La 43° edizione del Torino Film Festival che si svolge nel capoluogo piemontese dal 21 al 29 novembre 2025, dopo la consegna dei vari premi Stella della Mole a diverse personalità, artisti e maestranze del mondo della settima arte, si apre con “Eternity”, un film co-scritto e diretto da David Freyne e titolo d’apertura di questa nuova edizione del festival. Una commedia romantica fantasy presentata anche al Toronto International Film Festival in uscita nelle sale italiane il prossimo 4 dicembre. Di seguito la trama e una breve recensione della pellicola con protagonisti Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner.
La trama di “Eternity” con Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner
Dopo la morte ogni essere umano si ritrova improvvisamente in una sorta di grande purgatorio, un luogo dove le persone passate a miglior vita hanno l’opportunità in una settimana di scegliere dove trascorrere la propria eternità. Quando Joan (Elizabeth Olsen) muore si ritrova, però, di fronte ad un tremendo quanto spigoloso dilemma: la donna, infatti, dovrà scegliere se passare il resto dei suoi giorni, o meglio, la sua eternità con Larry (Miles Teller), il suo secondo marito con cui ha trascorso gran parte della sua vita terrena, oppure Luke (Callum Turner), il suo primo grande amore e marito, ma scomparso in guerra e che la attende in questo purgatorio da 60 anni.

La recensione di Eternity, il film d’apertura del 43° Torino Film Festival
David Freyne, dopo aver realizzato diversi cortometraggi finanziati dalla sua casa di produzione, la Tilted Pictures, e il suo primo lungometraggio intitolato “The Cured” (2017), torna dietro la macchina da presa per il suo terzo film: “Eternity”, una deliziosa quanto commovente rom-com con un pizzico di fantasy. Quello che lo spettatore si trova di fronte sullo schermo è un mondo moderno e contemporaneo, infatti, la pellicola si apre con una coppia di anziani che si appresta a raggiungere la famiglia per un baby shower. Una volta arrivati a destinazione, però, Larry quasi inaspettatamente finisce per strozzarsi con un pretzel e si ritrova catapultato a bordo di un treno, in una sua versione molto più giovane. È proprio in questo momento che entra in gioco il genere “fantastico” perché attraverso la morte improvvisa di Larry anche il pubblico viene teletrasportato nell’aldilà, un luogo bizzarro, simile ad una stazione ferroviaria unita ad una grande fiera.
L’uomo non riesce a capire subito dove si trova e l’unica informazione di cui entra in possesso è che deve attendere la sua CA, una sorta di assistente dell’aldilà che aiuta l’ospite appena passato a miglior vita a selezionare la migliore soluzione per passare la propria eternità. Una trovata che nella sua costruzione ha della genialità: il comparto tecnico unito ad una quanto più pregevole scrittura aiuta fin da subito lo spettatore a capire dove si trova e tutte le funzionalità che si scoprono man mano che il racconto avanza, compresa la scelta di rendere ogni persona nell’aldilà con le fattezze di quando hanno vissuto il pieno della propria felicità. Un dettaglio che ovviamente giustifica la scelta del cast, ma pone già le prime riflessioni ed una serie di spunti mica male per raccontare un mondo al di fuori della realtà. Inizialmente si segue la storia di Larry, ma ben presto si scopre che, come mostra il poster, sono tre i protagonisti. Una volta che il personaggio interpretato splendidamente da un ritrovato Miles Teller, sparito dai riflettori dopo il sorprendete “Whiplash” (2014) e il ruolo minore in “Top Gun: Maverick” (2022), sta per terminare la sua settimana nel purgatorio si palesa sua moglie Joan, interpretata dalla meravigliosa Elizabeth Olsen.
Questo è il momento in cui “Eternity” prende una svolta, la donna malata di cancro si spegne e viene catapultata come il marito nell’aldilà e i due, sorprendentemente, si rincontrano poco prima che lui prenda la sua strada per l’eternità. Un ritrovo inaspettato che finisce per prendere una piega ancor più stravagante quando si ritrovano di fronte anche il primo marito e compagno di lei, Luke, interpretato da un ottimo Callum Turner, un soldato che ha perso la vita durante la guerra in Corea e che aspetta di potersi riunire alla sua amata da molto tempo. Una situazione che comporta imbarazzo e soggezione per la povera Joan che ora, di punto in bianco, si trova di fronte ad una scelta, una grande scelta che determinerà il suo futuro e non solo. Parte così una “competizione” tra i due uomini, due esseri umani agli antipodi, uno più sgraziato e tenero, mentre l’altro più rigido e affascinante.
La caratteristica che li accomuna è il provare un grande e profondo amore per la loro moglie e compagna, seppur avendo vissuto la relazione in maniera totalmente diversa: da un lato si tratta di quel primo amore ricco di passione, travolgente e quasi da fiaba, mentre dall’altro lato quel sentimento costruito nel tempo che ha portato alla creazione di una famiglia, dopo tanti anni tra gioie e dolori, oltre a tanti sacrifici, ma cosa sceglierà Joan? Chi riuscirà a conquistare di nuovo il suo cuore, tanto da convincerla a passare con lui l’eternità? Entrambi i contendenti hanno un assistente (gli ottimi Da’Vine Joy Randolph e John Early) e, dopo diversi scontri che creano più di qualche situazione comica almeno per il pubblico, decidono di provare una strategia per ottenere un verdetto che appare impossibile: ognuno di loro avrà una possibilità di “provare” la propria eternità e convincere la loro dolce metà.
Si prospettano due viaggi completamente agli antipodi, montagna vs. mare, un classico, ma la scelta per Joan comporta qualcosa di ben più profondo. L’autore con una delicatissima messa in scena segue la grande riflessione di fondo che attanaglia la donna, una scelta per nulla semplice perché da una parte c’è quell’amore mai veramente approfondito, passionale e più erotico, tra fascino e bellezza, ma soprattutto gioventù, mentre dall’altra parte una relazione duratura, ma vissuta quasi completamente vista la veneranda età in cui i protagonisti si sono spenti nel mondo reale. Tutto ruota intorno a questa scelta, tanto da creare nel pubblico una sorta di preferito, qualcuno per cui “tifare” metaforicamente parlando. Peccato solo che questo dilemma si sviluppa in maniera molto semplice, senza un reale guizzo o vero rischio da parte del regista, non c’è un vero e proprio intreccio o qualcosa di ancor più stimolante. Tutto resta più terra terra, senza comunque svilire troppo il messaggio e l’ottima riflessione che, oltre all’amore, si concentra sulla ricerca di un’identità e sul tema della memoria, tra ricordi e immaginazione.
Ogni elemento del racconto, dalla perfetta alchimia tra i protagonisti, uno dei veri punti forti della pellicola, alle scenografie e costruzione di un mondo ipotetico surreale e immaginario, funziona, ma avrebbe giovato maggiormente un approfondimento in più, poiché l’approccio da parte di Freyne è davvero ottimo, ma non sempre riesce, attraverso anche tutte le altre maestranze, ha capitalizzare tutto il potenziale a disposizione. Ovviamente non mancano una serie di omaggi alle commedie, romantiche o meno, di altri tempi, su tutti quelle del maestro Billy Wilder, ma senza sfortunatamente raggiungere quel grandissimo livello. Tutto prende forma attraverso uno sguardo nostalgico che tenta di mostrare punti forti e deboli dei due contendenti, tentando di rimanere imparziale, ma senza sempre riuscirci appieno. Un’altra trovata interessante è, infatti, quella del tunnel dei ricordi, un varco nello spazio tempo che ripercorre la vita di ogni essere umano tra momenti belli e momenti tristi. Un elemento fondamentale ai fini del racconto e nella scelta di Joan, dove non mancano alcuni colpi di scena, anche se tutto appare un po’ scontato.

Eternity è tutta questione di scelte
“Eternity” in fin dei conti resta un’ottima rom-com, tra pregi e difetti, che si dimostra una questione di scelte, quelle scelte che possono determinare il proprio futuro, ma anche quello di chi ti circonda. Un film dove non manca un happy ending contrapposto ad uno stesso finale dal sapore più agrodolce. Il titolo d’apertura di questa 43° edizione del TFF, nonostante un’innata semplicità e senza troppi approfondimenti, si rivela, però, brillante sotto diversi altri punti di vista, dalla forza di un cast perfetto, toni ed un registro comunicativo con sfumature teatrali, un lato emotivo che funge da elemento cardine di un racconto prevedibile, ma comunque ricco di amore. Il film targato A24 e Apple TV, distribuito in Italia dal 4 dicembre da IWonder Pictures, è una corsa contro il tempo, una corsa più metaforica, perché il tempo è quasi relativo in questo racconto, nonostante il countdown di una settimana per la scelta dell’eternità.
Per Joan, Larry e Luke, però, viene lasciato più spazio di manovra per la “situazione singolare” in cui si trovano e questo, volente o nolente, permette al film di coinvolgere e toccare nel profondo il suo pubblico. Una ricerca spasmodica della perfezione che dimostra quanto questa in realtà non esiste e non è così importante, con la paura di potersi smarrire tra le braccia di qualcuno o qualcosa che non ci appartiene davvero. A condire il tutto non manca una pregevole colonna sonora che funge da ulteriore cornice per questa rom-com dalla sfumature fantasy. Un film che, nonostante prenda una posizione netta alla fine, propone al pubblico una domanda: cosa è davvero importante? Inseguire un bel ricordo passato? O condividere il resto del tempo con chi si ha davvero vissuto?







