I migliori film italiani del 2025

È il momento di tirare le somme sull’annata cinematografica che sta volgendo al termine: ma quali sono stati i migliori film italiani del 2025? La nostra Top 10.
I Migliori film italiani del 2025

Come ogni anno, il periodo che va da Natale a Capodanno è costantemente dominato, oltre che da feste, dolci e interminabili pranzi di famiglia dalla realizzazione, da parte di testate, critici, content creators o semplici appassionati, delle classifiche di fine anno. In questo caso specifico però, non vogliamo concentrarci su tutti i film usciti durante questa stagione cinematografica, bensì solamente su quelli del nostro territorio, così da stilare la classifica dei migliori film italiani del 2025. Tra film visti in anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Festival di Cannes, grandi conferme e piccole sorprese che fanno ben sperare per il futuro, segue dunque la Top 10 italiana dell’anno. Prima però, è importante specificare che, come ogni classifica, non si tratta che di un gioco, quindi non vi scandalizzate se manca il vostro film preferito o se un lungometraggio è troppo in alto o in basso rispetto alla vostra preferenza, perché non è che una perdita di tempo.

10) La Valle dei Sorrisi – Paolo Strippoli

Ad aprire la classifica dei migliori film del 2025 troviamo quello che è stato probabilmente l’horror più chiacchierato ed apprezzato dell’anno nel nostro paese. Paolo Strippoli è un talento e gli va dato modo di dare libero sfogo alla propria immaginazione senza però addossargli – come in molti hanno fatto – titoli di grande genio o futuro del nostro cinema. È giovane ed ha davanti a sé una lunga carriera che necessita però di rimanere pura e non sporcata da leggi di mercato o dal peso delle aspettative. La Valle dei Sorrisi è infatti sì un ottimo titolo che alla nostra cinematografia fa solo del bene, ma è anche ben lontano dal mezzo capolavoro cui molti hanno gridato e soffre dei classici problemi delle prime opere, come l’essere molto derivativo. Allo stesso tempo, si tratta di un tipo d’opera che, in Italia, non vedevamo da un bel po’, motivo per cui si è meritato una menzione nella Top 10 italiana dell’anno.

9) Il Maestro – Andrea Di Stefano

A proposito di un tipo di cinema divenuto ormai merce rara nel nostro paese, Il Maestro conferma il talento di Andrea Di Stefano che, dopo il già ottimo L’ultima Notte di Amore, torna a fare coppia con Pierfrancesco Favino con un film che non è altro che la risposta proletaria a Challengers. Il lungometraggio – presentato in anteprima mondiale nella sezione fuori concorso dell’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – si prende infatti la briga di raccontare un pezzo d’Italia che, al cinema, vediamo con il contagocce, soprattutto oggi, dai campetti di periferia al modo in cui i genitori si relazionano con i propri figli, facendo quella che poi non è altro che una commedia amare in cui si ride dando spunti di riflessione interessanti. Certo, cade più volte nei soliti cliché del nostro cinema (e non solo), ma Di Stefano è bravo a gestirli e farli sposare alla perfezione con la narrazione, regalandoci un film altamente godibile e adatto ad ogni tipo di spettatore.

8) La Città Proibita – Gabriele Mainetti

Per quanto possa sembrare il contrario, anche La Città Proibita è un film adatto a ogni tipo di spettatore. Gabriele Mainetti porta infatti le arti marziali in una piccola realtà come quella di Piazza Vittorio a Roma, che diventa però racconto universale attraverso i suoi personaggi e la storia che racconta. Mainetti fa esattamente quello che fece 20 anni fa Quentin Tarantino: prende il cinema che lo ama e se lo porta a casa, dove ne realizza una sua versione fedele alla propria visione. Non stiamo qui a dire che La Città Proibita sia Kill Bill, ma il collegamento è evidente. Certo, si tratta di un’opera a tratti strabordante, ma l’approccio filmico di Mainetti resta, ad oggi, unico e noi non possiamo che appoggiarlo e sostenerne la causa, perché questo è il cinema di cui abbiamo bisogno, non sequel o remake di opere già esistenti, bensì originalità che ci smuova e che perlomeno tenti di farci uscire dalle sabbia mobili in cui ci troviamo (da anni).

7) Orfeo – Virgilio Villoresi

A seguito di un lungo periodo trascorso tra formazione pubblicitaria e cortometraggi di grande rilievo, Virgilio Villoresi esordisce con un lungometraggio che omaggia tutta la tradizione letteraria del post-moderno italiano, che trova in Dino Buzzati uno dei suoi capostipiti principali; in effetti, il suo Orfeo muove i passi da Poema a fumetti, in quella che potremmo considerare come la prima vera graphic novel italiana in cui il celebre giornalista, scrittore e romanziere reinventava il mito di Orfeo e Euridice in una chiave urbana molto pregna di elementi cinematografici, televisivi, giornalistici e letterari. Ne deriva un film stratificato, che nei suoi poco più di  70 minuti riesce a unire tantissime caratteristiche molto vivide, a partire dall’uso interessantissimo dei colori fino alle tecniche di ripresa e fotografia di Villoresi, che sfrutta anche il suo enorme bagaglio di conoscenze (danza compresa) per restituire un immaginario particolarmente solido, per cui l’unico difetto probabilmente si ritrova delle interpretazioni, per fortuna, piuttosto laterali rispetto all’impianto totale del film. Presentato fuori concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

6) Fuori – Mario Martone

Unico titolo italiano presente all’interno del concorso del 78esimo Festival di Cannes, Fuori è il nuovo film di Mario Martone che, in primis, qui dirige alla perfezione il cast prima ancora dell’opera stessa: il trio formato da Elodie, Matilda De Angelis e Valeria Golino funziona come una macchina perfetta, con quest’ultima come ingranaggio centrale del meccanismo. Golino interpreta infatti Goliarda Sapienza, la scrittrice italiana cui lei stessa ha dedicato la serie tv L’arte della Gioia in qualità di regista. Un cerchio che si chiude. Martone si conferma uno dei registi più importanti del nostro paese e non a caso – nonostante questa specifica opera sia stata recepita male dalla critica internazionale – molto apprezzato all’estero e, in particolar modo, in Francia. Rispetto al film ed al regista che seguono, Fuori non può però essere considerato uno dei migliori lavori del regista partenopeo e, per questo motivo, non riesce a superare la sesta posizione nella classifica dei migliori film italiani del 2025.

5) Sotto le Nuvole – Gianfranco Rosi

Nuova posizione della classifica dei migliori film italiani del 2025 e nuovo film pescato dalla Biennale Cinema di Venezia che, quest’anno, ha riportato in concorso un regista in grado di aggiudicarsi, in carriera, sia un Leone d’oro che un Orso d’oro, ovvero Gianfranco Rosi che, con Sotto le Nuvole, ottiene il Premio Speciale della Giuria presieduta dal premio Oscar Alexander Payne. I suoi ultimi lavori non ci avevano minimamente convinto e pensavamo che Rosi fosse ormai ostaggio del suo stesso personaggio, quasi come se si fosse auto confinato in un tipo di cinema che non lo rappresentasse fino in fondo. Sotto le Nuvole lo porta invece a Napoli, se ne frega del giudizio altrui, raccontando una storia che fonde alla perfezione risate e serietà, narrando una storia apparentemente piena di contraddizioni ma che trova, proprio nella sua struttura, la chiave di volta, esattamente come Napoli. La felicità nel rivedere Rosi a questi livelli ci porta così a premiarlo rispetto al discorso fatto precedentemente per Martone.

4) Queer – Luca Guadagnino

Ai piedi del podio nella classifica dei migliori film italiani del 2025 troviamo Queer. In molti potrebbero storcere la bocca in quanto si tratta di una co-produzione con gli Stati Uniti e con un cast totalmente internazionale, ma non ci interessa. Il regista è infatti Luca Guadagnino e Queer trasuda in ogni inquadratura l’essenza del suo cinema che è, tra le altre cose e sempre e comunque, a prescindere dai cast che può avere, un cinema italiano nel migliore delle sue accezioni. Spernacchiato per una vita, Guadagnino si sta finalmente riprendendo tutto ciò che ha sempre artisticamente meritato di avere ed oggi è ormai considerato in tutto il mondo come uno dei migliori autori in circolazione. Piano piano lo stanno capendo anche in Italia. Queer è esattamente come il romanzo di William S. Burroughs da cui è tratto, ovvero una palla matta impossibile da comprendere fino in fondo – e, in questo caso, riportare su schermo – e che forse, a differenza di alcune delle opere sopracitate, parla a tutti ma non è per tutti e solo con un certo tipo di mentalità lo si può apprezzare fino in fondo. E no, non stiamo parlando di essere o non essere intelligenti, bensì aperti, empatici, curiosi. Merce rara al giorno d’oggi.

3) Un Film Fatto per Bene – Franco Maresco

Ed eccoci al podio. Al terzo posto nella classifica dei migliori film italiani del 2025 c’è il ritorno di Franco Maresco, che presenta in anteprima – nonostante lui non vi abbia presenziato – all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Un Film Fatto per Bene che, forse, non è fatto per bene. Si tratta infatti di un progetto (l’ennesimo nella sua carriera) che si è costantemente trovato ad un passo dal fallimento, dall’implosione, dal non vedere mai la luce e che, alla fin fine, arriva nelle sale più per volere di Lucky Red e di Andrea Occhipinti che dello stesso Maresco. L’opera, nata inizialmente per parlare di Carmelo Bene, finisce per essere una sorta di trasposizione del diario segreto di Maresco stesso, che realizza qui una delle sue opere più radicali, dove ne ha per tutto e tutti, dove non scende a compromessi e critica l’intero sistema-cinema italiano, dalla critica al modo in cui anche i meno indicati possono diventare attori se hanno gli agganci giusti. E sì, si fanno anche tanti nomi e cognomi. A differenza di altre opere presenti in questa Top 10, Un Film Fatto per Bene è un lungometraggio estremamente nazionale e che non sembra possa davvero parlare ad un pubblico straniero, ma tanto ci basta per amarlo.

2) Le Città di Pianura – Francesco Sossai

Al secondo posto nella classifica dei migliori film italiani del 2025, troviamo la sorpresa dell’anno. Sorpresa perché Francesco Sossai non è di certo uno dei nomi più noti del nostro cinema ed è solamente al secondo lungometraggio, eppure Le Città di Pianura ci ha stregato. Si tratta della perfetta fusione tra cinema commerciale e cinema indipendente, che dal particolare riesce a diventare universale perché, alla fin fine, non fa che parlare di uomini, in primis grazie alle interpretazioni clamorose di Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla e alla riscoperta di Filippo Scotti, rimasto incastrato nel nostro sistema cinematografico dopo il successo di È stata la Mano di Dio. E poi, diciamolo, riesce a raccontare una realtà italiana praticamente invisibile nella nostra produzione, sempre ferma sui soliti nomi, su Roma e sull’usato sicuro. Come spesso accade, a rendersi conto del talento di Sossai è stata in primis la Francia, con Le Città di Pianura che è stato presentato nella sezione Un Certain Regard del 78esimo Festival di Cannes ma, ad onor del vero, il titolo ha avuto un buonissimo successo – un milione e mezzo al botteghino – ed un ottimo passaparola. Una favola meravigliosa che trova però, sul suo cammino verso il titolo di miglior film italiano dell’anno, un’opera davvero fuori scala.

1) After the Hunt – Luca Guadagnino

Ebbene sì, quest’anno c’è chi non si è limitato ad un solo titolo presente nella Top 10 dell’anno. Al primo posto nella classifica dei migliori film italiani del 2025 c’è di nuovo Luca Guadagnino, questa volta con After the Hunt. Presentato fuori concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, siamo di fronte a quello che è, secondo noi, il miglior film di Guadagnino; così come fu lo scorso anno con Challengers; così come nel 2018 con Suspiria; così come nel 2017 con Chiamami col tuo Nome: la prima cosa che salta all’occhio nella filmografia del regista è infatti la sua straordinaria e costante crescita artistica e After the Hunt non rappresenta che la punta di diamante tra i vari progetti di un autore che, come detto, è stato per fin troppo tempo bistrattato in patria e, per fortuna, esaltato all’estero, in primis negli Stati Uniti, che gli permettono più di ogni altro paese di dare libero sfogo ai propri bisogni artistici ed umani.

Questo film non è che la dimostrazione di tutto ciò, distrutto da buona parte della critica ed enorme flop al botteghino. Da un certo punto di vista, ci verrebbe da dire che è un buon segno. After the Hunt è un film che parla dell’oggi come nessun’altro e, nel farlo, parla della natura stessa dell’uomo, toccando temi delicatissimi con un’arguzia incredibile, tagliente, unica. Forse l’unico vero e grande capolavoro prodotto dal nostro cinema quest’anno, che omaggia Woody Allen e fa del dialogo, della parola, il suo punto forte ma per capirle, evidentemente, servono delle orecchie che funzionino a modo. Non tutto ha lo scopo di metterci a proprio agio, cerchiamo di ricordarcelo.