Un semplice incidente: come finisce? La spiegazione del finale del film di Jafar Panahi

Vincitore della Palma d’Oro a Cannes78, Un semplice incidente commistiona un’acuta ironia alla delicatezza del dramma, condensato in un finale che parla da solo: la spiegazione del finale e come finisce il film di Jafar Panahi?
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Presentato in anteprima alla 78esima edizione del Festival del Cinema di Cannes 2025, dove si è aggiudicato la Palma d’Oro, il maggior riconoscimento in qualità di Miglior Film nel concorso lungometraggi, Un semplice incidente è il film scritto e diretto dal regista iraniano Jafar Panahi. A circa sei mesi dalla vittoria della Palma d’Oro, il film vede finalmente la sua distribuzione nelle sale italiane grazie a Lucky Red a partire dal 6 novembre 2025. Visto il trascorso e l’anno di prigionia di Panahi sotto il regime teocratico iraniano vissuto sulla sua pelle che gli ha proibito per un periodo di girare film, Un semplice incidente è più di un semplice film, come condensato nel suo finale. Seguono il finale, dunque come finisce e la spiegazione del finale di Un semplice incidente, il film di Jafar Panahi vincitore della Palma d’Oro a Cannes78.

Il finale di Un semplice incidente: come finisce?

Prima di passare alla spiegazione del finale di Un semplice incidente, occorre riportare cosa succede alla fine. Nelle ultime scene del film, dopo aver portato la moglie di Eghbal in ospedale per partorire, Vahid insieme a Shiva cerca di far confessare Eghbal e in base alle sue parole decidere il suo destino. Solo dopo l’esperienza reciproca di cosa significa essere rapiti con una benda sugli occhi e sottomessi al volere dello stato, che antepone i doveri delle pene e del martirio a quelli di essere diventato padre, Eghbal sembra allora cedere e confessare di essere stato un mero burattino dello stato le cui fila sono state mosse per i suoi scopi disumani. Riconoscendo di non dover commettere lo stesso errore di cui loro sono stati vittime, Vahid e Shiva slegano Eghbal dall’albero a cui era tenuto prigioniero e lo lasciano da solo. Nell’ultima scena finale, veiamo un’inquadratura a mezzo busto di Vahid ma girato di spalle che si ferma e sente il rumore dei passi e della protesi alla gamba di Eghbal.

Un semplice incidente: la spiegazione del finale

Dopo aver ripercorso il finale, occorre ora riportare la spiegazione del finale di Un semplice incidente. Il fatto che il film si chiuda con i passi di Eghbal scanditi dal rumore prodotto dalla sua protesi alla gamba con un’inquadratura che ritrae la sagoma di Vahid di spalle fa comprendere che la scena è percepita dal suo punto di vista, così come e da dove tutto è iniziato, donando una circolarità alla pellicola. La scelta di porre un tale finale senza ulteriori spiegazioni lascia un’apertura a un’interpretazione libera, ma comunque può comprendere due possibili scenari differenti. Il primo, più concreto, sarebbe quello in cui Eghbal, dopo essere tornato a casa dalla sua famiglia, decide di tornare a trovare Vahid per ringraziarlo personalmente di averlo lasciato libero senza cercare vendetta su di lui. L’altro scenario, più metaforico e drammatico, vedrebbe invece nel rumore dei passi di Eghbal una mera percezione o allucinazione uditiva di Vahid, come se nonostante tutto il trauma avesse lasciato una cicatrice indelebile e insanabile.

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Una scena tratta dal finale di Un semplice incidente di Jafar Panahi.

Tuttavia, che si tratti di una o dell’altra ipotesi, resta il fatto che Un semplice incidente è un film che trascende la mera volontà documentaristica di riportare oggettivamente il peso e il fardello delle atrocità subite dalle vittime della teocrazia. La sua visione trasuda la paura, i brividi e l’orrore vissuti dal regista stesso, rappresentati sul grande schermo per far immedesimare lo spettatore nei personaggi per far comprendere cosa significa avere potenzialmente quello che è stato il proprio carnefice più vicino di quanto si pensi e di immaginarsi cosa si sarebbe disposti a fare se capitasse davanti agli occhi della vittima e avesse la possibilità di avere vendetta. Infatti, come dichiarato da Jafar Panahi stesso

Il centro del mio film è focalizzato sul finale. Il mio obiettivo era riuscire a intavolare un gioco con voi spettatori, a traghettarvi fino a quegli ultimi venti minuti, che vi lasceranno completamente scioccati. Dopo un finale del genere, lo spettatore non potrà far altro che riprendersi dallo shock e chiedersi: “Cosa succederà adesso?”. Ma prima di arrivare a quei venti minuti deve poter, in qualche modo, “sopportare” tutta l’amarezza e il dolore. La vita è piena di sofferenze, ma la si vive – e forse si rende sopportabile – proprio attraversando tutto quel riso amaro che scaturisce dal dolore. Fare finta che non sia così significa perdere il contatto con la realtà. Perciò, il fatto che lo spettatore abbia la possibilità di comprendere la realtà nell’insieme delle sue emozioni, gli permette anche di sentirsi maggiormente coinvolto. (Fonte: Lucky Red )