Fresco di ben due nomination ai 98° Academy Awards, “Blue Moon” è il nuovo film diretto da Richard Linklater, cineasta statunitense indipendente conosciuto per la famosa trilogia “Prima dell’Alba” (1995), “Before Sunset – Prima del Tramonto” (2004) e “Before Midnight” (2013) che, nel 2014 ha ottenuto il plauso della critica e diversi riconoscimenti, anche agli Oscar, con il coming of age “Boyhood”. Dopo tanti anni d’attesa legati a questo suo ultimo progetto biografico, l’autore americano torna a collaborare con il suo attore feticcio e amico di una vita Ethan Hawke nel tentativo di raccontare la storia del noto paroliere e librettista statunitense Lorenz Milton Hart. Di seguito la trama e la recensione della nuova pellicola di Richard Linklater.
La trama di “Blue Moon” con protagonista Ethan Hawke
Broadway, 31 gennaio 1943. Nel famoso teatro sta andando in scena la prima del futuro e famoso musical “Oklahoma!” e tra il pubblico si scorge anche Lorenz Milton Hart (Ethan Hawke), un paroliere e librettista che, assieme al suo più fidato collaboratore, Richard Rodgers (Andrew Scott), ha realizzato alcuni tra i più grandi musical e diverse canzoni. Larry, però appare un po’ scocciato e poco divertito da questo nuovo musical, un’opera realizzata da Rodgers che per la prima volta collaborare con un altro scrittore, Oscar Hammerstein (Simon Delaney). Tra invidia e dispiacere, Larry si allontana dal teatro prima della fine dello spettacolo, recandosi ad un locale li vicino, il Sardi’s Bar, dove più tardi si terrà una grande festa per celebrare il possibile e sempre più probabile successo del nuovo musical. Hart è così costretto ad affrontare la dura realtà della vita, tra demoni, amori, passioni, alcool e fiumi di parole.

La recensione di Blue Moon, il nuovo film di Richard Linklater
Linklater con “Blue Moon” firma un biopic in piena regola, almeno sulla carta, raccontando sì la storia di un personaggio famoso realmente esistito, ma senza dimenticare di “giocare” con il suo stile e le tematiche a lui più care. Innanzitutto torna a collaborare con il suo grande amico e fidato attore feticcio Ethan Hawke, al loro 9° film assieme, un legame che va oltre il lavoro e il cinema, infatti, alla sceneggiatura di “Blue Moon”, nonostante la firma di Robert Kaplow, l’attore e il regista ci lavorano da diverso tempo, lasciando negli anni più e più note allo sceneggiatore. Come la filmografia del regista texano insegna, non c’è mai bisogno di accelerare troppo i tempi, ma avere pazienza che prima o poi tutti questi progetti, piano piano, prendono vita e forma.
Dopo circa 12 anni, infatti, ecco che “Blue Moon” trova luce verde e si rivela anche un discreto successo di critica. Dopo il passaggio in anteprima alla 75° edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dove si aggiudica l’Orso d’argento per la miglior interpretazione da non protagonista, ha ricevuto anche due nomination ai Golden Globe e altre due agli Oscar. Una serie di riconoscimenti o candidature legati in particolare al lavoro di scrittura e alle interpretazioni di Hawke e Scott, i quali interpretano gli storici collaboratori Lorenz Hart e Richard Rodgers. Il film gira intorno proprio a questa storica coppia di autori che, per la prima volta, si separa e il noto musicista e compositore statunitense raggiungerà un enorme successo con il suo “Oklahoma!”, un musical destinato a fare la storia.
Partendo da questo pretesto narrativo, Linklater decide di condensare la storia di Hart in un unico e decisivo istante, tutto in una singola notte, tralasciando l’incipit che si svolge sette mesi dopo il resto del film. Una volta messo piede nel bar, Larry torna al centro della scena e prende forma un film ricco di dialoghi, situazioni, scontri e confronti serrati, realizzati con quella tipica scioltezza di una messa in scena delicata quasi invisibile di un autore come Linklater. Il tentativo è quello di portare alla luce il lato più umano e profondo di ogni suo singolo personaggio con una sequela quasi infinita di dinamiche che, a volte, sembrano avvenire quasi per caso. La percezione è quella di una continua linea di eventi casuali, quasi come se non fossero stati coordinati o selezionati in fase di pre-produzione, come se riuscisse a ricalcare le emozioni e le sensazioni del momento con un’apparente improvvisazione che alla fine tale non è.
Tutto prende vita in un’epoca ricostruita a modo e quasi in ogni singolo dettaglio, dove tutto e tutti sembrano a loro agio, ma sopratutto dove non mancano quelle riflessioni tipiche del cinema del regista che, in particolare modo con il suo protagonista, finisce per confrontarsi e scavare sempre più nel profondo dando vita ad un confronto tra Hart e i suoi demoni, le sue paure, i suoi desideri e il modo che ha di vivere il suo tempo. Accompagnato da una deliziosa e curata colonna sonora, lo spettatore segue passo dopo passo questa lenta decostruzione della parte più umana di Hart, dal suo distintivo modo di fare al suo rendersi conto che tutto ha una fine e che forse la sua carriera è giunta al capolinea. Un essere umano bisognoso di amore continuo, un dichiarato omosessuale che, però, finisce per infatuarsi in parte platonicamente di una giovane ragazza che in lui vede una sorta di mentore e occasione per farsi largo nel mondo dello spettacolo, interpretata da un’ottima Margaret Qualley.
Un film storico e biografico dove non mancano tanti riferimenti e camei di personaggi realmente esistiti che fanno capolino in questa storia. Un racconto sul passare del tempo, della vita, della morte, dei sentimenti e di tanto altro ancora, dove più di una volta viene citato “Casablanca”, film del ’42 per cui Hart prova una grande passione che non smette di condividere con chi lo circonda. Quei personaggi che, tra nomi più o meno noti come quello di Elwyn Brooks White (Patrick Kennedy), l’autore di romanzi per ragazzi come “Le Avventure di Stuart Little” (1945) e “La Tela di Carlotta” (1952), oppure il barista interpretato da Bobby Cannavale, in cui Larry trova più di una volta conforto, rappresentano la più grande forza del film. Un grande cast con un assoluto protagonista: Ethan Hawke, il quale regala un’altra grande performance nonostante sia costretto anche ad una mirabile trasformazione fisica, almeno in parte. L’attore si è rasato la testa e si è spesso “giocato” con la scenografia per realizzare la più accurata statura del personaggio.
Un lavoro certosino che ripaga quello di Hawke nel dare prova delle sue grandi capacità di fronte alla macchina da presa, incarnando alla perfezione il cinismo, l’estro creativo e le emozioni dell’artista che interpreta. “Blue Moon”, che nel titolo riprende una delle canzoni scritte proprio da Larry, si regge in gran parte sulle sue spalle, ne sono la prova anche i diversi riconoscimenti e l’entrata nella cinquina che premia il miglior attore protagonista ai prossimi Academy Awards. Una prova d’impatto che prende forma attraverso battute, dialoghi, alcuni più profondi altri meno, continue citazioni, mentre viene ripreso magistralmente da un Linklater che dimostra di saper posizionare a dovere la cinepresa, così da scoprire e osservare il protagonista da più angolazioni senza misurarsi con troppa CGI e puntando tutto sulla tecnica.

Blue Moon: Linklater e l’arte di vivere l’istante
“Blue Moon” è, quindi, una profonda riflessione sul tempo che passa, su quegli amori a volte non corrisposti, il sapore di un epoca in continuo mutamento, tra successi e insuccessi che possono cambiare la vita di chi si mette in gioco e tenta di dire la sua, in un mondo spietato, ma ricco d’amore, sentimenti ed emozioni. Un altro tassello di una filmografia che vanta più di qualche titolo straordinario ed innovativo, una nuova ricerca che si muove tra umorismo, critiche e quella ossessione di non scendere mai dalla “giostra” che può risultare anche fatale, dove situazioni più divertenti e rilassanti nascondono dolore, malinconia e invidia. Larry, in fin dei conti, è un artista sì di successo, ma alla continua ricerca di amore e di consensi, proprio come recita la canzone che dà il titolo al film: …And suddenly there appeared before me, the only one my arms could, ever hold, I heard someone whisper, “Please, adore me”, and when I looked my moon had turned to gold…







