Nel 2007 arriva per Gore Verbinski uno straripante successo, quello per il terzo capitolo della trilogia di Pirati dei Caraibi, arrivando quasi ad 1 miliardo$ al botteghino mondiale. Una saga che, per i risultati raggiunti, ha di fatto aperto (o almeno avrebbe dovuto definitivamente aprire) le porte di Hollywood all’autore venuto dal Tennessee. La Paramount si ritrova così a concedere carta praticamente bianca al regista per il suo prossimo progetto, che avrebbe confermato nuovamente le sue cangianti doti dietro la macchina da presa. Arriva infatti il primo film d’animazione, Rango, coinvolgendo nella lavorazione anche un ormai stretto collaboratore come Johnny Depp. Ecco di seguito la recensione di Rango, il vincitore al premio Oscar nel 2012 al Miglior Film d’Animazione.
La trama di Rango, il film d’animazione premio Oscar di Gore Verbinski
Il film d’animazione Rango nasce da un’idea dello stesso regista Gore Verbinski, di James Ward Byrkit e di John Logan, con quest’ultimo che si sarebbe occupato della sceneggiatura. Il regista arriva così a coronare un suo personale sogno, tenuto nel cassetto per anni soprattutto a causa degli ingenti costi che una produzione d’animazione di questo tipo richiede.
La storia del film ha come protagonista il camaleonte domestico Rango il quale, vissuto da sempre all’interno di un confortevole terrario, si ritrova casualmente a sopravvivere nel deserto del Mojave. Abile affabulatore e grazie ad un gran colpo di fortuna, il pavido eroe riesce a diventare sceriffo della cittadina di Polvere, oppressa dalla siccità. Ora, però, dovrà difendere non solo la sua nuova identità ma anche la città dai banditi, dai cacciatori di taglie e dagli oscuri segreti che la popolano.

La recensione di Rango: la camaleontica identità di Gore Verbinski
Più che per gli aspetti tecnici in sé (ai quali si arriverà a breve), l’analisi più interessante e stimolante circa l’8° film di Gore Verbinski, riguarderebbe proprio il contesto produttivo ed artistico pre-visione. La trilogia di Pirati dei Caraibi è diventata, in poco tempo, un vero e proprio fenomeno globale, grazie ad un cocktail esplosivo di avventura, divertimento e personaggi particolarmente carismatici. Per popolarità ed altri elementi, la saga si è nel tempo indissolubilmente accostata agli altri grandi franchise cinematografici, specialmente nel campo avventura/fantasy.
Quando si pensa al Signore degli Anelli, i primi nomi che saltano in mente potrebbero essere quelli di Tolkien e Peter Jackson; George Lucas per Guerre Stellari; J. K. Rowling per Harry Potter e così via. Difficilmente, ancora oggi, la trilogia di Pirati dei Caraibi viene associata al nome di Gore Verbinski, privilegiando quelli a “buon mercato” come Johnny Depp/Jack Sparrow e gli altri protagonisti del franchise. Si tratta dunque di un autore rimasto per molto tempo nell’ombra, pur essendo promotore di un fenomeno cinematografico da miliardi di dollari. Un autore che, ancora una volta, ha dato prova di reinventarsi continuamente sul grande schermo, cambiando genere di volta in volta, ma rimanendo sempre ancorato al suo personalissimo stile.
Dalla commedia slapstick di Un topolino sotto sfratto al remake dell’horror The Ring, dal dramedy The Weather Man all’avventura fantasy dei già citati Pirati dei Caraibi. Dopo il grande successo della trilogia, Verbinski arriva così a stravolgere nuovamente le carte in tavola, coinvolgendo questa volta il cinema d’animazione. Ancora epica in salsa action-comedy, ancora sabbia e polvere che si mescolano, ancora speciali antieroi (ancora Johnny Depp) ma, in Rango, si entra nel vivo di un filone cinematografico molto amato dal regista.
L’amore verso il western per Verbinski non è mai stato nascosto, non soltanto nel The Mexican del 2001, ma anche la stessa saga dei corsari andrebbe considerata nelle stesse vesti, seppur naturalmente “atipica”. Ecco il western allora, sebbene Rango non voglia reinventare il genere quanto, al contrario, omaggiare la sua storia secolare “rubando” (con assoluta perizia) tutte le sue icone più importanti. Dal The Shakiest Gun in the West di Alan Rafkin all’High Noon di Fred Zinnemann, dall’inestimabile tradizione firmata Sergio Leone alle derive più surreali di Alejandro Jodorowsky in El Topo, il film di Verbinski è un altro cocktail esplosivo di grande cinema.
Si tratta pur sempre di un genere che ha contribuito enormemente a rendere immortale la Settima Arte, sparito dai grandi riflettori da troppo tempo, eccezion fatta per qualche “capolavoro di passaggio”. Fa riflettere come, uno dei migliori film western moderni, sia proprio un film d’animazione, con Verbinski che (almeno sulla carta) uscirebbe dal guscio dell’anonimato. Ecco infatti che, in qualità di produttore, arriva per Verbinski il premio Oscar al Miglior Film d’animazione, facendolo rientrare in una cerchia decisamente ristretta. Rango è infatti il terzo a conquistare il riconoscimento, nel 2012, non rientrando nell’eterna sfida tra Dreamworks e Disney-Pixar, dopo La città incantata di Miyazaki ed Happy Feet di George Miller (seguiranno: Spider-Man – Un nuovo universo, Pinocchio, Il ragazzo e l’airone e Flow).

polvere alla Polvere
Il genere western è proprio la base ed il punto di partenza del film d’animazione di Verbinski. Sudici saloon, cavalcate al tramonto, polvere alla Polvere, ritrovarsi antieroi e difendere una cittadina nella terra senza legge. Attingere a piene mani dal genere non è solo, per l’autore, un’opportunità per onorare la sua storia, ma diventa anche e soprattutto palcoscenico per mettere in scena il suo estro creativo.
Ecco allora che, l’ennesima sperimentazione di Verbinski, riesce ad abbinare la sconfinata libertà artistica che permette il cinema d’animazione, coniugando avventura, azione e commedia. Rango gode infatti di una costruzione grafica impeccabile, particolarmente vivida – nonostante la sua polvere e sabbia – oltre che dinamica. Il film mantiene una struttura narrativa classica ed i rimandi, come detto, sono continui ma, nella sua semplicità, Rango trova il connubio perfetto del cinema di Verbinski tra risate, tonalità dark ed un’epica coinvolgente.
Difficile non rivedere nel rettile protagonista le movenze del Jack Sparrow di Johnny Depp, con il personaggio che, tra cinema e metacinema, incarnerebbe anche le qualità richieste ad un attore nel mondo dello spettacolo. Cambiare abiti, cambiare colore della pelle, cambiare realtà tra live-action ed animazione. Un film che vede poi nel cast i doppiaggio anche: Isla Fisher, Ned Beatty, Bill Nighy ed Alfred Molina.




