I film tratti dalle opere di Roald Dahl: tutti i titoli da recuperare assolutamente

È uno degli scrittori più celebri e da cui sono stati realizzati più adattamenti di opere sul grande e piccolo schermo: quali sono i film tratti dalle opere di Roald Dahl da recuperare assolutamente?
I film tratti dalle opere di Roald Dahl: tutti i titoli da recuperare assolutamente

Parlare delle trasposizioni cinematografiche di Roald Dahl significa entrare in un territorio dove la fantasia e il grottesco convivono con la delicatezza, perché i suoi racconti e romanzi hanno sempre abitato quel confine in cui l’infanzia si rivela più complessa, strana e spaventosa di quanto sembri. Non stupisce quindi che il cinema, fin dagli anni ’70, abbia trovato nelle sue storie una miniera visiva e narrativa inesauribile, trasformando personaggi e situazioni in immagini iconiche che hanno segnato la cultura pop. A partire dai celebri lavori di La fabbrica di cioccolato, fino al progetto recente di Wes Anderson, le trasposizioni di Dahl non sono mai semplici adattamenti: sono reinterpretazioni piuttosto note e degne di essere riscoperte, qualora non siano state viste prima. Per questo motivo, diamo uno sguardo ai film tratti dalle opere di Roald Dahl da recuperare assolutamente.

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971)

Il primo grande incontro tra il cinema e Dahl, con uno dei film tratti da opere dello scrittore da recuperare assolutamente, avviene con l’adattamento del suo romanzo più celebre, La fabbrica di cioccolato, trasformato in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato nel 1971. Il film, interpretato da uno straordinario Gene Wilder, costruisce un mondo che alterna estasi zuccherina e inquietudine, rivelando immediatamente la doppia natura tipica dell’autore: la dolcezza non esiste senza crudeltà, e la fantasia non è mai completamente rassicurante. Pur prendendosi diverse libertà rispetto al romanzo, il film riesce a catturare l’essenza dell’opera di Dahl, consegnando al pubblico un Willy Wonka ambiguo, magnetico, impossibile da interpretare univocamente. Successivamente, rivedremo Willy Wonka interpretato anche da Johnny Depp e Timothée Chalamet, per quanto le due opere siano state apprezzate meno del celebre originale.

James e la pesca gigante (1996)

A distanza di venticinque anni, il cinema torna nuovamente su Dahl con James e la pesca gigante, adattamento che sceglie lo stop-motion per tradurre in immagini il tono fiabesco e surreale del romanzo. La scelta non è estetica, ma concettuale: la stop-motion permette di conservare quel senso di “stranezza tattile” tipico della scrittura di Dahl, dove la meraviglia è sempre un po’ ruvida, sempre un po’ disallineata rispetto alle convenzioni del racconto per bambini. Henry Selick, già maestro in questo linguaggio, firma un’opera che guarda all’infanzia come viaggio attraverso lutto, solitudine e rinascita, mantenendo intatta la forza emotiva della storia originale, rendendo James e la pesca gigante uno dei film tratti da opere di Roald Dahl da recuperare assolutamente.

Matilda 6 mitica (1996) e Matilda the Musical (2022)

Due adattamenti profondamente diversi, ma entrambi efficaci nel restituire lo spirito di Matilda, romanzo che parla di intelligenza, resistenza e libertà, e che quindi annoveriamo insieme in questo paragrafo dedicato ai film tratti da opere di Roald Dahl. Il film del 1996, diretto e interpretato da Danny DeVito e da Mara Wilson, privilegia la dimensione più comica e affettuosa dell’opera, trasmettendo l’idea che la fantasia sia un’arma contro l’oppressione adulta. La versione del 2022, invece, nasce dal musical teatrale e amplifica la componente emotiva e collettiva della storia, trasformando Matilda in una figura quasi epica nella sua lotta contro l’autorità. Sono due interpretazioni speculari: una più domestica e intima, l’altra più corale e teatrale, entrambe fedeli a modo loro allo spirito di Dahl.

Chi ha paura delle streghe? (1990) e Le streghe (2020)

Forse nessun romanzo di Dahl ha generato adattamenti più diversi di Le streghe. Il film del 1990, con Anjelica Huston, è oggi un cult per la capacità di abbracciare la dimensione più spaventosa del romanzo senza perdere l’ironia, trasformando la metamorfosi del protagonista in un rito di passaggio oscuro e affascinante. La versione del 2020 di Robert Zemeckis sceglie invece un tono più patinato e digitale, spostando l’ambientazione e modificando il rapporto emotivo tra la nonna e il bambino, con la celebre interpretazione di Anne Hathaway e con un ricorso alla CGI non sempre apprezzato da parte del pubblico, ma comunque considerevole nel novero dei film tratti da opere di Roald Dahl. Le due letture rivelano quanto la storia di Dahl sia malleabile: può diventare horror per ragazzi o favola morale, a seconda dell’occhio che la osserva.

Fantastic Mr. Fox (2009) e La meravigliosa storia di Henry Sugar e altre tre storie (2023 – 2024)

Prendendo in considerazione i film tratti da opere di Roald Dahl, il progetto Netflix di Wes Anderson – che gli è valso anche un Oscar per il miglior cortometraggio – non può assolutamente essere dimenticato. Con Fantastic Mr. Fox, Wes Anderson realizza uno dei più celebrati adattamenti dahliani, reinterpretando il materiale originale attraverso il proprio stile geometrico, ironico, profondamente umano. Il film riesce a essere al tempo stesso fedelissimo allo spirito del romanzo e totalmente personale, dimostrando come Dahl possa essere il punto di partenza per un cinema che cerca simmetrie, anomalie, rituali domestici e follie improvvise, tutti archetipi del cinema wesandersoniano. Anni dopo, Anderson torna su Dahl con i cortometraggi Netflix tratti da Le meravigliose storie di Henry Sugar e altri racconti, componendo quattro esercizi di meta-narrativa che omaggiano la scrittura dell’autore trasformandola in teatro filmato, dove la parola diventa protagonista assoluta.

Il GGG – Il grande gigante gentile (2016)

Ultimo tra i film che sono tratti da opere di Roald Dahl porta la firma di uno dei registi più celebri di sempre. Con Il GGG, Steven Spielberg porta sullo schermo una delle storie più poetiche di Dahl, scegliendo un linguaggio che unisce tecnologie digitali e sensibilità artigianale per raccontare l’incontro tra una bambina e un gigante buono. Il film si concentra sul rapporto tra innocenza e meraviglia, elementi che Spielberg maneggia con naturalezza, restituendo un mondo in cui la magia è sempre attraversata dal senso del pericolo. Pur modificando alcuni elementi del romanzo, l’adattamento conserva la tenerezza e l’ironia che definiscono la relazione tra Sophie e il GGG.