Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2025, e italiana alla 25esima edizione del TOHorror Fantastic Film Fest 2025 in Concorso nella sezione Lungometraggi (dove Anything That Moves si è aggiudicato il premio come Miglior Film del festival), Dog of God (2025) è un film d’animazione di genere cinema fantastico-horror scritto, diretto, realizzato e montato dai fratelli lettoni Raitis e Lauris Ābele. Il film è stato inoltre candidato dalla Lettonia stessa come rappresentante del paese nella sezione di Miglior Film Straniero per gli Oscar 2026.
Prima di leggere la recensione di Dog of God, la trama del film risulta necessaria da analizzare in quanto stratificata. La storia è ambientata in un villaggio della regione baltica della Livonia del XVII secolo, dove è in corso un processo per stregoneria e i cui abitanti sono nettamente divisi tra chi è dedito alla fede e alla preghiera e chi invece al peccato del bere o del sesso. L’arrivo di una figura dalle sembianze sataniche sembra voler mettere ordine a questo caos, svelando l’ipocrisia del villaggio. Segue la recensione di God of God, il film d’animazione dei fratelli Raitis Ābele e Lauris Ābele.
La recensione di Dog of God: un film d’animazione che ha il coraggio della provocazione per raccontare l’ipocrisia contemporanea
Alla visione di Dog of God dei fratelli Raitis e Lauris Ābele una delle prime caratteristiche originali a saltare fin da subito all’occhio è quella della tecnica di animazione impiegata, ossia il rotoscopio, processo per cui si filmano le scene dal vivo su pellicola con attori veri per poi ripassare con pennarello le sagome delle figure e degli sfondi per dare vita all’animazione. Il risultato ottenuto, così come possiamo osservarlo in Dog of God, è un effetto di assoluta realisticità e fedeltà alle persone e ai paesaggi del folklore baltico che quasi lo spettatore si dimentica di star vedendo un film d’animazione. Anche la palette di colori scelti per la fotografia è molto accesa e saturata, quasi a darne un senso allucinatorio o lisergico in stile Alice nel Paese delle Meraviglie.
Fin dal suo titolo, il film d’animazione Dog of God getta le basi della sua essenza dicotomica (dog = cane, e god = dio, con un gioco di parole per cui un termine se letto al contrario rivela l’altro e viceversa) rappresentando tutto ciò che è sacro e ciò che è profano, racchiuso in un contesto abitato da contraddizioni e trasgressioni sessuali, dell’asservimento al piacere e al peccato anche dove più si millanta la professione pedissequa della fede religiosa. In questo senso, si mostrano senza alcuna vergogna immagini prima di preti dai forti appetiti sessuali, chiese, cerimonie religiose, figure regali afflitte da impotenza in cerca di soluzioni, seguiti poi da quelle che ritraggono scene di nudo, parti intime in primo piano o atti sessuali in modo totalmente esplicito.
Persino la colonna sonora con le musiche composte dallo stesso Lauris Ābele, appartenenti a un genere techno, hardcore creano un contrasto interessante e curioso con l’ambientazione storica del XVII secolo senza però stridere in quanto rappresenta la forza e la potenza delle immagini mostrate. Questa dicotomia permeante tra il sacro e il profano, pur raggiungendo l’apice della blasfemia pura, non oltrepassa mai il limite suggerendo quindi una connotazione negativa. Al contrario, la rappresentazione senza veli della fede e del peccato come due facce della stessa medaglia lancia un messaggio provocatorio, tutt’oggi ancora attuale che tramite le figure tentatrici quali quella del licantropo che spinge verso l’afrodisiaco, dimostra quanto l’essere umano sia facilmente corruttibile e fino a che punto può sostenere la maschera dell’ipocrisia del suo perbenismo.







