Era la serie più attesa dell’anno e, con la sua programmazione settimanale, continua a stupire lo spettatore dimostrando come il ritorno di Vince Gilligan sul piccolo schermo fosse non soltanto un qualcosa di mediaticamente interessante, ma di importantissimo anche dal punto di vista narrativo, concettuale e strutturale; stiamo, naturalmente, parlando di Pluribus con la distribuzione della puntata 1×03 su Apple TV+, che prende il nome di Granata e che prosegue la narrazione della protagonista, Carol, magistralmente interpretata da Rhea Seehorn. Vediamo di seguito, però, che cosa intendiamo nello specifico, per mezzo della recensione della terza puntata della serie.
La trama di Pluribus 1×03: Granata
Dopo aver mostrato il mondo e il suo repentino cambiamento con l’arrivo di una nuova coscienza collettiva sul pianeta Terra, che attira quasi tutti gli esseri umani tranne pochissimi (tra cui la protagonista, Carol), Pluribus prosegue con la puntata Granata, 1×03, di cui vi raccontiamo brevemente la trama. A seguito di un’introduzione che mostra il passato di Carol ed Helen, in uno strano soggiorno tra i ghiacciai e l’aurora boreale, ritorniamo al presente, quando Carol chiede – a seguito del suo ritorno a casa – di eliminare qualsiasi riferimento a Helen, esplicito o implicito che fosse: la sua vita prosegue con la richiesta di vivere autonomamente momenti personali, come una spesa o una cena, fino alla parte finale dell’episodio, con il dialogo effettuato con Zosia nel quale la protagonista tenta di comprendere di più a proposito del senso di tutto ciò che la coscienza collettiva, mossa dal suo imperativo biologico, compie.
Raccontare l’intelligenza artificiale senza allarmismi e con impeccabile lucidità
L’introduzione nel mercato domestico di ChatGPT è soltanto l’ultimo passo di un processo costante, che ha visto l’intelligenza artificiale crescere nelle sue funzioni di addestramento, cultura del responso e (come spesso è stato dimostrato) accondiscendenza; per questo motivo, tutte quelle problematiche percepite, soprattutto in termini di allarmismo e di applicazione al campo dell’arte, in un certo senso possono dirsi addirittura “vecchie”, per quanto l’arte stessa – va detto – non abbia saputo ancora proporre una soluzione o una risposta efficace, che non annegasse nell’allarmismo o nel conformismo più becero; neanche a dirlo, la prima grande valutazione più lucida ce la offre proprio Vince Gilligan, con una serie che, se nei primi due episodi aveva già saputo affrontare bene il tema del consenso e dell’accondiscendenza dell’intelligenza artificiale, con Granata porta ancor più nel segno il discorso, sapendo sottolineare perfettamente uno dei presupposti più critici delle intelligenze artificiali, soprattutto generative.
Senza andare troppo nello specifico, uno dei problemi fondamentali dell’intelligenza artificiale generativa è che tende a dare troppo (e quasi sempre) ragione: ma per quale motivo? Fondamentalmente, perché non ha una credenza personale, ma anche e soprattutto perché si tratta di un LLM (un Modello Linguistico di grandi Dimensioni), che ha come obiettivi la previsione statistica della parola successiva, sulla base delle celebri catene markoviane, oltre che il mantenimento della coerenza testuale del testo; in altre parole, se il proprio testo è un’affermazione, l’intelligenza artificiale non ha alcun vantaggio economico e contestuale nello smentire quel testo testo, anche quando presenta dei possibili errori che risiedono in sfumature retoriche o problematiche etiche. Pluribus sembra aver intercettato perfettamente questo tema, che viene portato avanti con una declinazione intelligentissima nel corso della terza puntata della serie, in cui – ancora una volta – ogni elemento non è mai casuale, ma sempre perfettamente funzionale alla caratterizzazione morale e sociale della protagonista.
Every Meal is a Choice, si legge nel poster pubblicitario del supermercato ricostruito, e sappiamo perfettamente che in questa frase si trova la prima menzogna: il nuovo mondo di Carol non è libero, non prevede scelta anche quando c’è l’illusione (da parte della protagonista) di farlo, dal momento che tutto è perfettamente declinato nella nuova società collettiva; del resto, l’alieno (o virus) non sembra neanche essere così tanto sbagliato dal punto di vista etico: risparmia energia, conserva risorse in un sol luogo per ragioni di praticità, ottimizza tutto ciò che non è infinito e, in questo senso, riesce a giungere verso una perfettibilità pragmatica che manca anche all’essere umano. La grande differenza, che la fine del terzo episodio dimostra esplicitamente, c’è in quell’accondiscendenza di cui parlavamo precedentemente: richiedere una granata o un ordigno nucleare, per quanto si possa comprendere che sia pericoloso e potenzialmente catastrofico, non fa differenza, poiché la mente collettiva accontenterà sempre Carol, al massimo discutendo con lei sui rischi della propria scelta; e lo stesso, naturalmente, si ripropone anche in tutte quelle forme di people-pleasing che si ritrovano nelle domande e nelle richieste costanti, poste al termine di ogni conversazione per tentare di accontentare (di rendere felice) la stessa Carol, che ricordano molto quel nuovo aggiornamento al modello 5.1 di ChatGPT che tende, a seguito di una richiesta esplicita, a proporre variabili, alternative, approfondimenti per “arricchire” la propria ricerca stessa.
Tutto si muove entro binari di estrema consapevolezza, che si misurano nella lucidità del discorso effettuato e nella grande capacità di allontanarsi da formalismi inutili, oltre che da allarmismi urlati ed esplicitamente dichiarati all’interno della serie; non è Vince Gilligan a parlare, ma il mondo che egli stesso declina, con una capacità di disporre elementi in maniera precisa ed evidente in ogni secondo (dall’elemento del ghiaccio, che ha la sola funzione di ritornare al termine dell’episodio, fino alla televisione accesa su un programma passato, che dimostra non solo come non esistano più produzioni attuali perché il mondo è fermo, ma anche che Carol è l’unica che continua a sprecare energia mentre la coscienza collettiva ottimizza le risorse). E non manca, ovviamente, la perfezione nella messa in scena, in uno dei momenti migliori dell’episodio e, fino a ora, della serie, con la sequenza del supermercato che viene riempito con estrema precisione: tutto, in Pluribus, funziona magnificamente, e non potevamo aspettarci diversamente.






