Così come il mondo delle grande schermo, che prosegue a gonfie vere al netto di futili disfattismi, anche le serie televisive avanzano considerevolmente nel corso degli anni, con grandi autori che si prestano a una dimensione e a uno schermo completamente differente per mettere in piedi delle narrazioni di grandissimo valore; ciò si traduce in una serie di prodotti di grande interesse, tanto per lo spettatore quanto per gli addetti ai lavori. Poi possiamo notare quello che è il grande successo delle miniserie negli ultimi anni, capaci di imporre un certo tipo di stile, ritmo e narrazione in pochissime puntate, conquistando per diversi mesi, chi guarda: facendo la somma di tutto ciò che abbiamo visto nel 2025, vogliamo lasciare al lettore una lista di quelle che riteniamo le 10 migliori serie TV del 2025, considerando i gusti dei redattori e tentando di venire incontro a qualsiasi gusto possibile.
1) M. Il figlio del secolo (Joe Wright)
Senza ulteriori indugi, abbiamo in via alla nostra classifica delle10 migliori serie TV del 2025 con un prodotto che ha conquistato in spettatori fin dalla sua prima presentazione in anteprima alla mostra del cinema di Venezia 2024: siamo parlando di M. Il figlio del secolo, la serie televisiva di produzione italo-francese che trova, in Joe Wright, una regia incredibile tanto per la fluidità e il ritmo delle immagini quanto per l’intento narrativo di avvicinare Benito Mussolini allo spettatore, con frequenti primi piani e rotture della quarta parete che ne ridicolizzano la goffa figura. Il lavoro diLuca Marinelli è esemplare nel costruire uno dei personaggi politici più controversi della storia dell’umanità, in una serie cheadatta il primo dei romanzi di Antonio Scurati con una grande capacità di giocare anche sulla componente ironica e più satirica dei personaggi; una vera e propria eccellenza produttiva in cui anche gli attori e, generalmente, vediamo impegnati in prodotti di scarsa qualità, riescono a elevare se stessi al meglio, restituendo lo spettatore un prodotto praticamente immortale.
2) Pluribus (Vince Gilligan)
Probabilmente, parliamo di una serie in grado di fare la storia innanzitutto per un suo grande record, relativo alla candidatura di Rhea Seehorn come miglior attrice protagonista prima ancora che la serie potesse chiudere i battenti per quanto riguarda la sua prima stagione; segno di una grandissima resa sullo schermo dell’attrice, così come indicatore di un successo clamoroso di Pluribus che è diventato velocemente il prodotto più visto di sempre su Apple TV, fronte serie televisive. C’è poco da dire a proposito del magistrale lavoro di Vince Gilligan, dal momento che basterebbe semplicemente il suo nome e il suo cognome per sottintendere anche una perfezione nella capacità di ideare e immaginare ogni dettaglio all’interno della serie, in cui il virus alieno che genera una coscienza collettiva che schiavizza l’umanità in maniera mai violenta e bellica, bensì con interessantissime riflessioni su consenso, accesso alla memoria di ogni essere umano, intelligenza artificiale e tecnologia contemporanea. Un gioiello sotto tutti i punti di vista, che trova nel ritmo cadenzato e nella capacità di declinare ogni dettaglio in maniera perfetta la sua ragion d’essere.
3) Dieci capodanni (Rodrigo Sorogoyen)
A proposito di grandi autori e di dettagli che riescono a essere disposti in maniera impeccabile, anche Dieci Capodanni merita un posizionamento importante nella nostra classifica delle 10 migliori serie televisive del 2025; dietro la macchina da presa c’è un genio della regia, che con il suo As Bestas ha trovato uno dei capolavori del cinema contemporaneo: Rodrigo Sorogoyen. La serie televisiva, distribuita in Italia direttamente su RaiPlay, vede nei suoi 10 episodi il racconto di dieci capodanni differenti, in cui la storia d’amore tra i due protagonisti, di fatto gli unici due attori di rilievo, in termini di screentime all’interno della serie, si sviluppa a poco a poco, con l’incedere su piccoli gesti e dettagli che denotano non soltanto il sentimento comune, ma anche la vita differente dei due, che si scompone nei restanti 364 giorni dell’anno. Una serie televisiva che strizza l’occhio alla trilogia di Before di Richard Linklater che, per questo motivo, propone il sentimento con un una grandissima maturità, senza eccedere in sentimentalismi e lasciando che i silenzi parlino perfettamente allo spettatore.
4) The Studio (Seth Rogen, Evan Goldberg)
Apple TV è diventato una vera e propria fucina di talenti negli ultimi anni, soprattutto dal punto di vista televisivo, complice una grande capacità di lasciare campo libero agli autori mettendo a disposizione anche risorse produttive particolarmente importanti; il risultato, accanto a un’altra serie che ci diamo successivamente, è nella come di The Studio, una gioiello di rara bellezza per quanto riguarda la capacità di entrare nei ranghi del cinema contemporaneo, parodizzandone le forme e portando sullo schermo quello che in molti si sono affrettati a definire come il Boris hollywoodiano. La serie scritta è diretta da Seth Rogen, che agisce anche come attore protagonista, si avvale di una serie di elementi che attingono sicuramente dalla forza degli interpreti, tutti in cameo: basti pensare al primissimo episodio con Martin Scorsese, che parodizza praticamente la sua stessa situazione di regista in crisi e obbligato ad affidarsi alle piattaforme di streaming, o all’incredibile interpretazione di un mai banale di Bryan Cranston. The studio è una serie che, anche per la sua brevità, merita di essere recuperata per approcciare, in maniera differente, al panorama seriale contemporaneo con grande divertimento.
5) Asura (Hirokazu Kore’eda)
Sul fatto che Hirokazu Kore’eda sia uno dei registi più importanti degli ultimi 30 anni, ci sono davvero pochi dubbi. Stiamo parlando di un regista pluripremiato al Festival di Cannes che, con il suo film Palma d’oro – Un Affare di Famiglia – è addirittura arrivato a vincere un premio Oscar. Nonostante onori il grande schermo però, incursioni televisive non sono mai mancate nella sua carriera e, da qualche anno, è legato ad un contratto con Netflix che ha portato le sue serie alla portata (ed orecchio) di tutti. Se due anni fa Makanai aveva parzialmente deluso, con Asura arriva uno dei prodotti per piccolo schermo più importanti dell’anno, con cui il regista giapponese dimostra quanto, pur essendo due medium con regole completamente diverse, si possono creare opere straordinarie per il cinema come per la televisione. Mescolando i generi e con quel tipico sguardo sull’uomo e su come la vita lo metta costantemente alla prova, in soli 7 episodi Asura riesce a condensare un racconto così intimo e familiare che, pur sviluppandosi tra Tokyo e i suoi dintorni, diventa universale e parla al mondo intero. La miglior serie Netflix dell’anno e una dei suoi migliori prodotti di sempre.
6) Last Samurai Standing (Michihito Fuji)
Ambientata nel crepuscolo dell’era samurai, The Last Samurai Standing si impone come una delle serie giapponesi più potenti e stratificate arrivate su Netflix negli ultimi anni, trasformando il battle royale in un dispositivo narrativo profondamente storico e umano che ha saputo conquistare soprattutto gli amanti di Squid Game e serie TV simile. Il torneo mortale a cui partecipano i protagonisti è tanto un espediente spettacolare per dare il via alla narrazione, quanto la metafora della fine di un’era: uomini cresciuti secondo un codice d’onore ormai obsoleto, costretti a combattersi per sopravvivere in un Giappone che non ha più posto per loro. La regia asciutta e brutale di Michihito Fuji esalta combattimenti realistici e fisici, mentre il personaggio interpretato da Junichi Okada incarna il conflitto in tutto e per tutto: ne deriva un racconto teso e malinconico, dove la violenza non è mai gratuita ma sempre carica di significato, e ogni morte pesa come un passo in più verso l’estinzione definitiva del mito samurai.
7) Adolescence (Philip Barantini)
Ha conquistato il favore della critica e non solo, con una serie di premi ottenuti per la sua incredibile originalità, oltre che per una qualità indiscussa su tutti i punti di vista: siamo parlando di Adolescence, una delle migliori 10 serie TV dell’anno e, senza alcun dubbio, la migliore tra le miniserie, se consideriamo un impianto narrativo che si conclude senza possibilità di rinnovo per un ulteriore stagione. Tutto funziona in una serie praticamente perfetta, a partire dal piano sequenza messo in piedi da Philip Barantini, un regista che aveva già dimostrato di possedere grandi qualità con questo particolare stile di regia nel film Boiling Point, fino a giungere all’interpretazione del giovanissimo Owen Cooper, nei panni dell’adolescente che viene incriminato per omicidio. Il tutto è mediato dalla scrittura e dalle qualità recitative impeccabili di Stephen Graham, per una serie che, in quattro episodi, riesci a fare più di quanto tante stagioni non riescano a dire con numerose parole.
8) Scissione 2 (Ben Stiller, Aoife McArdle)
Il lavoro per la realizzazione della seconda stagione di Scissione è stato piuttosto complicato, soprattutto dal punto di vista produttivo, con lo sciopero degli sceneggiatori e le problematiche legate al Coronavirus che hanno rallentato nettamente l’impianto di una stagione che si avvale molto degli spazi chiusi e della componente claustrofobica. L’apertura verso l’esterno, il contraltare tra chi è dentro e chi è fuori la Lumon Industry, oltre che le problematizzazioni sociali, sono ancora presenti in una seconda stagione che espande il suo raggio, tanto dal punto di vista narrativo quanto nella messa in scena vera e propria. Probabilmente, rispetto all’illuminante prima stagione, Scissione 2 soffre di una piccola ridondanza in alcuni punti, e non convince perfettamente il trattamento degli esterni in specifiche componenti narrative della stagione; tuttavia, il lavoro messo in piedi è ancora qualitativamente valido, degno di visione e grande interesse da parte dello spettatore, pertanto non possiamo che considerare Scissione 2 tra le migliori serie del 2025.
9) Long Story Short (Raphael Bob-Waksberg)
Una delle migliori serie tv del 2025 è Long Story Short, creata da Raphael Bob-Waksberg (BoJack Horseman) e distribuita in esclusiva su Netflix. Si tratta di un racconto familiare intriso di black humor e, più in generale, di un’ironia tagliente che mira a mettere in luce con leggerezza il peso dell’esistenza, dando vita a un meraviglioso e necessario paradosso. Attraverso dialoghi serrati e continui salti temporali vengono messi in evidenza gli aspetti caratteriali e psicologici di ciascun componente della famiglia Schwooper, mostrando come, pur a fronte di evidenti cambiamenti, alcuni episodi dell’infanzia abbiano agito come un vero e proprio effetto farfalla nelle loro vite. La forza di Long Story Short risiede proprio nella traiettoria dei suoi personaggi, sorretta da una scrittura solida che, al tempo stesso, assume i tratti di uno “logorroico” stream of consciousness, capace di condensare memoria, crescita e declino in una sola stagione. Il fascino della serie sta infine nella sua capacità di spingere lo spettatore a evocare i propri ricordi familiari, forse con amara nostalgia, ma anche con un autentico slancio introspettivo.
10) The Pitt (R. Scott Gemmill)
Chiudiamo la nostra lista delle 10 migliori serie TV del 2025 con The Pitt, altro grande successo in campo seriale già rinnovato per una seconda stagione e giunto in Italia, pur con qualche mese di ritardo rispetto alla programmazione statunitense, direttamente sulla piattaforma di NOW TV; l’utilizzo di un cast corale e la scansione degli episodi nei termini della tour nazione ospedaliera, di fatto con ogni puntata che rappresenta un’ora tra le corsie di un ospedale, ricorda molto i fasti di E.R., soprattutto in termini di gestione del ritmo e delle dinamismo della corsia, con la frenesia che rappresenta l’unica chiave di lettura possibile per la gestione dei personaggi e delle diverse e condizioni con i quali si interfacciano. Tutto ciò lascia spazio a grandi interpretazioni e, soprattutto, a una scrittura intelligente tutto tutti i punti di vista, che riesce a riflettere perfettamente il clima di preoccupazione e di necessità di intervento immediato.







