
– Benvenuto ad Hollywood fiorellino.
Una delle caratteristiche principali, del c.d. cinema postmoderno, è sicuramente quella di saper e voler “giocare” con il mezzo e la sua storia. Citazioni, camei, incursioni di generi e metacinema, i film e le saghe degli ultimi anni si sono imbattuti spesso e volentieri in queste speciali attrezzature del mestiere. L’ingente produzione del MCU ne è forse l’esempio più lampante, ma naturalmente non l’unico, considerando esempi di franchise come quello del Monsterverse, Il pianeta delle scimmie e la nuova ventata dei Mostri Universal.
Per quanto riguarda il campo da gioco dell’intrattenimento mainstream, siamo quindi ancora nel pieno dell’era di remake, reboot, sequel, prequel ecc…ma l’equazione inizia a riguardare anche realtà più autoriali. Ampio il successo che sta riscuotendo la serie The Studio – ideata ed interpretata da quel Seth Rogen che esordì alla regia con Facciamola finita, un altro bellissimo esempio di metacinema – ma si può pensare anche a Essere John Malkovich e, proprio, Il talento di Mr. C. Ecco arrivare così ad Anaconda, quello che sembrerebbe essere l’ennesimo reboot di un franchise (e forse lo è) ma, questa volta, si arriva ad un approccio diverso dal solito.
La parola d’ordine in questo caso, da incollare al titolo del film, è proprio “B-Movie”, con tutto il pensiero alla base e che ne consegue. Tom Gormican si divertì già con il film del 2022, ma nascondendosi dietro l’esuberanza di Jack Black protagonista, mostra di avere altro da dire. Il regista si diverte così a prendere in giro la serietà ed il giro d’affari hollywoodiano, facendo tornare l’attenzione sulla passione che muove i progetti indipendenti, il “vero” amore verso il cinema.
Questo viene sicuramente rappresentato da quelli che, simpaticamente/immeritatamente, vengono considerati film di serie B (almeno quelli che veramente possono considerarsi tale), spesso e volentieri accomunati dal genere horror. Sono infatti progetti a metà strada tra l’amatoriale ed il professionale, che non rispondono principalmente alle logiche di mercato ma nascono e crescono per via di un’idea, proprio come la reliquia donata al compleanno di Doug, con un “jacksoniano” Jack Black in cabina di regia che rimanda vibes ad un certo Bad Taste.
Certo, si parla sempre di una produzione di un certo peso, con i circa 50 milioni$ di budget e forse soprattutto il finale di Anaconda (che apre una porta che poteva restare chiusa) che fanno comparire qualche smorfia di contraddizione. Ma il cuore che ne fuoriesce dall’opera di Gormican resta alquanto pura ed innocente, con il regista fantoccio Doug che presenta un film qualitativamente discutibile, prodotto in condizioni pericolose, illegale, ma che ha fatto vivere il proprio sogno ai protagonisti. Il “tema” di Gormican è di quelli che arrivano, pur appropriandosi di una macchina contraddittoria – come quella delle importanti produzioni – ma che fa il giro per lasciarsi piacevolmente tradire.
Centrare lo spirito
La versione di Anaconda, firmata Gormican, è dunque uno di quegli esempi di cinema catalogati sotto l’abusata espressione di “lettera d’amore”, in questo caso verso quei sudati progetti dal basso. Una “lettera” comunque divertente e divertita, che indovina in pieno il mood eccentrico e sopra le righe nemmeno preso di striscio dal titolo del 1997. Si azzera dunque la sensazione ti tensione ed orrore, di quel survival-movie con mostroni divoratori, puntando tutto su una comicità chiassosa e vivace.
Un piacevole mood perfettamente incarnato dal carismatico Jack Black, ormai una vera e propria garanzia per prodotto di questo tipo, come lo stesso reboot con Jumanji, Piccoli brividi, Un film Minecraft, ma che ritrova una condizione di dejavu anche con lo splendido Tropic Thunder. Ad accompagnare l’iconico protagonista di School of Rock ci pensa un ridimensionato Paul Rudd (comunque simpatico), Thandiwe Newton, una Daniela Melchior dal perfetto phisique du role da Lara Croft e due divertenti maschere come Steve Zahn e Selton Mello.
Il ritmo funziona, la trama coinvolge nella sua semplicità e nei suoi tocchi di colore, la colonna sonora trascina come sempre nei film dove viene coinvolto Black. In conclusione Anaconda resta uno dei migliori reboot di franchise degli ultimi anni, mettendo d’accordo un’innocua commedia d’azione – volta alla mercato mainstream – con un divertimento autoriale intento ad onorare l’anima dei fin troppo bistrattati B-Movie.




