Checco Zalone: la classifica di tutti i film dal peggiore al migliore

La classifica di tutti i film aventi come protagonista Checco Zalone che parte dal peggiore e finisce con il migliore. Quale titolo avrà conquistato il podio?
Checco Zalone: la classifica di tutti i film

Checco Zalone è il comico più famoso del cinema italiano contemporaneo, avendo battuto numerosi record al box office che difficilmente saranno replicati tanto presto. Il suo ultimo film, Buen Camino, ha sfiorato i 50 milioni di euro dopo appena 10 giorni di programmazione. Al di là dello straordinario successo di pubblico, Checco Zalone è spesso discusso dalla critica: un comico autoriale con molte cose da dire oppure estremamente sopravvalutato? Dopo oltre 15 anni di cinema, quali sono i suoi titoli più riusciti? A seguire la classifica di tutti i film dal peggiore al migliore.

6) Buen Camino (2025) di Gennaro Nunziante

Checco Zalone inserisce nuovamente il suo personaggio all’interno di un road movie per creare un ponte tra la vecchia generazione borghese che si adagia sugli allori non facendo nulla per il mondo e quella giovane che invece ha maggior coscienza e cerca strade nuove. Nonostante l’intento di base interessante, per la prima volta il comico sembra decidere di non schierarsi da nessuna parte. Il ricco viene ridicolizzato per la sua sfarzosità e per la sua ignoranza nelle tradizioni, ma non viene mai messo alle strette con una critica dura che lo porta ad un cambiamento. Sebbene la sua evoluzione debba essere dettata dai dialoghi con la figlia, questa sembra che avvenga in modo gratuito senza che il protagonista percepisca di essere una persona fortemente superficiale e non viene mai mostrato il suo rapporto tra l’azienda e gli operai (salvo la simpatica scena del camionista che fa un gesto vendicativo). L’unico personaggio palestinese viene inserito in modo forzato e non ha alcun punto d’incontro con il protagonista che possa portare ad un discorso satirico, così come sia la sessualità della figlia che la presa in giro sugli anziani ricchi (i quali devono svegliarsi perché il futuro non sembra essere in mano a nessuno) sono buttati senza approfondimento. Nonostante delle battute simpatiche e la sempre ottima interpretazione del comico, il cammino di Santiago sembra un espediente troppo debole su cui basarci un lungometraggio che appare troppo diluito e, per la sua superficialità inattesa, diviene il peggior film di Checco Zalone.

Checco Zalone: peggiori film

5) Sole A Catinelle (2013) di Gennaro Nunziante

Sole A Catinelle ha un inizio eccellente che introduce un uomo che ha a cuore soltanto la sua ambizione, inseguendo il sogno dell’imprenditore che prendei ricchi come unico modello di ispirazione. In questo modo viene data importanza soltanto alle cose materiali, finendo per mandare in rovina la sua relazione. Il problema risiede nella parte centrale, la quale mostra numerosi espedienti comici in cui il protagonista fa figure barbine davanti alla borghesia altolocata che non viene sviscerata fino in fondo. Le gag sono esilaranti e fanno passare un’ora e mezza spensierata, ma l’approfondimento della parte satirica viene sacrificato in più punti. Tuttavia il film si riprende con un finale perfetto nel quale il protagonista si rende conto di aver trattato sua moglie come una serva, così finisce per immedesimarsi in lei per lottare a fianco dei lavoratori. Infatti lo scopo del film è quello di mostrare un futuro in cui le grandi fabbriche sono molto più vicine ai dipendenti, incentivando l’Italia a dare importanza ai beni da noi prodotti invece di vendere tutto e di puntare sulle azioni in borsa, lottando contro l’esplosione della crisi. Nonostante la mancanza d’equilibrio nel cercare di raccontare questa possibile unioni tra classi, Sole A Catinelle è una commedia gradevole da riguardare ogni estate.

Checco Zalone: la classifica dei migliori film

4) Cado Dalle Nubi (2009) di Gennaro Nunziante

Nel lungometraggio d’esordio di Checco Zalone come protagonista e di Gennaro Nunziante come regista (il quale collaborerà con il comico in quasi tutti i suoi film) si riflette sul senso dell’ignoranza in Italia. Se da un lato l’opera espone l’enorme bisogno di essere rappresentati e la ricerca di onestà da parte di chi ha maggior sensibilità a prescindere dallo studio fatto a scuola (e da qui la scelta del cantante “mediocre” che aiuta gli italiani nella quotidianità), dall’altro pecca della mancanza di analisi su quale limite debba avere l’ignoranza, soprattutto alla luce del fatto che è stata la mancanza di investimenti sull’istruzione ad uccidere l’Italia. Infatti il punto debole del film è Marika che compare troppo poco se si considera ciò che simboleggia. Tuttavia l’elemento dell’omosessualità è splendido, perché appare semplice e diretto su come dovrebbe essere la visione dei cittadini nei confronti della comunità (le gag sulla mancanza di tatto di Checco sono magnifiche), fino ad arrivare all’iconica scena finale che mostra il pregiudizio ancora troppo vivo in uno stato in cui si cerca comunque di essere sé stessi. Sarebbe stato opportuno anche un maggiore spazio alla critica contro la Lega, ma le gag con il politico Mantegazza (interpretato da un eccellente Ivano Marescotti) sono comunque pungenti ed iconiche. Un interessante esordio pur non essendo uno dei migliori film di Checco Zalone.

3) Tolo Tolo (2020) di Checco Zalone

Unico film ad essere diretto da Checco Zalone stesso, Tolo Tolo è forse il più coraggioso della sua carriera. Infatti l’opera vuole inseguire lo stesso obiettivo di Io Capitano diretto da Matteo Garrone (pur applicando ovviamente una forma diversissima), mostrando le condizioni pessime con cui arrivano i migranti ed evidenziando quindi sia la guerra che subiscono chela povertà con la quale convivono ogni giorno. Le scene in cui il protagonista ignora ciò che ha intorno pensando ai fatti suoi, come quella in cui parla al cellulare dei suoi problemi familiari mentre accanto a lui c’è gente che scappa dalle sparatorie delle milizie, sono black humour sopraffino. Anche i cittadini che preferiscono la morte dei loro parenti, intascando i soldi del risarcimento, e urlando Prima gli italiani a caso e unicamente per avere attenzione è un altro tocco di classe. Splendido il concetto di rappresentare il fascismo come una malattia che nasce nel momento in cui l’italiano non vuole dare una mano per avere tutto e subito: non importa chi soffre, basta che stia bene lui. Il viaggio è gestito benissimo e c’è persino una critica agli artisti cinematografici che hanno rinunciato alla realtà per il loro benessere, tramite una borghesia che si arricchisce con le disgrazie. Il punto debole del debutto alla regia è il finale che non racconta le condizioni dei migranti una volta arrivati in Italia, senza contare il numero musicale in tecnica mista che sembra gratuito, confuso ed un pretesto per mostrare i muscoli del budget e distrarre gli spettatori dalla mancanza di una vera conclusione, come se ci fosse ansia di prestazione. Nonostante i difetti elencati, Tolo Tolo risulta essere un’ottima commedia ed un’operazione rara nel cinema italiano contemporaneo per il grande pubblico.

2) Che Bella Giornata (2011) di Gennaro Nunziante

Un altro passo estremamente interessante nella carriera di Checco Zalone. In Che Bella Giornata il tema dell’ignoranza è affrontato con maggior consapevolezza, evidenziando un’Italia intrappolata in un vortice infinito di raccomandazione, con gag divertenti in cui i personaggi pagano lo scotto di aver assunto un dipendente incapace soltanto per il suo ruolo in famiglia. Eppure, nonostante l’arretratezza mentale del paese, può ancora esserci spazio per l’amore e per l’integrazione. Il film infatti gioca sull’unione tra due culture diverse, specialmente nelle scene in cui Farah (interpretata da una perfetta Nabiha Akkari) conosce le tradizioni del sud e viene travolta da un’accoglienza calorosa. Allo stesso tempo la sceneggiatura semina indizi particolari, evidenziando terroristi che non sanno dimenticare, ma la soluzione è il dialogo attraverso incontri che possono risolvere tutto grazie ad una mangiata di cozze. Tale soluzione tuttavia non è semplice, soprattutto se si vive in un paese in cuisi va in guerra per avere uno stipendio decente e per non affrontare i propri problemi familiari. Molto intelligente ed esilarante, per esempio, il cameo di Caparezza che è costretto a cantare brani italiani anni 60 in un paesello in cui nessuno ha volontà di conoscere canzoni internazionali, denunciando una chiusura mentale. Inoltre l’ignoranza del protagonista, per quanto quest’ultimo sia dolce, stavolta non salva il personaggio da un finale amaro in cui i due paesi hanno ancora troppe ferite da risolvere prima che possano intrecciarsi davvero, con l’amore che si interrompe a malincuore. Una commedia brillante e amara che porta lo stesso una piccola speranza, creando uno dei migliori film di Checco Zalone.

1) Quo Vado? (2016) di Gennaro Nunziante

Quo Vado? è l’unione perfetta di tutto ciò che rappresenta il cinema di Checco Zalone. La critica al governo è evidente, con i politici che fanno promesse false per togliere lavoro a chi ce l’ha ed evitare di pagare. Matteo Salvini è paragonato ad un bambino che fa i capricci. Di conseguenza l’italiano medio è una vittima? Non per forza, anzi, è condannato in modo spietato perché dice sempre di si a tutto adeguandosi alle scorrettezze del suo stesso paese. Il protagonista infatti è ossessionato dal posto fisso dipinto come unica ancora di salvezza, ma in realtà è l’ultimo fantasma di un’Italia passata quando ci potrebbero essere molte più soluzioni che però vengono soppresse dalla mancanza di fondi per coprire la poltrona. Misogino e scorretto, il personaggio di Checco trova la vera salvezza solo quando una donna lavoratrice e ambiziosa gli fa vedere le aperture del mondo esterno, dimostrando che in altri paesi si possono seguire altre strade, quindi perché non anche in Italia? Tutto il momento in cui il protagonista decide di tornare ad essere disonesto ed egoista perché non ne può fare a meno è estremamente amaro. La soluzione è la scelta di non essere più egocentrici e di aprire i confini, osservando anche chi ha bisogno. L’altruismo diviene quindi la speranza di un’Italia che già dieci anni fa continuava ad essere ossessionata dalla tradizione e dall’indifferenza. Forse non è la soluzione definitiva, ma di certo è la base che ancora oggi non si riesce ad applicare. Quo Vado è pieno di gag divertentissime, stoccate politiche molto intelligenti ed un eccellente uso di scenografie. Non è soltanto il miglior film di Checco Zalone, ma anche uno dei più grandi film italiani del ventennio che è destinato ad essere ricordato anche al di là del “semplice” record al box office.