Predator: Badlands, lo Yautja si rinnova senza perdere la sua essenza

Un giovane Yautja affronta la caccia più pericolosa della sua vita per dimostrare il proprio valore. Tra azione spettacolare, sequenze ben coreografate e una colonna sonora coinvolgente, Badlands espande il mito Yautja e dialoga con l’universo di Alien, restando fedele all’onore, alla sopravvivenza e al codice dei Predator.

Dare nuova linfa a un mito senza tradirne il DNA: questo sembra essere il motto di Dan Trachtenberg nel suo personale rilancio del franchise di Predator. Dopo il ritorno trionfale con il primordiale Prey (2022) e l’ottimo film animato Predator: Killer of Killers (2025), il regista americano cala il terzo asso con Predator: Badlands, riportando lo Yautja sul grande schermo dopo un’assenza lunga sette anni. Con questo capitolo, Trachtenberg consolida la sua visione del mito: meno legata alla nostalgia e più orientata a un equilibrio tra azione ed avventura, cambiando al contempo le carte in tavola. Badlands non è un semplice ritorno, è un modo di riaffermare la forza iconica del Predator in un contesto del tutto inedito, senza mai snaturarne la brutalità, l’onore e la logica rituale che da sempre lo definiscono.

La storia di Dek: onore, sangue e sopravvivenza

Al centro del racconto troviamo Dek, un giovane Yautja considerato troppo debole dal proprio clan. Quando assiste all’esecuzione del fratello da parte del padre, comprende che solo una prova estrema potrà restituirgli onore e rispetto. Decide così di cacciare il Kalisk, una creatura leggendaria e apparentemente invincibile che abita il pianeta Genna: un luogo altamente ostile e inospitale dove la linea tra cacciatore e preda diventa sempre più sottile. Su Genna, Dek incontra Thia (Elle Fanning), una sintetica della corporazione Weyland-Yutani, con cui stringe un’alleanza dubbiosa ma necessaria.

Genna è uno dei punti di forza del film: un pianeta vivo, complesso e visivamente unico. Non è una landa desolata come il titolo della pellicola potrebbe suggerire, ma un ambiente in continua trasformazione, dove foreste tossiche, erba tagliente e panorami immensi raccontano un ecosistema tanto spietato quanto affascinante. Nel cuore del film, però, restano le figure di Dek e Thia. Dimitrius Schuster-Koloamatangi, riesce a dare spessore e presenza scenica al giovane cacciatore Yautja, donandogli la fisicità e l’espressività necessaria grazie ad un buon mix di effetti pratici e motion capture. Elle Fanning sorprende invece in un doppio ruolo, Thia e Tessa, due sintetiche della Weyland-Yutani, offrendo una prova elegante, sospesa tra empatia e freddezza meccanica. La sua relazione con Dek è la chiave emotiva del film, un fragile equilibrio tra due esseri che non appartengono al medesimo mondo ma condividono lo stesso retaggio: entrambi abbandonati dalle loro “famiglie” (o clan), entrambi danneggiati: Dek nello spirito, Thia nel corpo.

Predator: Badlands | Recensione del film di Dan Trachtenberg

Predator: Badlands, un alieno cacciatore stratificato ma imperfetto

Badlands è prima di tutto una dichiarazione d’amore per la mitologia Predator. Tutti gli elementi classici tornano: la selettività della preda, la ritualità della caccia, la visione termica, le armi ultra tecnologiche. Il regista e il suo co-sceneggiatore Patrick Aison costruiscono un worldbuilding coerente e immersivo, capace di restituire alla cultura Yautja una dimensione antropologica, fatta di rituali, gerarchie e codici d’onore. Sotto la superficie fantascientifica, Predator: Badlands è un film che parla di identità, appartenenza e moralità. Trachtenberg non racconta solo una caccia, ma un rito di passaggio: il bisogno di essere riconosciuti in un mondo che misura il valore solo attraverso la violenza.

Oltre al concetto che sta alla base del film, registicamente parlando Trachtenberg si conferma un cineasta che sa dove posizionare la macchina da presa: Badlands è ritmato, coinvolgente, le scene d’azione sono coreografate degnamente e accompagnate da una colonna sonora incalzante ma mai invasiva. Il nuovo Predator, tuttavia, cede il fianco a una scrittura che nella parte centrale dell’opera tende a smorzare i toni dell’avventura. Nonostante un soggetto accattivante, alcuni momenti comici o più leggeri appaiono fuori contesto all’interno di un racconto che dovrebbe essere tanto tragico quanto brutale, interrompendo la tensione che il film costruisce con tanta cura. Colpa (o merito, a seconda dei punti di vista) del tanto chiacchierato PG-13 probabilmente imposto da papà Walt Disney per rendere il prodotto più commerciabile e meno di nicchia. Tuttavia, al netto della classificazione, Predator: Badlands non rinuncia alla violenza, ma la addolcisce, rinunciando alla crudezza fisica che aveva reso memorabile il capostipite di John McTiernan (e i relativi sequel). Trachtenberg, dal canto suo, riesce a mantenere viva l’attitudine brutale e rituale dello Yautja, trasformando la limitazione in una questione di stile più che di censura.

Predator: Badlands | Recensione del film di Dan Trachtenberg

Preda di nessuno, predatore di tutti

Predator: Badlands è un ritorno all’essenza del mito: un action-adventure potente, visivamente ricco e coerente con i principi che definiscono l’universo Yautja: onore, caccia, sopravvivenza. Dan Trachtenberg dimostra ancora una volta di capire cosa rende grande il Predator e lo trasporta verso un orizzonte più ampio, pronto a dialogare con l’universo di Alien senza perdere la propria identità. Il film costruisce sequenze d’azione coreografate con attenzione e accompagnate da una colonna sonora degna di nota, immergendo lo spettatore in un’esperienza tanto spettacolare quanto conforme con la mitologia della saga.

Pur con qualche compromesso, in particolare nella parte centrale del racconto dove il tono tende a smorzarsi con momenti più leggeri, e nonostante il rating PG-13 imposto da Disney, Badlands dimostra che la saga può ancora evolversi senza smarrire la propria anima. Il film conferma che Predator non è solo una creatura iconica, ma è capace di rinnovarsi pur rimanendo fedele alle sue radici: il risultato è un’opera solida, visivamente potente e rispettosa della mitologia originale.

7

L’opinione di Bruno Santini

Al netto di un processo di disneyificazione che inizia a sembrare preponderante tra rimandi ad altri franchise ed easter-egg non necessariamente ben contestualizzati, Predator: Badlands fa sua una grande capacità di concepire la materia in maniera videoludica, riducendo il confine con l’ottava arte.
5

L’opinione di Christian D’Avanzo

Predator: Badlands vanta una buona confezione, tra azione discreta e CGI convincente, ma resta un film senza anima: la scrittura è debole, i personaggi poco definiti e la trama troppo semplicistica, aggravata da una scelta furba di smussare sangue e violenza che finisce per renderlo un film per famiglie.
Predator: Badlands
Predator: Badlands

La prima caccia di un giovane guerriero Yautja potrebbe essere anche l'ultima

Voto del redattore:

7.5 / 10

Data di rilascio:

06/11/2025

Regia:

Dan Trachtenberg

Cast:

Elle Fanning, Dimitrius Schuster-Koloamatangi

Genere:

Azione, fantascienza, avventura

PRO

Azione coinvolgente e mai banale
Dan Trachtenberg rinnova l’alieno cacciatore rimanendo fedele alla mitologia della creatura
Colonna sonora epica e potente
Alcuni momenti decisamente leggeri smorzano troppo la tensione
La scelta commerciale del PG-13 limita la violenza rispetto ai precedenti film, pur senza snaturare del tutto l’attitudine del Predator.