Presentato in anteprima italiana in occasione della 25esima edizione del TOHorror Fantastic Film Fest, selezionato tra i lungometraggi in concorso, Touched by Eternity è un film di vampiri diretto dal regista lettone Marcis Lacis, il quale realizza un’opera riflessiva ed esistenziale su una delle figure più importanti del cinema horror e, più in generale, dell’immaginario collettivo.
La trama di Touched by Eternity ruota attorno alla vita del protagonista di nome Fatso, uomo di mezz’età che si è palesemente lasciato andare alla solitudine e alla depressione, vivendo all’interno di una roulotte, completamente isolato dal mondo. Fatso ha il desiderio di raggiungere l’immortalità, e per questo ascolta un podcast a tema e prova a ingerire panetti di lievito, basandosi su una congettura. Tutto cambia, o quasi, quando due vampiri, Egons e Carlos, pensano che lui sia il prescelto, e decidono di volergli donare ciò che più desidera: l’immortalità. Le conseguenze, però, saranno totalmente inaspettate. Alla luce di queste premesse, com’è allora Touched by Eternity? Di seguito, la recensione del film di Marcis Lacis.
La recensione di Touched by Eternity: quando un inizio promettente si perde in un prosieguo senza mordente
Touched by Eternity offre una chiave prospettica alquanto interessante, a tratti seducente, per ciò che concerne la figura del vampiro sul piano esistenziale. Nella cultura occidentale la morte è ancora un tabù, viene percepita come un disagio collettivo che si fa fatica ad accettare, e dunque questo film lettore si prende la briga di mostrarne alcune sfumature attraverso l’espediente dell’immortalità vampiresca. C’è molto poco di horror, a parte qualche sequenza condita con il sangue – d’altronde sarebbe stato inevitabile -, eppure nell’incipit risiede tutta la forza dell’opera in questione. Infatti, ci sono scambi molto originali, acuti e divertenti tra i due vampiri che entrano in scena, conducendo un’operazione ludica che scardina gli archetipi legati al conte Dracula e, più in generale, alle creature della notte più famose del cinema e della letteratura.
La fotografia alterna i colori psichedelici interni alla roulotte del protagonista, dove si consuma un’esperienza con connotazioni fortemente hippie, al grigiore – simbolico – dell’esterno. Altra nota assolutamente positiva è come viene percepito il sangue, il quale assume la forma di una droga capace di estendere i sensi di chi lo consuma, e ciò è in messo in scena, come anticipato, in una forma convincente, ispirata. La contrapposizione tra il desiderio del protagonista di vivere in eterno, e la noia provata dai vampiri che vivono come dei tossici in attesa di uscire di notte per spararsi la prossima dose, dandosi solo in quel momento alla pazza gioia, è una dicotomia affascinante che permea il film di un’aura tragicomica.
Peccato che questi picchi di creatività fuoriescono soltanto a tratti, tant’è che la parabola esistenziale-fatalista di Touched by Eternity si risolve in maniera fin troppo esemplificativa, spogliando la sua tesi della naturale complessità di cui è predisposta. La comicità della prima parte si dissolve gradualmente, e ciò che segue non lascia il segno sperato, risultando addirittura puerile, arrivando persino a oscurare il dramma vissuto dal protagonista. Insomma, Touched by Eternity ha un inizio promettente, con intuizioni originali, ma si perde in un prosieguo senza mordente, con un finale anche piuttosto banale.







