In un mese, quello di gennaio, così sovraffollato di uscite cinematografiche c’è anche un thriller action fantascientifico: “Mercy – Sotto Accusa”, o più semplicemente “Mercy”, film co-prodotto e diretto da Timur Bekmambetov, cineasta kazako naturalizzato russo che ha raggiunto il successo in patria per l’adattamento della saga fantasy vampiresca scritta da Sergej Luk’janenko, mentre negli States, a Hollywood, debutta nel 2008 con “Wanted – Scegli il Tuo Destino”, film che ottiene un grande risultato al botteghino, anche in Italia. Nel 2026 torna alla regia dopo una pausa di circa cinque anni, anche se nel frattempo ha continuato a produrre diversi titoli. Di seguito la trama e la recensione del suo nuovo film con protagonisti Chris Pratt e Rebecca Ferguson.
La trama di “Mercy – Sotto Accusa” con Chris Pratt e Rebecca Ferguson
Los Angeles, Stati Uniti – anno 2029. Chris Raven (Chris Pratt), un detective e padre di famiglia, al suo risveglio scopre di essere sotto processo per l’omicidio di sua moglie Nicole (Annabelle Wallis). L’uomo è bloccato su una sedia tecnologicamente avanzata, luogo in cui si svolgerà il processo mediante il nuovo sistema giudiziario denominato “Mercy”, un progetto a cui lui stesso ha ampiamente contribuito, sopratutto con il lavoro sul campo. Il procedimento avviene sotto la completa supervisione del giudice Maddox, ovvero Rebecca Ferguson, un sofisticato programma d’intelligenza artificiale con sembianze femminili. L’imputato, volente o nolente, secondo il protocollo, ha a disposizione solo 90 minuti, e tutte le funzionalità dell’IA, per provare la propria innocenza, ma se fallisce il marchingegno su cui è seduto procederà ad un’esecuzione immediata.

La recensione di Mercy – Sotto Accusa, il film di Timur Bekmambetov
Timur Bekmambetov co-produce e dirige un film che mescola thriller ad alta tensione, action e la fantascienza, puntando su un’introduzione ed una prima parte molto immersiva, grazie sopratutto ad un’ambientazione spoglia, ma altamente tecnologica che cattura fin da subito lo spettatore. La scenografia, quasi totalmente in computer grafica, rappresenta uno dei punti forti della pellicola, Alex McDowell, scenografo britannico conosciuto per titoli del calibro di “Paura e Delirio a Las Vegas”, “Minority Report” e “La Fabbrica di Cioccolato”, e lo stesso Bekmambetov, guarda caso diplomato e con una formazione proprio in scenografia, riescono a dare vita ad un luogo asciutto dove, con un ritmo sfrenato, prendono vita e forma ambienti e situazioni che fungono da elemento portante per il processo.
Sulla carta “Mercy” si presenta come un ottimo thriller fantascientifico dispotico, ma più il film prosegue più il pubblico si rende conto che si tratta di un’opera che “gioca” con immaginari e situazioni molto prevedibili viste e riviste, dove quella leggera originalità si perde quasi subito, rompendo quella magia che la sola introduzione portava lo spettatore a ben sperare. Lo scheletro del film si erge quasi interamente sulla messa in scena costruita mediante un continuo susseguirsi di schermi, algoritmi ed elementi legati all’IA, in un lungo confronto tra il protagonista e il giudice digitale. Nonostante il ritmo frenetico che aiuta la narrazione, quell’imprevedibilità creata dal caso di omicidio finisce per passare in secondo piano, dando più spazio al concept e la parte tecnica.
Nel film non mancano ottimi spunti e più di qualche riflessione, ma onestante l’autore finisce ben presto per puntare esclusivamente sull’intrattenimento. Una scelta che, però, in un panorama cinematografico e televisivo attuale dove fioccano titoli di questo genere, risulta poco vincente, visto che altri titoli simili risultano decisamente più profondi e approfonditi. La storia alla base è molto semplice: un uomo, forse ingiustamente, viene accusato di omicidio e finisce prigioniero di un sistema gestito totalmente da un algoritmo, di base imparziale. Lo spunto interessante è legato a come il presunto omicida deve scagionarsi e il fatto che si tratti di un detective aiuta: Chris non ricorda molto di quanto accaduto e l’intero film è una ricostruzione meticolosa di quanto successo.
Dopo un primo approccio spaventato e confuso, il protagonista è costretto a mettere in gioco le sue capacità e il suo istinto da investigatore, conoscendo il progetto dato che ha contribuito alla sua realizzazione. Tra chiamate alla propria partner (Kali Reis), gli amici e conoscenti della moglie e l’utilizzo delle potenzialità dell’IA, prende forma una vera e propria indagine, ma c’è l’inghippo del tempo: Chris ha a sua disposizione solo 90 minuti. Un altro spunto molto interessante, dove la tensione pare farla da padrone, grazie in particolare modo alle performance di due attori, Chris Pratt e Rebecca Ferguson, che si rivelano più che credibili e decisamente in parte, anche se non bastano le loro prove per sostenere l’intero sforzo filmico.

Mercy – Sotto Accusa: può l’IA sostituire l’istinto?
Tra pregi e difetti, “Mercy – Sotto Accusa” è un difettoso tentativo di riflettere sul rapporto tra uomo e tecnologia o macchina, ma anche un presunto dibattito sull’uguaglianza e l’equità legati all’ambito giudiziario, ma alla fine la domanda principale su cui si concentra il film è: può l’IA sostituire l’istinto? L’indagine prende forma a distanza dal protagonista, basandomi praticamente solo sulla sua esperienza sul campo, fattore che porta sempre più in crisi la giudice. Al film manca, però, quel coraggio e quella voglia di approfondire per davvero le varie critiche, chiudendosi con un finale più che prevedibile e scontato, a cui manca quella tanto osannata originalità che nel cinema di puto intrattenimento pare stia svanendo sempre di più.
Attraverso una presunta tensione che non regge l’intera durata della pellicola, tra cliché e banalità, questo thriller action fantascientifico spesso cambia pelle e, involontariamente, si trasforma in un dramma, un’unica corsa contro il tempo dove mancano dei veri colpi di scena, quantomeno che riescano a coinvolgere il pubblico. Il classico esempio di quanto è importante approfondire e non solo accennare riflessioni e tematiche, come il confronto essere umano ed intelligenza artificiale, un tema contemporaneo che, come tanti altri, resta solamente accennato. Un’occasione persa che, nonostante si adagi solo sull’intrattenimento, finisce per perdersi in un mix dove tempo, azione e tecnologia non si amalgamano mai per bene.




