I trailer leaked sono delle versioni non ufficiali di trailer che vengono caricati su internet prima della loro distribuzione ufficiale sui social, quasi sempre attraverso l’uso di una telecamera di uno spettatore che successivamente carica il filmato sul web. Inizialmente il leak del trailer era legato ai fan che riprendevano di nascosto materiale di importanti eventi (come il Comic-Con di San Diego), ma negli ultimi anni questo fenomeno si è diffuso maggiormente non solo tra i trailer proiettati prima nelle sale, ma anche tra i materiali che, ufficialmente, non sarebbero neanche dovuti uscire fuori dai magazzini degli studios. Ovviamente non poteva mancare Avengers: Doomsday, il cui trailer è atteso da molto tempo, ma perché questa dinamica sta diventando un problema?
Il leak dei trailer di Avengers: Doomsday
Per l’inizio della campagna marketing di Avengers: Doomsday, la Marvel ha deciso di adottare una strategia molto particolare, distribuendo il trailer in allegato all’uscita in sala di Avatar: Fuoco E Cenere. Fin qui tutto normale, se non fosse per l’idea estremamente originale di mandare un trailer diverso ogni settimana, ognuno di essi legato al ritorno di un personaggio nello specifico. Ad oggi non si sa se uno di questi trailer verrà rilasciato online e dovrebbe essere un’esperienza unica per la sala fino ad annuncio contrario. Ovviamente la strategia è di sfruttare il probabilissimo successo al box office di Avatar: Fuoco E Cenere, informando il pubblico generalista che non va a vedere i siti dedicati ai cinefili o agli appassionati di fumetti e che, attualmente, non è neanche consapevole dell’esistenza di un nuovo film degli Avengers, creando quindi un ottimo passaparola della notizia. Ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia dedicata unicamente al chiacchiericcio dei fan, ovvero l’intenzione di far crescere Avengers: Doomsday nelle tendenze per un mese, facendo in modo che i curiosi appassionati su internet abbiano qualcosa su cui speculare una volta a settimana. Non ci si aspetta che tutti i fan Marvel non interessati ad Avatar: Fuoco E Cenere vadano in sala solo per vedere il trailer di Avengers: Doomsday, né tanto meno che tutti i fan vadano al cinema per quattro settimane di fila solo per questo. Di conseguenza ci si aspetta che qualcuno di loro non abbia pazienza e, sapendo di non andare in sala, voglia vedere il contenuto il prima possibile. Dopotutto fa parte della strategia: l’importante è che se ne parli su internet, a prescindere da chi lo veda.
Avatar: Fuoco E Cenere è uscito il 18 dicembre 2025 e non ci è voluto molto prima che il web venisse invaso dalle discussioni sul primo trailer di Avengers: Doomsday. Tuttavia le discussioni hanno persino preceduto la data di uscita, perché qualcuno che ha ricevuto i file nei cinema, o chi lavora semplicemente all’interno di essi, ha filmato il materiale e lo ha diffuso prima del giorno ufficiale. Di conseguenza il trailer leaked di Avengers: Doomsday, almeno il primo dei quattro previsti, è finito in rete prima che le persone destinate a vederlo potessero farlo. Da molto tempo il fenomeno dei leak del materiale promozionale di un prodotto è diventato sempre più frequente su internet, più precisamente da quando esplose la moda della caccia alla presenza dei vecchi Spider-Man in Spider-Man: No Way Home, il quale arrivò a dicembre 2021. Il web impazzì con tante foto diffuse prima del tempo, senza mai che venisse ufficializzata la falsità del materiale o meno. Dopo l’uscita del film si scoprì che parte di quel materiale era vero. Alcune fonti, mai confermate fino ad oggi, addirittura affermano che la Sony, non potendo dichiarare la presenza di Tobey Maguire e di Andrew Garfield nei trailer e nei poster, abbia volutamente diffuso la prima foto dal set del secondo dei due trapelata su internet, in modo da aumentare l’ansia degli spettatori desiderosi di vedere i loro beniamini, cosa che non è da escludere (anzi, è piuttosto probabile). Per questo alcuni non fanno a meno di pensare che anche stavolta i Marvel Studios abbiano autorizzato il leak del trailer di Avengers: Doomsday, ma la cosa fa davvero la differenza? Perché sembra ci si stia dimenticando che i trailer leaked sono, di base, una scelta.

Il problema della diffusione dei trailer leaked di Avengers: Doomsday
A dicembre del 2024 l’Hollywood Reporter confermò il ritorno di Chris Evans come Captain America in Avengers: Doomsday, rendendo ufficiale la presenza ditutti gli originali Avengers che hanno dato inizio alle prime trilogie del Marvel Cinematic Universe. Con il celebre annuncio del cast tramite il video delle sedie, stavolta non si può giocare, salvo sorprese inaspettate, con plot twist di presenze che i fan si aspettano all’interno del trailer. Tuttavia non basta questo a cancellare la curiosità delle persone, perché per stupirsi di un trailer ci sono altri elementi: dopo tutto quello che è successo all’interno del Marvel Cinematic Universe, quali eventi della storia sono da mostrare nel primo teaser trailer di Avengers: Doomsday? Sarà un trailer unicamente d’atmosfera? Si punterà solo sui nuovi personaggi o ci si baserà solo su quelli più nostalgici? Verranno mostrati entrambi? Ci saranno i primi dettagli della trama? Sarà basato unicamente su Victor Von Doom o compaiono anche i protagonisti? Sarà un trailer pieno di esaltazione o pieno di inquietudine per l’arrivo del villain? Tutte domande legittime da parte di chi aspetta di vedere qualcosa con fremito da tanto tempo, soprattutto dopo anni di assenza degli Avengers al cinema. Quasi sempre la qualità dei trailer leaked è molto bassa, con un sonoro ed una definizione discutibile a causa della fretta e della discrezione nel riprendere il materiale. Per questo non c’è da sorprendersi che le persone consapevoli dell’esclusività dell’evento in sala decidano anche di voler vivere l’esperienza direttamente al cinema. C’è invece chi decide di non aspettare e di approfittare del leak, cosa più che legittima, perché, per l’appunto, dipende dalla propria sensibilità personale ed ognuno ha diritto di decidere in che modo fruire del materiale per la prima volta.
Il problema sorge però nel momento in cui i trailer leaked vengono diffusi a raffica e compaiono sulle piattaforme social contro la volontà di chi non vuole vederli, dal momento che l’algoritmo li spinge nelle pagine principali. E su questo non ci si può fare nulla, è il prezzo che si paga involontariamente quando si è su internet e più si aspetta il tempo per vedere il trailer, più bisogna sperare di essere fortunati o attenti il più possibile. I fan quindi possono rimanere danneggiati da altri fan e ci si deve rassegnare, ma le cose sono diverse nel momento in cui chi lavora nel settore decide di comportarsi esattamente come un fan indomabile. Vari content creator su YouTube, TikTok e Instagram hanno infatti cominciato a parlare del trailer di Avengers: Doomsday prima dell’uscita diAvatar: Fuoco E Cenere. Fin qui nulla di problematico per gli spettatori che preferiscono aspettare, dal momento che si può tranquillamente decidere di cliccare sul contenuto dopo aver letto il titolo per sapere di cosa si stratta. Peccato che parte dei content creator citati abbiano inserito nell’immagine di copertina il soggetto del trailer, finendo per anticipare ciò che si sarebbe visto a prescindere che lo spettatore avesse deciso di cliccare o meno sul contenuto. Le cose non migliorano negli articoli sul web, anzi, in certi casi peggiorano: per esempio una pagina italiana dedicata principalmente al cinema pop ha pubblicato nel titolo di un articolo un colpo di scena di Avengers: Doomsday, il quale non era stato rivelato in nessuna fonte precedente ed è stato preparato unicamente per colpire emotivamente lo spettatore una volta visto il trailer, andando oltre qualsiasi limite per quanto riguarda l’allarme spoiler. Inutile dire che questa cosa crea un forte fastidio agli spettatori appassionati che personalmente vogliono aspettare e vivere la sorpresa direttamente con la fruizione del trailer, quindi non vogliono sapere le cose tramite copertine e titoli di persone che lavorano nel settore e che comunque decidono di non rispettare tutte le tipologie di pubblico a 360°, ma perché si è arrivati a questo punto?
I danni del trailer leaked di Avengers: Doomsday
Dopo la corsa dei media per Spider-Man: No Way Home, qualcos’altro si è accelerato nella fruizione del mondo dell’intrattenimento. I blockbuster sulla cresta dell’onda particolarmente attesi sono diventati oggetto di desiderio ossessivo da parte di una determinata fetta di appassionati. Non importa la quantità di film che escono ogni anno che può compensare l’attesa di un film nello specifico: se quel film interessa, lo spettatore lo vorrà tutto e subito, a costo di sfidare la data di uscita stessa. Siamo nell’epoca in cui tantissime cose in contemporanea vengono messe al centro dei media in pochi secondi, con la soglia di attenzione che si è inevitabilmente abbassata grazie ai social. Per questo una parte importante degli spettatori non pensa che sia possibile aspettare e avere l’idea che qualcosa può essere vissuto in più di pochi secondi o in più di pochi giorni, finendo per dimenticare quella stessa esperienza istantanea in modo da passare ad un’altra esperienza istantanea e via così in un ciclo apparentemente senza fine. Di conseguenza i rumor non ufficiali sui film cominciano a mischiarsi prepotentemente con le notizie ufficiali: queste, diversamente dalle voci, sono spesso notizie che seminano piccolissimi indizi chiedendo pazienza allo spettatore, mentre invece i rumor, inventati dagli insider con totale libertà e indifferenza, servono cast sconvolgenti e possibili colpi di scena. La cosa quindi va a vantaggio dello spettatore che, da lettore di news, vuole essere scosso subito ed essere sicuro che il film presenterà le promesse che richiede. Per questo non importa se quei rumor sono falsi e se lo spettatore rimarrà deluso per la poca veridicità rivelata solo alla visione, l’importante è che abbia avuto un’intensa esperienza pre-film che diventa più importante del film stesso. Non è più questione di conoscere le trame dei film in anticipo, ma di farsi anticipare anche l’immagine stessa di un film che dovrebbe essere la cosa più importante. Di conseguenza anche la qualità dei trailer leaked è indifferente, perché chi se ne importa della sorpresa rivelata se lo spettatore, anche a costo di sacrificare l’esperienza immersiva dell’opera, ottiene in cambio quella sicurezza richiesta perché incapace di controllare il suo desiderio di sapere tutto.

Per quanto l’attesa dello spettatore si sia evoluta in questa corsa impazzita, va specificato che tale comportamento descritto rappresenta soltanto una parte dello spettatore appassionato, però è questa fuga incessante di notizie a fare più rumore sul web. Quindi, nel momento in cui i social diventano una corsa, il giornalista o il content creator deve sempre riuscire a superare il traguardo prima che tutti gli altri lo facciano. In questo modo, per paura di perdere la notizia e di perdere pubblico, il divulgatore, che ha la responsabilità di creare equilibrio, si unisce invece a questa tempesta per poter ottenere più attenzione possibile, sacrificando quindi ogni etica che riguarda il rispetto del lettore che non ha chiesto di farsi imboccare prepotentemente. Questo, purtroppo, non è un problema soltanto del settore cinematografico, ma sta caratterizzando l’intero giornalismo da tanto tempo. Si pensi, per esempio, alla caccia dei morti: la dipartita delle star è così presa sottogamba, pur di arrivare per primi a pubblicare la notizia, che diversi articolisti sbagliano il nome delle opere e persino quello degli artisti stessi che vengono riportati nel titolo, creando quindi disagio nel lettore che percepisce totale mancanza di rispetto. Si pensi alla giornalista che, durante l’edizione di Sanremo 2024, non si fece problemi a domandare pubblicamente ad un cantante (Goelier) se quest’ultimo non abbia riflettuto di aver rubato il suo posto in classifica. Non importa delle parole cattive gratuite nei confronti di una persona che si presenta ad una gara regolarmente: se una parte feroce del pubblico che fa rumore definisce il cantante indegno dei suoi risultati, l’obiettivo del giornalista sarà alimentare quella fetta e gettare scompiglio pur di arrivare a creare per primo uno scandalo maggiore e guadagnare attenzione.
Il bisogno di posizionarsi al centro della notizia per stare dietro alla velocità dei lettori più affamati diventa quindi la scusa perfetta per cancellare totalmente ogni empatia nei confronti di tutti gli altri lettori e per diventare apatici di fronte all’arte stessa per la quale si è scelti di diventare divulgatori di content. Infatti, con la crisi che sta affrontando il settore cinematografico giornalistico nel quale c’è sempre meno lavoro e con le visualizzazioni di content creator italiani che stanno diminuendo a causa dell’interesse minore da parte del pubblico nei confronti di brand nei quali è stata investita tanta sicurezza da oltre un decennio, si è creato tantissimo panico. Per lottare contro quel panico, i divulgatori si attaccano a ciò che fa più notizia anche se gli elementi messi in gioco rischiano di dare fastidio al pubblico che consente loro di dare attenzione alla notizia, privilegiando soltanto una parte più rumorosa della fetta. Si tenta quindi di fare un accordo con gli spettatori più feroci per evitare di affondare. Tuttavia vale veramente la pena rovinare l’esperienza di tutti gli spettatori per accontentare solamente alcuni? Perché lo si ripete: non è il problema della caccia al leak da commentare, il problema è quello di non nascondere più i leak persino a chi non li cerca. Anche perché bisogna ricordare che lo spettatore spesso non sa che il contenuto rilasciato prima del tempo è, fino a prova contrario, rubato alla major, mentre chi è nel settore lo sa benissimo, ma ciò porta a buoni risultati? Davvero, se si spoilera il contenuto nelle copertine, quella fetta di spettatori e di like in più è abbastanza per coprire le spese e vivere di questo? Siamo sicuri che il miraggio delle fake news non stia soltanto illudendo il lettore, ma anche il giornalista stesso che è convinto di poter tirare avanti soltanto così? Perché nel momento in cui si comincia a mancare di rispetto lo spettatore, poi il pubblico di lettori decide di andarsene. E con quali notizie il content creator o il giornalista potrà attirare l’attenzione la prossima volta, in assenza di persone? Si genera così un cane che si morde la coda, ma a suon di morsi prima o poi la coda si stacca.







