A distanza di 6 anni dallo sfortunato Spongebob: Amici In Fuga (uscito in piena pandemia),un nuovo film con protagonista la celebre spugna marina è arrivato nelle sale cinematografiche. Il lungometraggio d’animazione destava parecchia curiosità, dal momento che vede il ritorno di Derek Drymon, regista delle prime tre stagioni della serie animata originale, nonché il secondo gestore creativo del personaggio dopo il compianto Stephen Hillenburg. Ma tale ritorno avrà soddisfatto le aspettative? A seguire la recensione di Spongebob: Un’Avventura Da Pirati.
La trama di Spongebob: Un’Avventura Da Pirati
Spongebob: Un’Avventura Da Pirati è il quarto lungometraggio su Spongebob realizzato per il cinema ed il settimo lungometraggio in assoluto se si considerano anche gli spin-off usciti direttamente su Netflix. Nonostante a questo si aggiunga la serie che ha visto la trasmissione di ben 16 stagioni (divenendo la quarta serie animata più longeva di sempre), la trama è completamente indipendente, non collegandosi a nessun’opera realizzata in precedenza, togliendo, ovviamente, la coerenza della caratterizzazione dei personaggi. Il film infatti presenta la seguente trama:
Spongebob è una spugna di mare antropomorfa che lavora a Bikini Bottom. Dopo essere cresciuto ad un’altezza di 26 vongole, lui è contento di aver raggiunto l’età da “ragazzone“. Per dimostrare la sua nuova età, Spongebob vuole seguire le orme di Mr. Krab, suo capo di lavoro e modello di ispirazione, per diventare uno spadaccino che vive avventure spericolate, in modo che tutti comincino a prenderlo sul serio. Proprio in quel momento si presenta l’oscuro fantasma dell’Olandese Volante, il quale gli propone di unirsi alla sua ciurma e accompagnarlo negli abissi del Sottomondo. Spongebob accetta insieme all’amico Patrick, stella marina compagna d’avventure che vuole affiancarlo. Una volta saputo, Mr. Krab, insieme a Squiddy Tentacolo, parte all’inseguimento della nave pirata per salvare Spongebob che non sa che in realtà l’Olandese Volante vuole metterlo in pericolo di vita per i suoi scopi egoistici.

La recensione di Spongebob: Un’Avventura Da Pirati
L’animazione di questo nuovo film di Spongebob è in CGI, ma rifiuta i modelli tradizionali per approcciarsi allo stile surrealista che tanto ha caratterizzato le prime stagioni della serie. Infatti i personaggi hanno arti elastici e deformabili, le espressioni facciali sono esageratissime, le ambientazioni si sciolgono visivamente: ogni singola cosa che presenta una coerenza visiva viene ribaltata per rompere uno schema e sorprendere all’improvviso. Non mancano riferimenti a vecchi episodi, come la risata malvagia del villain che viene circondata di atmosfere cupe, finché non arriva un primo piano con Spongebob che ride insieme al cattivo e non sa neanche lui stesso il perché. L’ispirazione massima continua ad essere quella delle Merrie Melodies, con gag basate non solo sullo slapstick, ma sulla stessa lunaticità dei personaggi che non solo trasformano i loro corpi, ma dissacrano il genere stesso che si vuole omaggiare.
Non mancano infatti strizzate d’occhio alle opere d’avventura e ai colossal classici del quale Drymon si è sempre dichiarato appassionato, come i film di Ray Harryhausen dal quale vengono ripresigli scheletri spadaccini, oppure la parodia di una celebre sequenza dell’Odissea di Omero, o ancora atmosfere animal horror. Persino i teen movie si mischiano a questa follia, con Mr. Krab che attraversa gli insidiosi corridoi del liceo navigando (letteralmente)su folle di ragazzini con una barca. Il tutto realizzato attraverso una spettacolarità che assume anche toni epici, come l’ingresso del sottomondo che si rifà alle splendide sequenze di Il Pianeta Del Tesoro. Ci sono anche delle bellissime sperimentazioni in 2D e ovviamente, come da tradizione in tutte le opere con protagoniste Spongebob, sono presenti inserti in live action attraverso scene ambientate fuori dall’acqua. Lo stile delle scene citate è volutamente finto, con piani basilari e green screen evidenti, per ricalcare continuamente quell’atmosfera esagerata che non abbandona mai nessun’inquadratura.
La fiera anarchia di Spongebob: Un’Avventura Da Pirati
Il concetto di questo nuovo capitolo riprende quello del primo film: Spongebob vuole dimostrare dinon essere un ragazzino, ma di saper affrontare le situazioni come un vero uomo, mentre Mr. Krab ritiene che la piccola spugna marina non abbia la stoffa per affrontare situazioni che richiedono un determinato coraggio. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che sembra una retcon incredibile rispetto al primissimo capitolo in cui Spongebob veniva sottovalutato da tutta Bikini Bottom e riusciva, alla fine, a dimostrare un valore che è andato oltre qualsiasi previsione. Quella di Spongebob tuttavia non è una saga lineare, specialmente quando si tratta di serie animate con personaggi che, per seguire le loro caratteristiche più celebri, mantengono sempre lo stesso status quo. La serie va avanti dal 1999 e gli spettatori giovanissimi, ispirati dalla follia della stella marina, sono ormai cresciuti, per questo lo stesso concetto deve ora ispirare nuove generazioni che scoprono Spongebob per la prima volta. Quindi non sorprende che, per ripartire da zero, si cerchi di realizzare un remake concettuale di un’opera celebre per aver racchiuso tutto il significato e la forza del personaggio.

Spongebob è infatti un ragazzo che realizza di essere cresciuto, per questo vorrebbe spingersi oltre i suoi limiti e realizzare grandi imprese. Tuttavia ciò che gli viene inculcato in testa è che, per essere un ragazzone, bisogna avere atteggiamenti macisti, allontanandosi dal soffio delle bolle, una pratica ritenuta infantile nonostante sia ciò che Spongebob ama fare da tutta la sua vita. Il momento in cui Spongebob fa il salto nel vuoto, seguendo l’Olandese Volante, avviene proprio perché Mr. Krab non crede in lui, salvo pentirsene quando si accorge di aver spinto il suo fidato cuoco in un territorio che sembra senza fine. Mr. Krab infatti reincarna quella vecchia generazione che, per sentirsi più sicura e non apparire particolarmente deludente agli occhi di chi la ammira, sminuisce costantemente chi aspira a qualcosa di simile a lui per creare uno scudo e difendere il proprio orgoglio. Proprio grazie a ciò l’Olandese Volante sfrutta i sentimenti di Spongebob per spronarlo ad allontanarsi dai suoi amici, mettendolo in pericolo unicamente per i suoi scopi personali. Senza la fiducia verso loro stessi, i giovani rischiano di essere adescati da figure che vogliono sostituirsi ai genitori (la figura di Krab, pentito delle sue azioni, qui non è mai stata così paterna) che fanno finta di essere tali e sfruttarli.
Più di una volta Spongebob assume l’aspetto di Mr. Krab, attraverso la sua celebre deformazione fisica (portata allo stremo nella puntata L’Imitatore Folle), per inseguire tutte le caratteristiche del granchio. Eppure, ogni volta che Spongebob è alle prese con un pericolo, ciò che riesce a tirarlo fuori dai guai è la sua voglia matta di divertirsi. Ogni volta che fa qualcosa di completamente strambo, visto dagli occhi dei pirati come eccessivamente folle e troppo stupido, il protagonista riesce a tirare fuori il meglio di sé, creando momenti vantaggiosi per lui e scene estremamente creative per gli spettatori. Alla ribellione giovanile di Spongebob non è soltanto l’affermazione d’identità di una nuova generazione che avanza, ma anchela ribellione dell’artista stesso che decide di rinunciare a qualsiasi schema per lasciarsi andare nella sua ambizione visiva, a prescindere che sia la bolla di Spongebob o un’animazione astratta.
Persino Squiddy, conosciuto per essere la parodia di un personaggio snob, riesce a cancellare un inganno semplicemente suonando le note stonate del clarinetto che però appartengono soltanto a lui e a nessun altro. Drymon stesso spiega questa cosa al pubblico, quando, in una scena completamente fuori di testa realizzata in animazione cutout e che rompe la quarta parete, viene preso in giro il capo della Paramount che vuole opporsi all’eccesso degli autori per paura del flop economico, ma questi ultimi sbagliano volutamente gli ordini da lui impartiti per essere ancora più folli. In una sequenza persino l’ordine temporale dell’ambientazione viene completamente stravolto senza alcuna spiegazione logica, se non l’intento dichiarato di voler avvantaggiare Spongebob. In qualsiasi altro film tale sequenza avrebbe permesso al personaggio di perdere, ma Drymon, con una beffa dissacrante che sembra quasi mematica (alla “Eh, volevi“), distrugge la logica stessa in nome della totale libertà artistica che ribalta le regole del live action grazie alla magia dell’animazione.
Pur non raggiugendo l’eccellenza massima del primo capitolo cinematografico (che presentava anche satira politica), Spongebob: Un’Avventura Da Pirati è il ritorno alle origini del personaggio, creando non solo un incoraggiamento per tutti i giovani che sognano di far emergere sé stessi, ma anche una lettera d’amore a tutti gli autori che vogliono distinguersi dai canoni di Hollywood in nome della stravaganza e dell’originalità che riflettono la loro reale identità. Se a ciò si aggiungono le animazioni spettacolari, ciò che viene fuori è una commedia perfetta per i bambini e brillante per gli adulti.




