Presentato in anteprima all’interno del concorso ufficiale del 75esimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino, Dreams è l’ultimo lungometraggio diretto dal regista messicano Michel Franco, già premiato in passato sia a Cannes che a Venezia, che torna qui a collaborare con Jessica Chastain due anni dopo Memory. Da molti ritenuto un provocatore, il suo cinema ha sempre diviso pubblico e critica, ma lo stesso vale anche per Dreams? A seguire, trama e recensione del film.
La trama di Dreams, con protagonista Jessica Chastain
Alla seconda collaborazione consecutiva con Jessica Chastain dopo il successo di Memory – che fu premiato all’80esima Mostra del Cinema di Venezia – Dreams è l’ultimo lungometraggio diretto da Michel Franco, regista messicano noto soprattutto all’interno del circuito festivaliero. Prima di passare alla recensione del film, ne riportiamo di seguito la trama, così da dare maggior contesto ai lettori:
“Dreams segue la storia di Fernando, un giovane ballerino messicano che attraversa il confine per inseguire il suo sogno negli Stati Uniti, convinto anche dal sostegno economico e non solo della sua amante, la ricca filantropa americana Jennifer. Una volta arrivato a San Francisco, l’incontro con la dura realtà e i conflitti di potere mettono in crisi la loro relazione, costringendo entrambi ad affrontare le conseguenze delle loro ambizioni e del loro amore”.

Isaac Hernández e Jessica Chastain in una scena di Dreams (2025), diretto da Michel Franco
La recensione di Dreams, diretto da Michel Franco
Due anni fa, Michel Franco presentò in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia Memory, film che ha regalato la Coppa Volpi a Peter Sarsgaard e con Jessica Chastain. Un’opera che ci lasciò immediatamente perplessi, ma impacchettato nel modo giusto per venderlo ad un pubblico festivaliero sempre in cerca di una fantomatica autorialità e profondità delle tematiche trattate. A stretto giro, Franco realizza un film da un certo punto di vista gemello e che vede come grande protagonista sempre la premio Oscar, venendo però proiettato non più al Lido ma alla Berlinale. E già questo, per noi, è un segnale da tenere in considerazione. Il film in questione è Dreams e no, non avremmo mai immaginato che il suo autore potesse cadere così in basso.
Michel Franco è sempre stato descritto come un regista divisivo, un provocatore e questo suo ultimo progetto, stando alle premesse e alle prime reazioni del pubblico, sembrava non fare eccezione, a confermarlo così come uno degli autori più interessanti del panorama cinematografico internazionale. Uno che fa del bene al cinema, insomma. Ci permettiamo di dissentire. Non che la sua sia una carriera di soli buchi nell’acqua, ma Dreams mette a tacere definitivamente queste voci, rappresentando una vera e propria pietra tombale nella sua carriera. A lui la scelta se ripartire da zero, in maniera onesta verso se stesso e gli spettatori o se continuare su questa strada che si fa sempre più in salita. Ma dunque, qual è il problema di Dreams? Adesso ci arriviamo.
Quando si parla di registi che provocano, uno dei nomi che viene subito in mente è quello di Gaspar Noé. Autore certamente divisivo e che ha esattamente ciò che manca a Franco: il coraggio. Noé non ha paura di esprimersi come uomo e come regista attraverso la cinepresa, arrivando a dirigere film come Love, che è a tutti gli effetti un porno e che, per quanto noi non apprezziamo, comprendiamo e sosteniamo perché è fedele alla sua linea, perché dà al pubblico quello stile visivo, quei dialoghi e quegli eccessi che sono tipici del suo cinema. In questo senso, che piaccia o meno, possiamo applicare lo stesso ragionamento a Irreversible che, nella famosa scena dello stupro, fa sentire sporco chi guarda, colpevole, a disagio. Il perché di questo parallelismo è presto detto: Dreams costruisce un film che proprio con uno stupro vuole arrivare al climax e sconvolgere uno spettatore che però non paga il biglietto per farsi prendere in giro e non può credere in un qualcosa in cui o non crede neanche l’autore o egli non è stato minimamente in grado di tradurlo su pellicola. O, in questo caso, un mix delle due cose.
In Dreams tutto è abbozzato, superficiale: si vuole parlare di politica, dell’eterno scontro tra Stati Uniti e Messico, della tossicità di certi rapporti interpersonali e amorosi, di come la società sia fondamentalmente spacciata in quanto organizzata e gestita da ricchi inetti che hanno come unico obiettivo quello di diventare ancora più ricchi, mentre i poveri faticano anche solo a rimanere in piedi. Tutto questo, nel film non c’è e lo dobbiamo ricercare con un grande sforzo d’inventiva, perché è tutto nascosto sotto un tappeto, quasi come se parlarne in maniera chiara ed esplicita possa portare a delle ripercussioni. Allo stesso tempo, ci fa anche dubitare sull’effettiva consapevolezza di Franco non tanto di cosa succede nel mondo quanto, certamente, di come raccontarlo in un film, portando così ad una sceneggiatura ai limiti del ridicolo e ad un ritmo – quello sì, tipico del suo cinema – lento che però, se manca di contenuto, annoia dopo pochi istanti. Attenzione però, perché stiamo parlando di un provocatore e qual è il primo elemento da trattare in un film se si è dei grandi provocatori? Ovviamente il sesso, che ancora oggi sembra in grado di sconvolgere la gente anche solo tirandolo in ballo. E, come detto, se costruisci un film che teoricamente ha elementi socio-politici e sessuali in ogni sua scena per arrivare al culmine con una scena di stupro, significa che non hai davvero idea del mondo in cui vivi.
La tematica sessuale chiama inevitabilmente in ballo Jessica Chastain. Quando sei un’attrice premio Oscar di fama mondiale, la scelta di mettersi a nudo è sempre complicata, va giustamente ponderata e non si può di certo condannare chi si rifiuta di mostrarsi senza vestiti. Recentemente, abbiamo avuto un perfetto esempio di come questa decisione possa essere fatta con piena cognizione di causa: Emma Stone, che con Povere Creature! ci ha regalato non solo la miglior performance della propria carriera, ma ha anche dato un segnale importante a tutte le donne, del cinema e non, grazie alla sua scelta ed al modo in cui lo stesso regista Yorgos Lanthimos l’ha saputa gestire alla perfezione. Come Jessica Chastain abbia potuto pensare che questo fosse il progetto giusto resta un mistero, ma quello è certo è che l’alchimia con Franco non è stata che un’illusione, nata probabilmente dal sopracitato Memory, che ha fatto solamente danni. Se vuoi davvero provocare e dividere il pubblico, se vuoi mandare un messaggio artistico e non solo che sia davvero incisivo, allora devi capire quando premere sull’acceleratore e forse, a frenare il tutto, è stata proprio la presenza di una premio Oscar. In Love, Noé utilizza attori praticamente sconosciuti, scelti in quanto sulla sua stessa identica lunghezza d’onda, pronti ad essere davvero nudi, davvero esagerati, davvero spinti al limite e questo, Franco, anche avesse voluto, non avrebbe potuto farlo.
In Dreams non funziona nulla, ma non ha neanche il buon gusto di limitarsi ad essere un brutto film. È un’opera deleteria per lo spettatore medio: guardatevi intorno, siate sinceri: quanti si sono limitati a guardare Emma Stone nuda piuttosto che comprendere il mondo che Lanthimos le costruisce intorno? Quanti hanno apostrofato Nicole Kidman in qualsiasi modo dopo aver visto Babygirl senza capire minimamente il senso del film che, non a caso, è anche diretto da una donna? Chi frequenta i festival cinematografici lo sa ancor più, avendo sentito le prime vere reazioni alla visione di queste opere e non quelle successive, già deviate e sporcate dai tanti articoli pubblicati e sui tanti critici o creator che si erano espressi al riguardo. In tempi come questi, Dreams può solamente portare a degli enormi danni e non rendersene conto è pericoloso. A noi, nonostante si sia abbastanza perso le speranze, piace pensare che Sundown o le prime opere passate da Cannes non siano stati dei fuochi di paglia e che Franco sappia effettivamente fare il regista, ma lo aspettiamo al varco, perché un secondo Dreams non può e non deve ripetersi.




