Memories, tre episodi e un unico impulso: l’autodistruzione

Memories è un film d’animazione giapponese strutturato con tre episodi diretti rispettivamente da Kôji Morimoto, Tensai Okamura e Katsuhiro Ôtomo. Quest’opera del 1995 è stata distribuita nuovamente al cinema in Italia, in virtù del suo trentesimo anniversario, il 12, 13 e 14 gennaio 2026.
La recensione del film d'animazione del 1995 Memories

Memories è un film d’animazione giapponese del 1995, distribuito nuovamente al cinema in Italia come evento speciale, in occasione del suo trentesimo anniversario, il 12, 13 e 14 gennaio 2026. Strutturato in tre episodi diretti da tre registi considerati tra i più importanti in assoluto nell’ambito nipponico, ovvero Kôji Morimoto, Tensai Okamura e Katsuhiro Ôtomo, l’opera in questione presenta una durata di circa 107 minuti complessivi. Il primo episodio firmato da Morimoto, e tra l’altro sceneggiato da Satoshi Kon (Perfect Blue), è intitolato Magnetic Rose (45 minuti circa), ed è incentrato su una squadra di soccorso spaziale attratta da un segnale proveniente da una stazione apparentemente deserta. Al suo interno, un’intelligenza artificiale guidata dai ricordi irrisolti di una cantante lirica trasforma memorie ed emozioni in illusioni pericolose, sfruttando tecnologia avanzata e simulazioni immersive per intrappolare gli intrusi.

Il secondo episodio, intitolato Stink Bomb (40 minuti circa), diretto da Tensai Okamura e sceneggiato da Ôtomo, ha come protagonista un giovane ricercatore che, a causa di un incidente, diventa inconsapevolmente una minaccia biologica vivente. Il terzo ed ultimo episodio, Cannon Fodder (22 minuti circa), è diretto dall’autore dell’omonima raccolta di storie brevi del manga Memorie (1982) da cui è tratto il film, Katsuhiro Ôtomo, il quale qui ritrae una città completamente assorbita dalla logica della guerra, dove la vita quotidiana è regolata dal fuoco incessante dei cannoni. In questo scenario, un bambino cresce sognando di partecipare al conflitto, mentre il nemico resta astratto e invisibile, simbolo di una guerra perpetua e senza senso.

Non solo tre storie differenti, ma anche tre stili eterogenei, i quali però si sposano alla perfezione tra loro. D’altronde, si sta pur sempre parlando di Kôji Morimoto, animatore e regista sperimentale che ha realizzato Animatrix (2003), videoclip e corti visionari come Dimension Bomb (2007), Tensai Okamura, co-creatore e regista della serie Darker than Black (2007), e Katsuhiro Ôtomo, autore, disegnatore e regista che ha dato vita al capolavoro Akira (1988). Dopo trent’anni dal suo primo rilascio, Memories è ancora un film d’animazione di assoluto livello e di delicata importanza? Di seguito, la recensione dell’opera a episodi del 1995.

La recensione del film d'animazione del 1995 Memories
Frame tratto da una scena dell’episodio Magnetic Rose (Kōji Morimoto)

La recensione di Memories, un film strutturato in tre episodi ma azionato da un unico impulso: l’autodistruzione

Tre stili d’animazione e tre stili registici eterogenei che condividono un livello elevatissimo, ma soprattutto tre toni differenti azionati dal medesimo impulso, ovvero la tendenza dell’essere umano ad autosabotarsi fino a raggiungere la distruzione. A distanza di trent’anni dalla sua uscita ufficiale, Memories si conferma essere un film per certi versi profetico, spaventosamente attuale, squisitamente moderno in quanto a forma e contenuto. Magnetic Rose, primo dei tre episodi, ha una configurazione da space horror, dialogando persino con il capolavoro Alien (1979) per l’uso dell’ambientazione. Infatti, mentre i due astronauti esplorano la stazione da cui è partito il segnale di soccorso, tra i corridoi prende letteralmente vita un emblematico meccanismo di “vedo-non vedo”: le sconosciute porzioni di buio talvolta non nascondono ciò che si crede, e al contrario sono le stanze meglio conservate a trasformarsi in un teatro di fantasmi.

I ricordi, rigorosamente generati da un’IA, infestano questa decadente e al contempo barocca scenografia, attaccandosi come un virus tecnologico alla mente dei due uomini sopraggiunti in aiuto, psicanalizzandoli e individuandone di conseguenza desideri e paure. La componente orrorifica nella seconda parte dell’episodio ibrida i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, basati pur sempre su del materiale preesistente e rimodellato per l’occasione, a un super corpo tecnologico che interloquisce maggiormente con Aliens – Scontro finale (1986) di James Cameron piuttosto che con il film di Ridley Scott. Sul finale il tono sfuma dall’horror al nichilismo, laddove la realtà si scontra con il virtuale, e dunque l’uomo deve riuscire ad evitare la trappola sia digitale che fisica messa in atto dalla cantante lirica, la quale pur di sconfiggere la morte ha preferito la decronizzazione (perdita di senso del tempo) immergendo se stessa e il suo amato nell’infinita liquidità dei ricordi e dell’IA generativa. Come può uscirne il team protagonista da una situazione del genere? Solo attraverso la morte, per l’appunto, e la distruzione.

La recensione del film d'animazione del 1995 Memories
Frame tratto da una scena dell’episodio Stink Bomb (Tensai Okamura)

Un’altra declinazione del virus è quella batteriologica, e in tal senso Stink Bomb è un episodio con un tono da commedia grottesca a tinte action. Probabilmente il meno ambizioso dei tre racconti in Memories, eppure è ciò che serviva dopo l’impattante Magnetic Rose, fungendo da collante tra quest’ultimo e il successivo Cannon Fodder. Si comincia con un vaccino e si prosegue con l’ellissi temporale dettata dalla lunga dormita del protagonista, la quale è un’intuizione notevole perché alimenta quel senso di curiosità e simultaneamente di terrore innescato dall’ingerimento di un misterioso farmaco e dalla spropositata (mica tanto) reazione del capo reparto. Una volta che il giovane ricercatore apre gli occhi si sente sì meglio, ma deve fare i conti con il silenzio della morte inconsapevolmente e maldestramente causata da lui.

Ciò che segue è una satira che deforma le figure istituzionali dei politici, intenti ancora una volta a decidere le sorti dell’umanità in maniera paradossalmente poco umana, servendosi tra le altre cose dei militari, e degli scienziati, burattini che mossi dall’ego e dal denaro non si interrogano sulle conseguenze delle loro ricerche. Da un lato sono i politici a dare ordini e a giocare con la vita della popolazione globale pur di creare armi pericolose in virtù di una fantomatica difesa nazionale, non facendosi scrupoli nel pensare a questa catastrofe come a un’ulteriore occasione di arricchimento personale, dall’altro sono gli scienziati a essere non curanti delle conseguenze (altro paradosso), lasciando prima di tutto il farmaco-arma incustodito. Successivamente è il protagonista a non farsi domande sugli effetti delle sue azioni, terrorizzato dalla solitudine e dall’eventualità della morte, e arrivando così a sterminare un’intera città. Nonostante ciò, quando capisce di aver raggiunto l’obiettivo di una momentanea sopravvivenza, culmina la sua corsa sfrenata e disperata con un sorriso a 32 denti. Impossibile non cogliere il rimando agli eventi della bomba nucleare, dato che compaiono anche gli Stati Uniti in questa surreale partita a scacchi.

La recensione del film d'animazione del 1995 Memories
Frame tratto da una scena dell’episodio Cannon Fodder (Katsuhiro Ōtomo)

Memories si conclude con Cannon Fodder, il più breve degli episodi, ma che per intensità non è certamente da meno rispetto ai due che lo precedono. Infatti lo stile d’animazione, dalle forme più spigolose e dai colori più spenti, dialoga molto con i film animati europei, mentre lo stile registico è maggiormente virtuoso. I continui piano sequenza generano un senso di angoscia e di vertigine costanti, sposando per contrasto il sogno di un bambino, che consiste nell’azionare il cannone per colpire un nemico invisibile, al surreale contesto in cui si trova questo inusuale protagonista: le macchine dominano lo scenario urbano, ed è tutto dinamico a causa degli automatismi (rapporto causa-effetto, ordine-esecuzione) e non per le relazioni sociali, a scuola come a lavoro. La forma di Cannon Fodder ne diventa anche il contenuto, per cui l‘esaltazione della tecnologia annessa ad una spropositata ideologia guerrafondaia ricalca il futurismo italiano, avanguardia passata alla Storia per ragioni sia artistiche che dottrinali.

In Memories viene affrontato per tre volte il rapporto tra l’essere umano e la tecnologia, con forti connotazioni esistenzialiste che tendono a esplicitare la propensione all’autodistruzione insita negli individui e nella collettività. Pur essendo un racconto antologico memorabile sia per le narrazioni messe in scena che per gli argomenti articolati, forse a mancare è proprio la tangibilità dei ricordi. Il titolo del film ha infatti un legame diretto solo con il primo episodio, mentre con gli altri due intrattiene una relazione simbolica, più vaga e indiretta, per cui a un primo sguardo potrebbe sembrare di assistere a una raccolta di cortometraggi invece che a un film con un filo conduttore perpetuo. Si sta però parlando di dettagli, poiché Memories ancora oggi è un’opera in grado di stimolare molteplici interpretazioni artistiche e filosofiche, lasciando chi osserva con non pochi interrogativi relativi allo stare al mondo sia come persona che come gruppi organizzati in strutture sociali.

La locandina e recensione del film d'animazione del 1995 Memories
Memories
Memories

Strutturato in tre episodi, Magnetic Rose (Kôji Morimoto), Stink Bomb (Tensai Okamura) e Cannon Fodder (Katsuhiro Ôtomo), Memories è un film d'animazione che non solo è diventato di culto, ma risulta ancora oggi estremamente - e spaventosamente - attuale.

Voto del redattore:

8 / 10

Data di rilascio:

12/01/2026

Regia:

Kôji Morimoto, Tensai Okamura e Katsuhiro Ôtomo

Cast:
Genere:

Fantascienza distopica, horror, commedia

PRO

Eterogeneità formale di altissimo livello, dall’animazione ai differenti toni impiegati
Attualità tematica e dimensione profetica
Magnetic Rose come vertice narrativo e atmosferico
Gli interrogativi esistenziali relativi allo stare al mondo sia come individui che come gruppi organizzati in strutture sociali
Filo conduttore dei “ricordi” poco tangibile