Anything That Moves: quando la provocazione penetra la forma e il contenuto 

Vincitore del concorso lungometraggi alla 25esima edizione del TOHorror Fantastic Film Fest, com’è Anything That Moves? La recensione del film horror di Alex Phillips.
Anything that moves la recensione film horror

Presentato in anteprima mondiale al Fantasia Festival nel luglio del 2025, Anything That Moves ha avuto la sua anteprima italiana al TOHorror Fantastic Film Fest 2025, dove tra l’altro gli è stato conferito dalla giuria il riconoscimento per il miglior film della sezione di lungometraggi in concorso. Si tratta di un film horror diretto dal regista statunitense Alex Phillips, personalità che aveva già fatto parlare di sé per alcuni lavori precedenti, come per esempio All Jacked Up and Full of Worms (2022) e Pushing Mango (2020). 

La trama di Anything That Moves, la cui durata è di circa 81 minuti, è incentrata su un sex worker particolarmente ispirato e felice di fare ciò che fa, ma che ad un certo punto si ritrova vittima di strani omicidi che lo perseguitano e che lo mettono al centro delle indagini come sospettato numero uno. Infatti, a morire uno dopo l’altro sono i suoi clienti, eppure il mistero risulta molto più stratificato di quanto non sembri superficialmente. Date le risonanti premesse, com’è allora il vincitore della 25esima edizione del TOHorror? Di seguito, la recensione di Anything That Moves

La recensione di Anything That Moves, un horror in cui la provocazione penetra la forma e il contenuto

Un affascinante e provocatorio mash-up tra uno slasher, un film d’exploitation e persino un giallo all’italiana, Anything That Moves fa della forma la sua sostanza attraverso un’operazione filologica d’impatto. Infatti, il regista Alex Phillips ha ricreato alla grande l’estetica degli horror appartenenti a questi specifici sottogeneri, i quali erano molto in voga negli anni ‘70, e lo ha fatto sia attraverso uno splendido 16mm, che impiegando alcune intuizioni di messa in scena ampiamente diffuse all’epoca. Sin dall’incipit infatti si evoca un determinato panorama cinematografico, molto ricco e variegato, con richiami piuttosto impliciti a Reazione a catena (1971) e A Venezia… un dicembre rosso shocking (1973), passando per la filmografia di Ken Russell e John Waters, con effetti da pellicola rovinata, sporca, con brevi soggettive del serial killer, con tagli netti preceduti da zoom che provocano una perdita di messa a fuoco

Non si pensi però che Anything That Moves sia un’operazione fine a se stessa, anzi, facendo del sesso il filo conduttore dell’intreccio narrativo, Phillips ci aggiunge un tocco del suo ingegno creativo nel trasformare la sequenzialità meccanica degli incontri tra il protagonista e i suoi clienti, nonché con la sua fidanzata e collega, in una costellazione di personaggi eterogenei. Ogni amplesso può quindi raggiungere l’estasi, indicata con un paradisiaco fascio di luce che si espande sul 16mm, oppure può trasformarsi paradossalmente in uno scontro verbale, o ancora, in casi estremi, in uno sfogo violento. Si genera allora una contrapposizione tra l’automatismo del lavoro e la peculiarità delle relazioni personali, e più il mistero si infittisce più la provocazione si amplia. Tuttavia, nella parte centrale la tensione poteva essere maggiormente accentuata, così come si sarebbe potuto spingere verso la memorabilità alcuni momenti dal taglio umoristico.  

Il sesso si fa fluido sia sul piano simbolico dell’identità che su quello tangibile del corpo, con relazioni etero e omosessuali, talvolta orgiastiche, con poliziotti e donne mature (di cui una cieca), con neonati che presenziano inermi mentre il sangue e altri liquidi sgorgano, e nel mentre vengono aggiunti degli imprescindibili tocchi umoristici in grado di rendere autentico e credibile quello che si sta manifestando. In Anything That Moves è dunque la provocazione a penetrare la forma e il contenuto, poiché ciò che negli anni ‘70 era considerato un tabù culturale, in realtà nello scenario occidentale resta tutt’oggi un argomento che mette a disagio, e l’auspicato scarto generazionale non sembra aver contribuito a colmare questa lacuna. La morte e il sesso sono snodi centrali nel film, tessono la storia di questi personaggi che girovagano per Chicago come una setta che è arrivata a sviluppare un’app per semplificare il loro lavoro, quasi trasformandosi in automi, eppure per contrasto ne emerge che sono loro a sentirsi – e a far sentire gli altri – vivi, mentre le istituzioni non stanno il passo, reprimendolo e autoreprimendosi, e questo riecheggia come un costrutto storico ancora attualissimo

Anything that moves la recensione film horror
Anything That Moves
Anything That Moves

Provocatorio sia nella forma che nel contenuto, Anything That Moves si è aggiudicato il premio come miglior film al TOHorror 2025. Il film di Alex Phillips è sia un omaggio che una contestazione, e racconta il mistero che coinvolge un sex worker di Chicago.

Voto del redattore:

8 / 10

Data di rilascio:
Regia:

Alex Phillips

Cast:

Hal Baum, Jack Dunphy, Frank V. Ross, Brandon Daley, Jiana Nicole, Maxton Koc, Nina Hartley, Ginger Lynn Allen

Genere:

Horror, exploitation, slasher, giallo

PRO

Il valore dell’estetica nel riprodurre/riproporre un certo cinema degli anni ’70
Il ruolo del sesso e della fluidità sia identitaria-relazionale che tangibile e organica
L’affondo socio-culturale che emerge dal contenuto provocatorio
Nella parte centrale si potevano spingere di più la tensione e l’umorismo