Ne Zha: L’Ascesa Del Guerriero Di Fuoco rappresenta il caso più eclatante dell’anno, essendo diventato a sorpresa il film d’animazione con il maggior incasso della storia del cinema grazie alla monumentale cifra di oltre 2 miliardi e 200 milioni di dollari, superando in meno di un anno il risultato colossale di Inside Out 2. Tuttavia oltre il 90% di tale responso va applicato unicamente alla Cina, paese di produzione del film, motivo per cui il caso è stato ancora più inaspettato (nessun’opera aveva superato il miliardo di dollari in un unico mercato). Oltre a ciò, il film è stato anche apprezzato molto da numerosi critici, ma è davvero così interessante da meritare tutta questa attenzione al di là del pubblico? A seguire la recensione del film d’animazione.
La trama di Ne Zha: L’Ascesa Del Guerriero Di Fuoco
Ne Zha: L’Ascesa Del Guerriero Di Fuoco è il sequel di Ne Zha, attualmente inedito in Italia (hanno distribuito prima il secondo, togliendo il numero 2 dal titolo originale, per battere il ferro finché è caldo). La saga è basata sulle leggende delle antiche divinità della Cina, in particolare sul popolare romanzo Fengshen Yanyi ambientato dal 1600 a.C. al 256 a.C. , uno dei più iconici della mitologia orientale. Ne Zha infatti è una popolare divinità protettrice del taoismo e del buddismo e questa saga vuole raccontare le sue origini e la sua evoluzione. Il sequel, ambientato subito dopo la fine del primo capitolo, presenta la seguente trama:
Dopo che Ne Zha e Ao Bing vengono colpiti insieme da un fulmine divino, i loro corpi vengono distrutti. Per evitare che le loro anime muoiano, il Maestro Taiyi Zhenren esaurisce il suo Loto Sacro dei Sette Colori per rigenerare i loro corpi fisici, anche se sono ancora fragili. Il padre di Ao Bing, Ao Guang, il Re Drago del Mare Orientale, credendo che suo figlio sia morto, ordina al Maestro Shen Gongbao di attaccare il Passo Chentang con i demoni imprigionati sotto il suo palazzo e gli altri tre Re Drago dei Quattro Mari. Ao Bing difende il Passo Chentang, ma il suo nuovo corpo si disintegra a causa dello sforzo esercitato. Ao Guang fa un patto di cessate il fuoco: Ao Bing e Ne Zha condivideranno il corpo di Ne Zha per sette giorni, completeranno tre prove per diventare uno xian (un immortale) e vinceranno una pozione che può ripristinare il Loto Sacro e creare un nuovo corpo per Ao Bing. Le prove sono fissate dall’Immortale Wuliang, leader della setta celeste Chan. Ne Zha dovrà fingere di essere il prescelto della Perla Spirituale per non essere cacciato a causa della natura demoniaca, ma riuscirà a finire le prove prima che Ao Guang decida di scatenare il suo esercito?

La recensione di Ne Zha: L’Ascesa Del Guerriero Di Fuoco
Descrivere l’animazione e la regia di Ne Zha: L’Ascesa Del Guerriero Di Fuoco, curata dal lanciato Jaozi, significa descrivere un ritratto su seta che diventa tridimensionale e si trasforma in una tela di colori che uniscono i quattro elementi della vita (fuoco, acqua, terra, aria) in una danza che porta gli spettatori a volare in un nuovo piano paradisiaco. Le scenografie della dimora degli dei, i cieli immersi nelle nuvole, l’inferno di magma: tutti paesaggi che emergono con una CGI di altissimo livello. La fiamma brucia quanto il cuore di Ne Zha e sembra che si percepisca ogni singolo calore sia negli occhi espressivi del giovane protagonista che nei suoi movimenti corporei. A tal proposito, la regia di Jaozi crea dei combattimenti che mischiano arti marziali e poteri fantasy in modo straordinario, come se la Pixar avesse dato vita ad un lungometraggio di Demon Slayer completamente tridimensionale. Al di là delle eccellenti coreografie con movimenti di macchina che rischiano di far uscire i personaggi dallo schermo anche senza il 3D, è straordinario il perfetto equilibrio tra combattimenti cartooneschi, accompagnati da sequenze slapstick, e momenti in cui si può vedere la carne soffrire all’interno dei corpi dei personaggi, con tanto di perdita di arti e graffi che non eccedono nello splatter ma che sono efficaci nel far avvertire un dolore colossale. Tuttavia nessuna sequenza d’azione riuscirebbe a colmare la meraviglia dell’ultimo atto in cui draghi e guerrieri combattono nelle nuvole ammassandosi in eserciti volanti in mezzo all’oceano. In una stessa inquadratura, ripresa più volte con coreografie e angolazioni diverse, si possono vedere più di 500 corpi agire, tutti quanti con movimenti differenti o con una coesione maniacale, muovendosi ad una velocità immensa ed allo stesso tempo creando chiarezza nell’azione e nell’epica. Un lavoro per cui James Cameron e Peter Jackson sarebbero fieri, dimostrando che c’è ancora spazio per sperimentare con l’animazione tridimensionale tanto da far dire allo spettatore “Ma com’è possibile che gli animatori siano riusciti a fare una cosa del genere?“ e creando uno dei momenti più monumentali che il cinema d’animazione sia mai riuscito a partorire.
Anche se l’epica è al centro di questo racconto pieno di momenti visivamente travolgenti e ricchi di tensione, non manca anche tanta comicità. Alcune gag comiche potrebbero essere apparentemente reputate troppo infantili (c’è un momento dedicato alle urine, per esempio), ma quando lo sono rimangono contestualizzati alla bizzarria eccentrica della cultura cinese in cui la demenzialità e l’eccesso sono un ritratto abituale della quotidianità. Inoltre la bizzarria che potrebbe destabilizzare in mancanza di contesto è solo una piccola parte, perché per il resto ci sono delle sequenze molto divertenti ricche di spensieratezza e creatività, come per esempio la gag esilarante del soldato e del capo tribù che si scambiano il ruolo durante l’attacco al villaggio delle marmotte, ricordando l’iconico Tree For Two, il corto delle Merrie Melodies diretto da Friz Freleng. Particolarmente geniale è anche un momento in cui l’animazione permette ad un meme di internet molto popolare di prendere vita, creando uno sketch comico buffissimo che, allo stesso tempo, diviene anche la base per l’inizio di una sequenza in crescendo. La colonna sonora è perfetta e si rifà all’antica musica cinese senza mai essere banale. Da lodare il doppiaggio italiano, in particolare la nuova scoperta Arianna Craviotto nel ruolo della protagonista, la quale performance ricorda l’eccellenza di Patrizia Scianca nel ruolo di Goku bambino nella serie animata di Dragon Ball. Se l’industria del doppiaggio fosse perspicace, questo film d’animazione dovrebbe essere il trampolino di lancio perfetto affinché meritatamente la doppiatrice citata venisse contattata per altri progetti importanti. Ma oltre alla Craviotto, come citato in precedenza, anche il resto del cast fa la sua grande figura, tra cui soprattutto Christian Iansante in una delle sue performance migliori.

Nel film Ne Zha e Ao Bing sono forzati a vivere nello stesso corpo, cercando di trovare sintonia l’uno con l’altro. Di per sé l’idea è un bellissimo modo per rappresentare in senso fisico l’idea di unione in un solo essere grazie al legame dell’amicizia, soprattutto quando ad unirsi sono due esseri tanto diversi quanto lo Yin e lo Yang, consacrando con una nuova simbologia ciò che era stato già perfettamente approfondito nel primo coinvolgente capitolo. Tuttavia c’è un dettaglio molto interessante: il volto di Ne Zha, sia nel film che nella mitologia, è di per se androgino, ma quando Ao Bing riesce a prendere il controllo completo del suo corpo, il suo volto che si impone assume dei tratti molto più femminili. Ao Bing, oltre ad essere amico di Ne Zha, spesso diviene la voce della ragione che cerca di farlo agire con saggezza. In questa unione corporea, il fatto che una tale positività assuma un volto del genere lascia percepire una sottile e intelligente espansione transgender. Infatti Ne Zha di per sé è un essere che soffre della sua natura demoniaca, disprezzata dal suo villaggio fin dalla nascita e lontano dalla positività tramandata dai dei delle altre leggende. In Ne Zha c’è una sensazione di strappo mai riparato, come se avesse paura a manifestare il proprio legame con le persone che dovrebbero essergli più vicine a causa della sua mancanza di sicurezza. Non solo Ne Zha: anche Ao Bing ha paura di sé stesso, come se le responsabilità richieste siano troppo alte rispetto a ciò che lui vorrebbe veramente fare. Che sia Ne Zha o Ao Bing, entrambi due giovani di due culture diverse vengono pressati del peso del mondo sulle spalle, avendo terrore delle troppe aspettative. E che cosa succede se l’aspettativa viene ripiegata su un demone? L’ultimo essere che un genitore avrebbe voluto come figlio nei canoni della società richiesta? Da qui il collegamento con la simbologia transgender, travestita nell’androginia della tradizione mitologica: si nasce sbagliati nella percezione popolare, ma la consapevolezza della propria unicità cancella il disprezzo verso sé stessi e si trasforma in una grande forza. Un inno alle future generazioni che possono dichiarare con fierezza di essere nuove in ogni forma e ideologia.
In questo mondo perfettamente costruito con una rappresentazione delle divinità e degli oggetti magici comprensibile anche a chi non è avvezzo nella cultura cinese, colpisce l’approfondimento dei popoli mortali, trattati con sufficienza nonostante la ricerca di un’umanità empatica e visibile. La rappresentazione dei draghi, creature eleganti e possenti costrette a pagare per tutta la vita gli errori del passato, è tragica e ammirevole nella sua empatia. I demoni, creature cacciate per la loro natura apparentemente malvagia, si dimostrano invece persone umane che vogliono pace, crescita e riscatto, diventando dei martiri condannati senza alcuna possibilità di redenzione, insieme ad altri loro compagni che diventano spietati verso i loro stessi consanguinei dopo essersi abbandonati alla legge del più forte. Gli dei invece, creature visivamente perfette e destinate alla grandezza, sono esseri saggi ma anche totalitaristi e pregiudiziosi che lasciano poche possibilità al dialogo e alla ragione. Non nascondiamoci dietro un dito: è risaputo che, attualmente, il popolo cinese sia governato da un impero dittatoriale che spesso distoglie lo sguardo attraverso la fierezza della patria manifestata nella propaganda. La popolarità della saga di Ne Zha è indubbiamente un vanto per la politica, dal momento che ha come base i valori delle storie dell’antichità. La stessa storia di questo capitolo potrebbe far gola al governo cinese: l’idea che umani e demoni sfidino gli dei è facilmente interpretabile dalle autorità come manifestazione della patria che è capace di affrontare qualsiasi sfida, con il governo e le proprie milizie che si mettono al pari delle divinità stesse. La propaganda viene quindi rispettata, ma solo in apparenza, perché allo stesso tempo viene anche sovvertita: non esiste destino capace di decidere per i propri individui e quindi non esistono persone che hanno diritto di decidere al posto di altri. Le divinità sono la rappresentazione del fallimento della ricchezza e della massima grandezza, diventando quindi metafora della dittatura stessa. Non a caso i demoni e gli esseri umani sono paragonati ad oggetti con il solo fine di aumentare la prosperità degli dei, venendo disumanizzati come se fossero articoli da mercato pronti per essere consumati senza più un’anima.

Non importa però che si tratti di un dio: dove c’è sofferenza provocata dal razzismo e dove c’è morte di massa provocata dalla decisione di una singola persona, approfittando delle rivalità e della rabbia alimentate grazie alle manipolazioni, non può esserci giustizia. Il popolo che unisce culture diverse a favore di un’unica alleanza, un messaggio di pace e di ribellione verso gli oppressori materialisti non tanto diversi da chi governa attualmente il paese con il sorriso. L’intelligenza con cui la propaganda cinese viene manifestata per essere destrutturata e ribaltata è qualcosa di degno delle inquadrature di Sergej Ėjzenštejn in Ivan Il Terribile, creando un atto di ribellione con un coraggio ed una furbizia invidiabili che si fondono in un vero e proprio miracolo animato che riesce a parlare al popolo. E quella ribellione è guidata da due ragazzi di natura lontana da quella dei canoni ricercati dalla società. Non sarà un dio a ad aiutare il mondo ma un demone e chi comprende i demoni. Per questo l’ideologia transgender è più forte che mai: la Cina non è uno dei paesi più aperti alla comunità LGBT (nonostante miglioramenti sottili nel corso degli ultimi anni), quindi l’inno subliminale lanciato nel volto androgino di Ao Bing appare ancora più evidente, unito alla rabbia di Ne Zha e alla ricerca di sentimenti e affetti contro l’alienazione delle comunità che porta all’apatia. Ne Zha: L’Ascesa Del Guerriero Di Fuoco è un trionfo visivo che segna un grande passo in avanti nell’animazione, ma è anche uno straordinario viaggio pieno di anima e divertimento che si trasforma, con grandi colpi di scena, in un audace atto di coraggio contro la dittatura che varca i confini del mondo e diventa storia del cinema. Perché soltanto l’arte, in tutte le sue forme, può arrivare a tutti e diventare la voce di ogni popolo.







