Il prisma dell’amore e il vademecum degli anime romance

Il nuovo anime Netflix giunge con i suoi 20 episodi totali, grazie all’animazione di Wit Studio e con il lavoro di Yoko Kamio, autrice del manga: ma vale la pena vederlo?
Il prisma dell'amore e il vademecum degli anime romance | La recensione del nuovo prodotto Netflix

Mantenendo una produzione piuttosto tipica, in attesa del prossimo lavoro su One Piece, Wit Studio porta sui piccoli schermi e in collaborazione con Netflix Il prisma dell’amore, adattando l’omonimo ONA creato da Yokio Kamio e pensato per una durata totale di 20 episodi. La produzione anime di questo gennaio 2026 è sicuramente di altissimo livello, e lo dimostrano le numerose uscite sulle varie piattaforme di streaming, con Il prisma dell’amore che viene sicuramente incontro al gusto di tutti gli appassionati di romance. Ma con quale risultato? Diamo uno sguardo alla recensione dell’anima su Netflix. 

Il prisma dell’amore e i crismi del genere romance

Un noto adagio diceva che sognare non costa nulla ed è su questa consapevolezza che si fonda il genere romance, uno dei più esplorati nel comparto dell’animazione orientale, tanto da aver creato dei sottogeneri e dei mercati (vengono in mente soprattutto i korean drama) particolarmente radicati per un certo tipo di spettatore. La riduzione a modello di un certo tipo di narrazione è possibile per mezzo di una serie di topoi narrativi, che in effetti tornano tutti, in maniera quasi schematica e ben pensata, in Il prisma dell’amore. L’anime, che racconta di un’aspirante artista, Lili Ichijoin, introduce alcuni temi legati al confronto/conflitto con la famiglia (che la vorrebbe in Giappone per ereditare l’attività di famiglia, mentre Lili vuole studiare arte in Inghilterra), oltre che al sottofondo di un’imminente guerra (il primo conflitto mondiale, poiché l’ambientazione è quella del 1914), per raccontare la sua storia d’amore con Christipher Church, un nobile che odia il costume della sua famiglia e ama la pittura, ma che sarà costretto a svolgere doveri familiari a seguito della scomparsa del padre. 

Sulla costruzione dell’amore, oltre che sul confronto tra i due protagonisti, sul ruolo di tutti i personaggi secondari, sullo sviluppo delle vicende con quella goffaggine tipica del romance, sembra tutto essere posto in maniera precisa, a tratti addirittura schematica: i 20 episodi lasciano spazio a una narrazione che si sviluppi attraverso tutto il suo tempo possibile, soffermandosi anche maggiormente sui dettagli e condensando (al netto di salti temporali resi con didascalia diegetica) in pochi momenti lo sviluppo della narrazione, con il passaggio da una puntata all’altra che non esaurisce la materia narrata. È un percorso di crescita che segue tutti i crismi del genere, dunque, in cui l’elemento narrativo trova fondamento in tanti discorsi e parole, con quel sottofondo dell’arte come ossessione ma anche come estrema passione che imperversa nel definire i singoli gesti di ogni personaggio.

Un risultato riuscito, seppur “troppo perfetto”

Potrebbe sembrare paradossale, ma nella sua forma e nella disposizione dei suoi elementi Il prisma dell’amore appare “fin troppo perfetto”, nella misura di una concezione dell’intera macchina creativa che sembra voler pervenire necessariamente a una quadratura formale del cerchio; certo, l’happy ending tipico di narrazioni di questo genere appare ben funzionale alla messa in scena totale dei 20 episodi, e certamente non costituisce un problema nell’ambito di una materia che si sustanzia proprio sulla base della ricerca della felicità dei protagonisti e del perseguimento del proprio sentimento; tuttavia, è nello sviluppo totale della materia (che di fatto aggiunge elementi discordanti, complicazioni per i protagonisti e ostacoli rispetto a un possibile finale che era stato già conquistato) che troviamo qualche frizione di fondo, specie nel mettere in scena – di fatto – quel percorso costante che sappiamo già dove potrà condurre e sfruttando in maniera anche troppo pigra l’archetipo narrativo dei singoli personaggi, a tratti non permettendo un vero sviluppo delle parti in casa ma reiterando delle significazioni e dei meccanismi simil-caricaturali di deuteragonisti e personaggi secondari.

Del resto, l’evoluzione dei due protagonisti (Lili e Kit) è soltanto apparente: quel percorso che li porta a innamorarsi, fino al tanto atteso finale felice, è anticipato fin dal primo incontro tra i due e non soltanto perché la materia lo prevede, ma anche perché non c’è nessun dubbio che l’anime possa assumere una direzione che ben presto inizia a perseguire anche per mezzo di un certo modo di disporre i personaggi sullo schermo. Anche quando la storia d’amore diventa impossibile, quando l’incomprensione regna tra i due, addirittura quando Kit viene dichiarato morto, l’anime si smentisce immediatamente, ne mostra la silhouette dopo qualche minuto, restituisce immediatamente la speranza allo spettatore, quasi come se l’unico finale possibile non possa essere, neanche minimamente, sconvolto nella sua forma.

C’è comunque una certa maestria tematica, nell’affrontare alcune componenti che hanno a che fare con il tema dell’ossessione e della ricerca, oltre che nel confronto tra Oriente e Occidente: parliamo pur sempre di elementi tratteggiati in maniera semplice (le differenze di accento, culinarie, di comportamento, legate alla vergogna e all’imbarazzo personale), ma l’idea di rendere la narrazione anche una metafora dell’assottigliarsi delle differenze umane in un’epoca di globalizzazione viene certamente assecondata dalla messa in scena, così come didascalica – ma perfettamente intuita – è la resa del bianco e nero negli episodi 18 e 19, a dimostrazione di quella vita senza amore della protagonista. Insomma, Il prisma dell’amore resta nel mezzo tra prodotto dalle buone intenzioni e anime perfettamente riuscito, muovendo da giustissimi guizzi e ragionando per un pubblico numeroso (con ciò che ne deriva), ma regalando comunque un ottimo esempio di romance.

Il prisma dell'amore
Il prisma dell’amore

Lili Ichijoin è una studentessa d'arte che si trasferisce in Inghilterra, ma è costretta a diventare la migliore entro sei mesi: ci riuscirà? Il suo viaggio tra colleghi, amori e sfide impossibili.

Voto del redattore:

6.5 / 10

Data di rilascio:

15/01/2026

Regia:

Nazuto Nakazawa

Cast:
Genere:

Romance

PRO

Gli episodi 18 e 19 in bianco e nero
L’impostazione generale del romance
Il lavoro di Wit Studio
Lo sviluppo di tutti i personaggi secondari
La “forzosità” della seconda parte
Il convergere troppo semplicistico verso l’happy ending