Finalmente, dopo la scadenza del contratto che prevedeva un accordo esclusivo con Sky, la piattaforma streaming HBO Max è arrivata in Italia. Tra le varie serie tenute in stand by in attesa del lancio del servizio c’è Peacemaker, la serie live action DC creata da James Gunn. La serie, distribuita in precedenza su TimVision, è stata rinnovata per una seconda stagione che ha ricevuto una grande accoglienza da parte della critica ed è stata un’ulteriore successo di ascolti. Ma merita questo apprezzamento? A seguire la recensione della seconda stagione della serie con protagonista John Cena.
La trama della seconda stagione di Peacemaker
La prima stagione di Peacemaker è stata originariamente concepita come spin-off di The Suicide Squad: Missione Suicida, entrambi capitoli appartenenti all’originale DC Extended Universe. Tuttavia James Gunn ha deciso di prendere questi cinecomic, insieme a Blue Beetle, e di canonizzarli per il nuovo DC Universe. Gli eventi della seconda stagione infatti sono ambientati pochi mesi dopo la fine della prima e tutto è rimasto invariato, salvo una scena mostrata nel riassunto della prima stagione in cui l’incontro con la Justice League viene sostituito dall’incontro con la Justice Gang. Tutto ciò che accade nella seconda stagione di Peacemaker è ambientato anche dopo gli avvenimenti della serie animata Creature Commandos e dopo gli avvenimenti del film Superman. La nuova stagione presenta infatti la seguente trama:
“Nonostante Chris e la sua squadra abbia salvato il mondo dalle farfalle, il governo non è particolarmente disposto a ricompensarli. Al contrario, Harcourt è stata messa nella lista nera e non riesce a trovare lavoro a causa di una vendetta da parte di Amanda Waller, così come Adebayo ha difficoltà a mettersi in proprio mentre Economos è l’unico che ha mantenuto il suo posto come hacker. A tal proposito, Harcourt è in crisi con Chris perché quest’ultimo insiste nel chiedere alla sua fiamma se ci sia un sentimento tra loro due, ma lei non vuole aprirsi. Come se non bastasse, Chris è ferito dal fatto che né la Justice Gang e né i servizi segreti si decidano a dargli una chance per inserirlo tra i supereroi ufficiali del governo, sentendosi svalorizzato ed umiliato. Nel frattempo Rick Flag Sr, padre del defunto Rick Flag Jr ucciso da Peacemaker durante gli eventi di The Suicide Squad, è ossessionato dall’incriminare Chris e lo tiene d’occhio. Le cose si complicano quando Chris trova un’altra dimensione in cui è acclamato come eroe, suo fratello è vivo e suo padre è molto più amorevole rispetto alla sua controparte, così la tentazione di frequentare quel luogo è sempre più forte.”

La recensione della seconda stagione di Peacemaker
Nonostante il passaggio alla televisione ed il budget più contenuto rispetto a colossal come Wandavision o Loki, la regia di James Gunn presenta grande dinamismo e dei tempi comici perfetti. Ancora una volta l’autore si rifà alla scuola appresa dalla Troma, ma non solo per quanto riguarda l’anarchia che ha caratterizzato le sue pellicole: lo stile visivo dei combattimenti è impostato come se stesse realizzando un film indipendente simile al cult Super: Attento Al Crimine, il quale poi si integra con sequenze in cui gli effetti visivi permettono elementi folli in salsa pop che sembrano essere partoriti direttamente da una tavola a fumetti. Registi come Greg Mottola e Alethea Jones si adattano alla base richiesta da Gunn e realizzano scene esilaranti che mostrano una violenza tarantiniana oppure cartoonesca (la sequenza della piscina sembra essere uscita da uno dei capitoli di Il Vendicatore Tossico). Eccellente il world building del DC Universe, non solo per i collegamenti ben impostati e per nulla invasivi (il cameo più incredibile non crea alcun problema alla comprensione di chi non conosce i capitoli precedenti), ma anche per la sensazione che possa succedere qualsiasi cosa. Si passa da azioni di spionaggio a momenti in cui viene tirata fuori la magia, dando l’idea che in questo universo, tra cyborg e spiriti guida, tutto sia lecito e lo spettatore lo accetta perché è semplicemente un immaginario che dà sfogo alla fantasia con semplicità e leggerezza.
La leggerezza tuttavia non impedisce a James Gunn di riportare dei temi a lui cari, perché ciò che vuole raccontare in questa seconda stagione è un personaggio che si sente perso nel vuoto nonostante si sia impegnato al massimo affinché le cose possano andare finalmente nel verso giusto. La sensazione di fallimento e di solitudine consumano il personaggio di Peacemaker, mai come adesso così distante dal mondo a causa di numerose delusioni, tra cui la costante percezione di essere lontano dai suoi amici. La depressione gli fa apparire la realtà come incubo vivente ed è proprio a quel punto che entra in gioco il multiverso. Nei cinecomic la dimensione alternativa è stata usata come pretesto per mettere a confronto più generazioni di una stessa saga che si sono passate lo scettro (Spider-Man: No Way Home), oppure per fare in modo di far incontrare eroi che in altre occasioni sarebbero stati improbabili (Doctor Strange Nel Multiverso Della Follia, The Flash). James Gunn rinuncia a qualsiasi crossover e si rifà alla semplice idea di What If: cosa sarebbe successo se Peacemaker avesse avuto una famiglia felice? Il multiverso diviene quindi simbolo di un sogno. Quante persone infatti, commettendo errori, si sono messi ad immaginare che cosa sarebbe successo se la propria vita avesse preso strade differenti?
La propria insicurezza di non poter far nulla per migliorare tale realtà fa apparire l’universo alternativo come l’unica soluzione ai propri problemi. Un rifugio impassibile, troppo bello per essere vero, ma che in realtà è la rappresentazione del proprio annullamento totale. Niente più mondo reale, soltanto sogni che fanno stare bene ma che fanno rinunciare agli amici, creando dipendenza e divenendo quindi metafora di alcool, droga e persino suicidio (la foto distorta è un tocco inquietantissimo e sottile). E se invece la propria vita fosse il risultato di qualcosa che sarebbe dovuto andare in un certo modo? E che quel modo infatti porti a delle cose felici che ogni essere umano è destinato ad avere se è capace di usare gli occhi giusti per coglierle? Non è un caso che Chris finisca per confondere azioni benefiche nei suoi confronti come qualcosa di malevolo, soltanto perché è diventato più cinico involontariamente. E invece anche dopo tanta sofferenza ci si può rialzare e spetta ai legami rivelare questa cosa di cui è difficile, a volte, rendersene conto. Il multiverso può essere un’alternativa, ma ciò che dà veramente valore all’esistenza è ciò che di concreto si vive nella vita, abbracciando la possibilità di sbagliare. Elementi delicati che James Gunn è capace di trattare con una sceneggiatura di alto livello.

Il coraggio di Peacemaker
Non mancano le frecciate politiche, già presenti in Superman e nella maggior parte della filmografia di Gunn, tramite vari riferimenti al nazismo ancora presente e spesso messo alla berlina con battute satiriche geniali. Una scena d’azione che rappresenta la fine di un episodio sembra la rappresentazione visiva di un intero meme che sembra provenire soltanto da scherzi raccontati nelle chiacchiere di un bar e che invece diventa spaventosamente reale. All’utopia presa in giro da Gunn si contrappone invece un’America totalitarista e razzista, pronta a cancellare i diritti delle altre minoranze per paura che la gente abbia la possibilità di pensare e di applicare cambiamenti che mettano in discussione chi è alla poltrona. Per Gunn nessun portatore di odio è salvato, tanto che vengono applicate persino scene ambientaliste in cui il bracconiere, fiero americano, è capace di essere ossessionato dalle aquile: l’America che distrugge sé stessa senza rendersi conto di essere ridicola. Un governo sempre più fascista che è disposto ascendere a patti con criminali pur di raggiungere i propri obiettivi.
E nonostante questa dura critica, per l’autore non è tutto bianco o nero: la caratterizzazione di Rick Flag Sr. è quella di un uomo con dei valori che vengono, lentamente,corrotti dall’ossessione della vendetta. Rick Flag, a causa della comprensibilissima rabbia verso Peacemaker per avergli ucciso il figlio, non è disposto a perdonare ed usa i mezzi del governoper i suoi interessi. Anche se Chris può perdonare il suo passato, altri non sono disposti a farlo, evidenziando come i rapporti tra gli esseri umani siano difficili e non sempre possono intrecciarsi. E, di conseguenza, Rick Flag rischia di trasformarsi anch’esso in un fascista, diversamente da Judomaster che invece abbraccia una causa migliore ed è aperto al dialogo. Gli unici che possono infatti combattere contro l’ossessione del passato e la presa per un futuro migliore sono quegli stessi emarginati inseguiti da un governo che ha paura di controllarli. Le persone, tramite l’affetto e la comprensione verso il prossimo, sono capaci di riemergere dal fango per commettere azioni straordinarie che permettono loro di scoprire la loro vera identità. Tutto è una come una canzone che aspetta di dare voce alle urla interiori dei diversi, esattamente come la sigla della serie che poi diviene determinante per rappresentare lo status quo di Chris, proprio come Gunn, tramite la sua penna, è capace di dare forma ai propri pensieri grazie all’arte. La seconda stagione di Peacemaker confermala grande qualità dimostrata dalla prima stagione, gettando nuove basi per un universo DC che ha grandi possibilità di trovare finalmente una visione che possa rimanere impressa negli spettatori e dando prova, ancora una volta, che James Gunn sarà ricordato come uno dei più bravi registi e scrittori della contemporaneità audiovisiva.







