Anemone, il duo Day-Lewis padre e figlio è una sòla irritante

Ad otto anni dalla sua ultima interpretazione, Daniel Day-Lewis torna a recitare nel film diretto da suo figlio Ronan: qual è il risultato di Anemone?
La recensione di Anemone, il film con Sean Bean

Presentato in anteprima internazionale alla ventitreesima edizione del festival Alice nella Città, distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi il 3 ottobre 2025 mentre in quelle italiane a partire dal 6 novembre dello stesso anno, grazie al contributo di Universal Pictures. L’attore pluripremiato agli Oscar Daniel Day-Lewis torna a recitare dopo otto anni dall’annuncio del suo ritiro dalle scene, accompagnato dalla sta Sean Bean. Ma qual è il risultato di Anemone? Di seguito la recensione e la trama ufficiale del film.

La trama di Anemone, il film di Ronan Day-Lewis

La pellicola è stata proiettata anche alla sessantatreesima edizione del New York Film Festival e vede l’esordio assoluto alla regia di un lungometraggio Ronan Day-Lewis, figlio dell’attore protagonista. Ma di cosa parla quindi Anemone? Di seguito la trama ufficiale del film:

“Sheffield, Inghilterra. Jem vive con la compagna Nessa e con il figlio di lei, l’adolescente Brian. Da qualche tempo il ragazzo è confuso e arrabbiato e ha quasi massacrato di botte un coetaneo. Per questo Jem parte in sella alla sua moto e s’immerge nella boscaglia. Con sé ha solo una parola d’ordine, delle coordinate geografiche e l’obiettivo di riportare a casa suo fratello Ray, che si è auto esiliato da anni dalla famiglia e dalla società, perché Brian adesso ha bisogno di lui.”

La recensione di "Anemone", il film con Daniel Day-Lewis in uscita al cinema in Italia a partire dal 6 novembre 2025.

La recensione di Anemone, con Daniel Day-Lewis e Sean Bean

Tra i più talentuosi e i più vincenti attori della storia del cinema d’oltreoceano, Daniel Day-Lewis torna a recitare dopo otto anni dal suo annunciato ritiro dalle scene. La sua storia assomiglia molto a quella di un glorioso sportivo che torna sui suoi passi per riprendere l’attività agonistica della disciplina che tanto ama. Nel mondo della “settima arte” invece recentemente si è assistito ad un caso simile, stavolta con un regista, tale Hayao Miyazaki il cui ritorno non è passato affatto in sordina. Per l’occasione Daniel Day-Lewis si fa dirigere da suo figlio Ronan Cal, fresco esordiente dietro la macchina da presa e desideroso fin da subito di voler dimostrare qualcosa di ambizioso e vedendo la pellicola traspare un ambiguo intento metacinematografico, collegandosi proprio con la faccenda del ritiro.

I problemi iniziano proprio da qui: il legame di parentela che lega l’attore protagonista al regista e il voler a tutti i costi presentare agli spettatori un prodotto audiovisivo impegnato, perdendo però ben presto le misure. Il fatto che sia il figlio a dirigere il padre appesantisce l’atmosfera tramite la referenzialità, Day Lewis senior cannibalizza la maggior parte delle scene e si ritaglia dei momenti da monologo teatrale. Se le sue capacità interpretative rimangono sempre una garanzia d’altro canto una soluzione come questa penalizza e non poco la fruizione della scena, sarebbe stato infatti di gran lunga più efficace una scena flashback piuttosto che l’infinito spiegone verboso. Altro errore madornale è il tentativo di darsi un’identità sofisticata tramite l’esasperazione del contenuto: per prima cosa vengono inserite una serie di macro-tematiche che finiscono col cannibalizzarsi l’un l’altra.

Anemone perde l’occasione, ad esempio, di ragionare approfonditamente sulla questione della fede religiosa, coi due fratelli in teoria perfetti nel farsi da contraltare, poiché ognuno ha reagito in maniera opposta ai dolori della vita. Questo sentiero viene colpevolmente abbondonato a metà strada per lasciare spazio ad altro e qui entra in gioco un’altra grave esasperazione, ossia la caratterizzazione del protagonista. Nel costruire il classico personaggio tormentato si inseriscono nel passato di Ray tutti i peggiori traumi possibili: l’abuso sessuale da bambino ad opera di un sacerdote, l’infanzia segnata dalle percosse paterne ed infine lo stress post-traumatico del veterano di guerra; col risultato di quasi scadere nel macchiettismo.

Il film è esasperato anche nell’estetica, si fa ricorso a tutte le tecniche e i movimenti di macchina possibili per mostrarsi raffinato e di un livello superiore, ma è il solito sterile esercizio di maniera in cui la durata delle inquadrature è inutilmente dilatata. Per non farsi mancare nulla, il terzo atto prende una deriva forzatamente simbolistica aggiungendo ulteriori elementi ad un calderone già stracolmo. Il lungometraggio in questione è dunque soffocato dalle sue stesse ambizioni e da un’interdipendenza troppo marcata tra i cineasti padre e figlio e come spesso accade in situazioni di tale tipologia, l’effetto ottenuto è l’esatto contrario di quello desiderato: un polpettone d’ingredienti uniti in modo disequilibrato, spacciato come piatto d’alta cucina.

Trailer ufficiale di Anemone, diretto da Ronan Day-Lewis

Il tuo voto

La recensione di Anemone, il film con Sean Bean
Anemone
Anemone

"Jem Stoker visita il fratello Ray, un ex paramilitare ritiratosi dal mondo dopo un trauma passato."

Voto del redattore:

4 / 10

Data di rilascio:

06/11/2025

Regia:

Ronan Day-Lewis

Cast:

Daniel Day-Lewis, Sean Bean, Samantha Morton, Samuel Bottomley, Adam Fogerty, Safia Oakley-Green e Karl Cam

Genere:

Drammatico

PRO

Daniel Day-Lewis e Sean Bean danno il loro contributo e non è poco
È esasperato sotto ogni punto di vista, dall’estetica barocca al mix eccessivo di elementi inseriti
La messa in scena è alquanto pomposa e tronfia, preoccupandosi troppo di dimostrarsi sofisticata
L’atteggiamento registico nei confronti dell’attore protagonista è eccessivamente referenziale