Primavera: si stacca la corda del primo violino

Arrivato sul grande schermo in tempo per le festività di fine anno, Primavera è il secondo film scritto e diretto da Damiano Michieletto, con protagonisti Tecla Insolia e Michele Rondino.
Primavera recensione film Tecla Insolia

Successivamente al suo debutto con il film del 2021 Gianni Schicchi, Damiano Michieletto torna sul grande schermo nel periodo delle feste. A contendersi la scena con colossi del botteghino, come Buen Camino con Checco Zalone e Avatar: Fuoco e Cenere, arriva infatti in sala il film Primavera. Attingendo direttamente dal meglio del nostro panorama cinematografico, Tecla Insolia e Michele Rondino formano la coppia protagonista di quest’opera che porta sullo schermo il mito di Antonio Vivaldi, ma rivisto sotto una luce inedita. Ecco di seguito la recensione di Primavera diretto da Damiano Michieletto.

La trama di Primavera, il film di Damiano Michieletto con Tecla Insolia e Michele Riondino

Tratto dal romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa, vincitore del Premio Strega nel 2009, Primavera è il secondo film diretto da Damiano Michieletto e co-scritto assieme a Ludovica Rampoldi, recentemente al cinema con il suo primo film Breve storia d’amore. Primavera viene ambientato agli inizi del Settecento al Pio Ospedale della Pietà di Venezia, seguendo come protagonista la giovane orfana e talentuosa violinista Cecilia.

La ragazza e le altre orfane del convento/conservatorio si esibiscono per circoli privati ed altolocati, mantenendo sempre all’oscuro la propria immagine ma non il loro talento musicale, apprezzato in tutta Europa. Quando il successo inizia tuttavia a scarseggiare, l’istituto è costretto a sostituire il maestro del complesso, richiamando un rinomato artista caduto ormai in disgrazia: Antonio Vivaldi. Riconoscendo a Cecilia il suo giusto ruolo, ecco che la musica inizia a cambiare.

La recensione di Primavera: non ci sono più le mezze stagioni

Classe 1975, il regista veneziano Damiano Michieletto torna sul grande schermo 4 anni dopo la presentazione, al Torino Film Festival, della sua opera prima Gianni Schicchi. Si trattò di una commedia musicale molto particolare, con protagonista Giancarlo Giannini e tratta dall’omonima opera comica di Giacomo Puccini. Indissolubile il legame tra Michieletto ed il teatro, il suo “vero amore”, con la produzione e regia negli anni di diverse opere da palcoscenico. Con il terzo decennio del nuovo millennio, tuttavia, arriva anche la chiamata del grande schermo, infondendo nello spazio filmico la sua passione e devozione.

Il focus, tuttavia, si sposta (senza allontanarsi troppo) dall’ombra del sipario, sempre rosso scarlatto, andando ad abbracciare una biologica “collega”. Con il titolo che richiama probabilmente la Stagione più celebre dell’immortale compositore Antonio Vivaldi, Primavera ha come protagonista proprio la Musica e, con essa, tutta la sua ammaliante funzione di ribellione e libertà. L’opera di Michieletto, infatti, non è un film su Vivaldi ma con Vivaldi, con il maestro che viene relegato a margine di un discorso prettamente femminista e di dignità umana. Quella della Primavera è sicuramente la stagione della rinascita, della fioritura, arrivando alle naturali e naturalistiche assimilazioni con la maturazione ed emancipazione femminile.

La Musica che non ha forma, la Musica che non ha volto, con l’inevitabile contaminazione che sopraggiunge nel ruolo dello sguardo più che dell’ascolto. Si arriva sempre ad una questione di corpi, in una danza di incontri e contrasti, fiorire, diventare “biologicamente donna”, entrare nelle sue Grazie. <<Tutto quello che valiamo sta lì>> viene rivelato al personaggio protagonista del film, racchiudendo al suo interno tanto una millenaria condanna patriarcale quanto lo strapotere di genere. Intrigante ed importante, infatti, come Primavera evidenzi la cruciale e fondamentale importanza del sesso e della fisicità, specialmente nella seconda parte nel rendere vittima e carnefice il personaggio di Stefano Accorsi.

Da una parte, infatti, il film tende a ridimensionare (più che ridicolizzare) i potenti uomini presenti in scena, mostrando altresì come, alla fine, siano sempre le donne a tirare avanti le fila. D’altra parte, invece, tale dislivello di genere e sociale resta bloccato in gola, mostrando come tali soggetti riescano, in un modo o nell’altro, sempre a prevalere. Vivaldi ottiene la sua standing ovation, il Governatore ad aumentare il prestigio del suo complesso e Sanfermo, comunque ferito, spezza il futuro (?) di Cecilia risposandosi comunque con un’altra ragazza.

Primavera, infatti, tende a rimanere fin troppo all’interno dello spazio filmico, non arrivando a servire le profonde e stimolanti riflessioni accennate nell’arco dei 100 minuti. La ricerca (anche e soprattutto simbolica) della madre da parte di Cecilia viene scartata troppo presto, con tutto ciò che ne consegue. Si aggiunga a ciò l’intero animo e spirito musicale che, proprio nel finale, trova una brusca scappatoia, con la ragazza che si accorge di non star vivendo la vera libertà semplicemente suonando uno strumento.

Arriva da questo punto di vista un vero e proprio tradimento e fallimento concettuale, non sapendo il reale motivo del perché Cecilia abbia bisogno di suonare (a differenza di Vivaldi che, al contrario, riceve la sua compiutezza). Sarebbero state due armi vincenti e potenti su cui soffermarsi, sfruttate qui solo ed esclusivamente come espedienti di trama nel seguire il percorso di emancipazione/fuga di Cecilia. Si arriva dunque a percepire un fastidioso senso di incompiutezza, con alcune determinanti pagine dello spartito che mancano all’appello, in contrasto con l’eleganza e l’armonia della messa in scena.

La pregevole performance del complesso

Se dal punto di vista narrativo, di crescita di personaggi e di sviluppi analitici il film lascia alquanto a desiderare (aggiungendo qualche enigmatico stacco di montaggio di troppo), la visione di Primavera riesce comunque a conquistare con grande piacere. Scenicamente, infatti, il film colpisce pregevolmente l’occhio, con la luce naturale che infonde nuova vita ad una ricostruzione storica che si può pregiare degli angoli veneziani d’altro tempo. Impeccabile a tal proposito anche il lavoro su trucco, costumi ed acconciature, regalando anche diversi affreschi pittorici sullo schermo, per una visione estremamente elegante e perfettamente aderente all’armonia della musica protagonista.

L’impeto musicale, oltre a trainare minuti di puro “classicismo”, offre sicuramente una gran mano al ritmo del racconto, riuscendo anche a strappare qualche stoccata importante. Ad elevare la caratura di musica diegetica ed extradiegetica, tuttavia, è sempre un abile musicista, o più di uno come in tale occasione. La giovanissima Tecla Insolia non è più una scoperta ormai, con la protagonista de L’arte della gioia che continua a collezionare importanti ruoli ed interpretazioni. Arrivata nel 2025 sul grande schermo con Amata, per la regia di Elisa Amoruso, la giovane interprete buca lo schermo con la feroce eleganza che già la contraddistingue, rubando la scena a 2 pesi massimi del panorama cinematografico italiano.

Nonostante il personaggio sia alquanto “estraneo” alla storia del cinema, il Vivaldi di Michele Riondino ha comunque un suo ché di inedito. Contrastando quell’immaginario di genio artistico riconosciuto in tutto il mondo, il personaggio si presenta infatti come scomodo, malato ed in rovina, crescendo con il passare dei minuti fino a chiudere il cerchio nel finale. In disparte, ma comunque determinante in termini narrativi e non solo, è invece il Sanfermo di Stefano Accorsi, il quale esce fresco fresco dalla collaborazione con la giovane protagonista proprio in Amata.

In conclusione, con il suo secondo film Damiano Michieletto alza decisamente la posta in palio, portando su schermo nomi altisonanti ed un’importante messa in scena. Una visione che colpisce l’occhio per la sua performante ricostruzione storica, e coinvolge per il suo importante e decisivo contributo musicale, già di per sé protagonista. Il racconto di Primavera, tuttavia, risulta fine a sé stesso, perdendo diverse occasioni per far cadere la maschera ed affrontare di petto cruciali dinamiche non solo sociali. Il film che vede protagonista Tecla Insolia, tuttavia, resta un pregevole esempio del grande potenziale del nostro panorama cinematografico, ancora in attesa di spiccare finalmente e definitivamente il volo.

Il poster ufficiale del film Primavera
Primavera
Primavera

Arrivato sul grande schermo in tempo per le festività di fine anno, Primavera è il secondo film scritto e diretto da Damiano Michieletto, con protagonisti Tecla Insolia e Michele Rondino.

Voto del redattore:

7 / 10

Data di rilascio:

25/12/2025

Regia:

Damiano Michieletto

Cast:

Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi, Fabrizia Sacchi, Valentina Bellè, Stefano Accorsi

Genere:

Drammatico, storico

PRO

Una visione che colpisce pregevolmente l’occhio.
La musica che diventa protagonista su più livelli.
La continua conferma di Tecla Insolia e Michele Riondino.
La contraddittorietà di un racconto troppo fine a sé stesso.