Disponibile sulla piattaforma di Netflix dal 1° dicembre, Troll 2 è il sequel diretto del film del 2022 scritto e diretto da Roar Uthaug. Si tratta di un monster movie che attinge dalla mitologia scandinava, portando su schermo una delle figure folkloristiche per eccellenza e protagonista di romanzi e film fantasy. Anello di congiunzione dell’omonima trilogia del regista norvegese, Troll 2 è anche la più grande produzione cinematografica dei paesi nordici, con il kolossal che sfrutta al meglio il successo ottenuto con il primo capitolo. Ecco di seguito la recensione del film Troll 2, con Ine Marie Wilmann e Mads Sjøgård Pettersen disponibile su Netflix.
La trama di Troll 2, il kolossal norvegese su Netflix
Troll 2 è il settimo lungometraggio scritto e diretto da Roar Uthaug, il regista norvegese noto principalmente al grande pubblico grazie al Tomb Rider del 2018 con protagonista Alicia Vikander. Il film è il sequel diretto del primo capitolo della trilogia fantasy, che ritrova protagonisti Ine Marie Wilmann, Kim S. Falck-Jørgensen e Mads Sjøgård Pettersen. Ambientato 3 anni dopo gli eventi del primo film, ecco la sinossi ufficiale di Troll 2:
La paleontologa Nora, il politico Andreas e il maggiore Kris sono costretti a tornare in azione quando un nuovo e più potente troll si risveglia, causando devastazione in Norvegia. Per fermarlo dovranno conoscere la vera storia che si cela dietro la crociata, secoli prima, del re cristiano Olaf, riportando a galla segreti determinanti per contrastare la nuova minaccia.

La recensione di Troll 2: la Norvegia mostra i muscoli
Sono passati esattamente 3 anni dalla distribuzione del primo film, sempre diretto dal regista norvegese Roar Uthaug, seguendo fedelmente lo scorrere cronologico anche della narrazione. Un dettaglio apparentemente insignificante, ma che manifesta la “rigidità” produttiva del nord Europa, sfociando ovviamente anche nell’ambito cinematografico. Troll 2 è un titolo che, discorsi volgarmente definibili “qualitativi” a parte, rappresenta un titolo dalla portata decisamente importante, imponendo un’idea di kolossal europeo in contrasto con l’Oriente e, soprattutto, con le produzioni hollywoodiane.
Si inaugura infatti la recensione nel sottolineare come, nella struttura e nell’idea, il film di Uthaug abbia davvero poco da invidiare ai titoli ad esempio del neo Monsterverse di Godzilla e King Kong. Oltre all’intrattenimento spettacolare, degno di un monster-movie che si rispetti (creaturone, distruzione ed esplosioni su larga scala), il film attinge dalla cultura popolare, dal folklore europeo, una vera ed inesauribile miniera d’oro per potenziali produzioni di questo tipo. Sulla farsa riga del mockumentary Troll Hunter del 2010, diretto dall’André Øvredal di Autopsy e Mortal, Roar Uthaug risveglia un tipo di fantasy da sempre (o quasi) sopito nel vecchio continente.
Basti pensare a come questo tipo di folklore dei miti dell’Antichità greco-romana (da Scontro tra titani a Gli argonauti), passando per quelli norreni sotto l’osservazione di Odino, sia stato da sempre inglobato specialmente in produzioni oltreoceano. A differenza tuttavia del film di Øvredal, Troll 2 rappresenta un sequel, e dunque un’idea d’industria nel creare una saga a tema, facendo nascere di fatto una trilogia. Che il film di Roar Uthaug possa essere il primo passo verso una composita e costruita strategia cinematografica, per imporre questo tipo di film anche in Europa sfruttando la sua storia millenaria? Ai posteri l’ardua sentenza.
La recensione di Troll 2: grandi mostri e piccolo cuore
Il film fantasy, dunque, si posizionerebbe su un piano argomentativo estremamente affascinante e degno di interesse. Tuttavia, occorre ad ogni modo entrare nel merito dei 105 minuti di visione, dovendosi purtroppo soffermare maggiormente sulle criticità del film di Roar Uthaug. Puntare infatti all in sul progetto, rendendo Troll 2 la produzione cinematografica più importante dei paesi del Nord Europa, non si tramuta automaticamente in una garanzia di qualità, anzi. L’impiego dei mezzi finanziari diventa infatti ben visibile per quanto concerne il campo degli effetti speciali, realizzando una visione di per sé appunto spettacolare che riesce a centrare l’obiettivo della sua mission stilistica.
Nonostante però il bel character desing dei mostroni protagonisti (un sequel e dunque doppio Troll), non si arriva mai tuttavia ad un vero effetto magico e fiabesco sullo schermo. Il gran potenziale del racconto “d’antichità”, ovvero quello inerente la reale storia di Olaf, trova infatti spazio solo ed esclusivamente oralmente, appiattendo non poco il fantasy del film. Una visione poi che godrebbe anche di un ritmo piacevole (non particolarmente avvincente, ma piacevole), andando addirittura a trasformare il monster-movie in un’avventura archeologica alla Indiana Jones, con tanto di indovinelli e trabocchetti.
Peccato che l’ironia di Troll 2 sia davvero fiacca, scadendo troppo spesso nel ridicolo e nell’assurdo, per un film che a stento riesce a divertire ed incuriosire per una storia mai interessante e riciclata con lo stampino. Dichiaratamente autoironico, Troll 2 arriva dunque a bloccarsi sulla dimensione base di un semplicissimo spettacolo di mostroni sullo schermo, non riuscendo mai veramente a conquistare. L’interesse per il film è infatti dato principalmente al futuro produttivo e d’industria legato alla trilogia, lasciando aperti occhi ed orecchie su altri titoli affini sparsi per l’Europa.







