Che piaccia o meno, i premi Oscar sono da sempre considerati i più importanti tra i riconoscimenti che ogni anno vengono assegnati al meglio che il cinema ha saputo offrirci nel corso della stagione cinematografica che, di fatto, si conclude con l’assegnazione di queste statuette. Certo, gli Academy Awards tutto sono tranne che dei premi oggettivi (anche perché non esiste nulla del genere) e, in un secolo di storia, di scelte discutibili ce ne sono state a decine; allo stesso tempo, è impossibile non considerare i palmares di manifestazioni come il Festival di Cannes o la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia come perlomeno paritari rispetto agli Oscar che però, a livello di risonanza ed interesse collettivo, vincono a mani basse. Tra record e momenti entrati ormai nella memoria di appassionati e non, non sono mancate esclusioni eccellenti dalle candidature alle varie categorie esistenti e, tra queste, una delle più importanti in assoluto è certamente quella riservata al miglior regista. In tal caso, vi riportiamo 10 registi che non hanno mai ottenuto una nomination agli Oscar.
Brian De Palma
Partiamo subito con un peso massimo, uno dei più importanti e riconoscibili esponenti della New Hollywood e autore forse oggi dimenticato ma che ha firmato alcuni tra i più grandi capolavori nella storia del cinema americano e non solo: premiato sia a Berlino che a Venezia e più volte nominato ai Golden Globe, Brian De Palma non è mai stato candidato al premio Oscar per il miglior regista. Non solo, perché in tutta la sua decennale carriera, solamente Carrie – Lo Sguardo di Satana e Gli Intoccabili sono riusciti ad ottenere nomination in una qualsivoglia categoria e l’unica statuetta portata a casa fu quella di Sean Connery per il miglior attore non protagonista nel film del 1987.
James Gunn
Nome molto più fresco rispetto a quello di De Palma, nonostante abbia debuttato nel 1996, James Gunn ha sicuramente ancora molto tempo per ottenere una candidatura all’Oscar per il miglior regista che però, ad oggi, non è ancora mai arrivata. La ragione è probabilmente da imputarsi al suo essere ormai da più di 10 anni un regista di Marvel Cinematic Universe prima e DC Universe poi, dunque autore di opere che non vengono quasi mai considerate per questo tipo di riconoscimenti. La trilogia di Guardiani della Galassia ha ottenuto complessivamente sì 4 nomination, ma solamente in categorie tecniche come gli effetti visivi e mai in quelle riservate a regista, attori o sceneggiature. Superman sembrava poter ribaltare questa tendenza ma, al contrario, è rimasto a bocca asciutta.
James Gray
Se pensiamo a quali sono i registi americani più importanti attualmente in attività, il nome di James Gray non può di certo mancare. Attivo dal 1994, il regista statunitense ha presentato ben 4 dei suoi (al momento) 8 film al Festival di Cannes ma è alla Mostra del Cinema di Venezia che è stato premiato e, caso vuole, proprio con il Leone d’Argento per la miglior regia di Little Odessa, oltre alla Coppa Volpi grazie all’interpretazione di Vanessa Redgrave. Se ci spostiamo sugli Academy Awards però, Gray è ancora a mani vuote ed il suo unico film in grado di arrivare alla notte degli Oscar è stato Ad Astra, candidato per il miglior sonoro nel 2020. Poco per uno dei registi più apprezzati degli ultimi anni.
Jim Jarmusch
Ha da poco vinto uno storico e discusso Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia eppure, nonostante sia uno dei volti più noti del cinema statunitense, Jim Jarmusch non ha mai ottenuto una nomination ai premi Oscar come miglior regista. Peggio ancora: nessun film diretto da Jarmusch è mai stato candidato agli Academy Awards. La sua seconda casa è sempre stata infatti Cannes, dove sono stati premiati Mystery Train (1989) per il miglior contributo artistico, Broken Flowers (2005) con il Grand Prix Speciale della Giuria ma anche e soprattutto Stranger than Paradise (1984) che, oltre alla Caméra d’or francese, ha inoltre vinto il Pardo d’oro a Locarno ed il premio speciale della giuria al Sundance Film Festival; In Europa, dov’è generalmente molto apprezzato, ha inoltre vinto come miglior film internazionale con Dead Man (1995) agli European Film Awards ma, per quanto riguarda gli USA, l’unico film ad aver ottenuto più di una singola candidatura in giro per gli States è stato Daunbailò che, nell’ormai lontano 1987, ricevette 4 nomination agli Independent Spirit Awards. Briciole per uno degli autori più riconoscibili del panorama cinematografico americano e non solo.
Andrew Haigh
Tornando per un attimo al Regno Unito, Andrew Haigh è un altro di quei volti forse meno noti ma che sta segnando il nuovo cinema europeo e che con i suoi film, negli Stati Uniti, c’è arrivato eccome, collaborando con alcuni attori americani di primo rango come Steve Buscemi, ma anche con alcune personalità nate fuori dagli USA ma che hanno costruito proprio lì il loro successo, come Paul Mescal, Andrew Scott o Charlotte Rampling. Quest’ultima rappresenta anche l’unica nomination agli Oscar mai ottenuta dai film di Haigh, con una candidatura a miglior attrice protagonista ricevuta per 45 Anni nel 2016, film che in Europa ha invece ottenuto un enorme plauso della critica, venendo premiato sia agli European Film Awards che alla Berlinale, dove ottenne una storica doppietta con i suoi due protagonisti, ovvero la già citata Rampling e Tom Courtenay. Se Weekend (2011) e Charley Thompson (2017) non sono stati minimamente calcolati – per quanto quest’ultimo abbia vinto il Premio Mastroianni a Venezia 74 grazie all’interpretazione dello statunitense Charlie Plummer – Estranei (2023) non fa eccezione, per quanto perlomeno sia stato candidato ad un Golden Globe, un Critics’ Choice Award e tre Independent Spirit Awards. Con una carriera ancora lunga davanti a sé, siamo sicuri che Andrew Haigh, in futuro, possa dire la sua anche come registi ai premi Oscar.
Judd Apatow
Si tratta di uno dei nomi più noti all’interno del sistema del cinema americano e hollywoodiano, eppure anche Judd Apatow non ha mai ottenuto una nomination come miglior regista ai premi Oscar. In questo caso però, nonostante possa sorprendere per l’importanza del nome, la scelta stupisce fino a un certo punto: nel ruolo di regista infatti – lui che è anche sceneggiatore e produttore – Apatow si è occupato principalmente di commedie che poco hanno a che fare con gli Academy Awards, come 40 Anni Vergine (2005) o Molto Incinta (2007). Per la stessa ragione, i suoi film non hanno mai ottenuto candidature ai premi Oscar e l’unico titolo capace di essere nominato ad un premio importante è stato Il Re di Staten Island che, nel 2020, si giocò due Critics’ Choice Awards, rispettivamente per il miglior film commedia e la miglior star comica con Pete Davidson.
Ken Loach
All’interno di questa lista dei 10 registi che non hanno mai ottenuto una nomination agli Oscar, abbiamo voluto citare un regista britannico come Andrew Haigh ma, se parliamo di Regno Unito, chi è davvero impossibile da non citare è Ken Loach. Classe 1936, Loach è senza ombra di dubbio uno dei registi europei più importanti di sempre ed i suoi film sono stati premiati più e più volte: Orso d’oro alla carriera e Orso d’argento per la migliore attrice per Ladybird Ladybird (1994) alla Berlinale, Leone d’oro alla carriera e un premio Osella per In Questo Mondo Libero (2007) a Venezia, Pardo d’onore a Locarno, Globo di Cristallo a Karlovy Vary, ma soprattutto una straordinaria storia che lo lega a Cannes.
In Francia infatti, Loach ha vinto due Premi FIPRESCI per Riff-Raff (1991) e Terra e Libertà (1995), tre Premi della Giuria per Piovono Pietre (1993), Il mio Amico Eric (2009) e La Parte degli Angeli (2012), un Prix d’Interprétation Masculine per My Name is Joe (1998) e un Prix du Scénario per Sweet Sixteen (2002). A questa marea di premi vanno poi aggiunte due Palme d’oro per Il Vento che Accarezza l’Erba (2006) e Io, Daniel Blake (2016), record eguagliato ma ancora imbattuto. Nonostante un curriculum del genere, Ken Loach non è mai stato considerato in alcuna categoria ai premi Oscar e, considerando l’età e la storia pregressa, difficilmente ci riuscirà in futuro.
Jeff Nichols
Un regista americano sempre troppo poco citato è invece Jeff Nichols che, però, rientra alla perfezione all’interno di questo nostro discorso. Take Shelter (2011) vinse la Settimana della Critica al Festival di Cannes mentre Mud (2012) fu presentato all’interno del suo concorso ufficiale e candidato ad un Independent Spirit Awards. Midnight Special (2016) prese invece parte al concorso della Berlinale, a riprova del grande apprezzamento europeo per il suo lavoro. Loving (2016) – dopo essere passato anche lui dal Festival di Cannes – fu candidato agli Oscar per la miglior attrice protagonista grazie all’interpretazione di Ruth Negga, oltre a due candidature ai Golden Globe e quattro ai Critics’ Choice Awards, ma Nichols non è ancora riuscito ad imporsi nella categoria per il miglior regista e il suo ultimo lavoro, The Bikeriders, non è stato invece considerato, finendo nel dimenticatoio e dando l’idea di un passo indietro nella carriera di un grande talento che, in futuro, avrà sicuramente modo di dire la sua anche agli Academy Awards.
Sam Raimi
Tornato finalmente dietro la macchina da presa dopo una lunga pausa con Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022) e Send Help (2026), Sam Raimi è uno di quei registi speciali che ha profondamente segnato la storia del cinema americano e mondiale, in primis grazie alla trilogia formata da La Casa (1981), La Casa 2 (1987) e L’armata delle Tenebre (1992). In generale però, la realtà cinematografica di Raimi è sempre stata quella dei festival di genere, con Gioco d’amore (1999) che fu addirittura candidato ad un Razzie Award. Agli Oscar però, alcuni suoi film ci sono andati eccome: Soldi Sporchi (1998) fu nominato per miglior attore non protagonista e migliore sceneggiatura non originale, Spider-Man (2002) a miglior sonoro e migliori effetti speciali e, proprio in quest’ultima categoria, trionfò Spider-Man 2 (2004), candidato inoltre per sonoro e montaggio sonoro. Sam Raimi in persona non ha però mai ottenuto una nomination agli Oscar che, almeno una volta, avrebbe di certo meritato.
Paul Verhoeven
Oltre a Brian De Palma e Ken Loach, c’è un altro regista con una lunga carriera alle spalle che non ha mai ottenuto una nomination ai premi Oscar come miglior regista. Stiamo parlando dell’olandese Paul Verhoeven regista che, in oltre 50 anni di carriera, ha più volte lavorato negli Stati Uniti e con star hollywoodiane e, non a caso, diverse sue opere sono state candidate agli Academy Awards: Fiore di Carne, il suo secondo lungometraggio del 1973, fu infatti scelto per la cinquina del miglior film straniero, venendo sconfitto da un altro titolo fondamentale come Effetto Notte di François Truffaut; nel 1987 dirige Robocop, cult con protagonista Peter Weller che viene candidato a miglior montaggio, miglior sonoro e soprattutto miglior montaggio sonoro, statuetta che arriverà anche a vincere.
Ormai lanciato negli States, il successivo Atto di Forza (1991) con Arnold Schwarzenegger nominato anch’esso a miglior sonoro, montaggio sonoro ed effetti speciali, vincendo in quest’ultima categoria; Basic Instinct (1992) viene poi candidato a miglior montaggio e miglior colonna sonora, mentre Starship Troopers (1997) come migliori effetti speciali, con in mezzo il flop di Showgirls (1995); continua ad essere presente alla notte degli Oscar anche con L’uomo senza Ombra (2000) nella categoria dedicata agli effetti speciali e, diversi anni più tardi, con Elle (2016), che portò Isabelle Huppert ad ottenere una nomination per la miglior attrice protagonista. In totale, i suoi film hanno ottenuto 12 candidature e una singola vittoria, ma la regia di Verhoeven non è mai stata presa in considerazione.






