La Rai sta censurando No Other Land?

Rai continua a rinviare la messa in onda di No Other Land: si tratta di censura? Cerchiamo di analizzare i fatti e capire cosa sta succedendo.
No Other Land censurato dalla Rai?

3 ottobre e 21 ottobre. Queste le due date in cui sarebbe dovuto andare in onda su Rai 3 No Other Land, il documentario premio Oscar che denuncia l’occupazione israeliana in Cisgiordania, ma tutto ancora tace. Tante le critiche e poche le risposte, se non fosse per le recenti dichiarazioni rilasciate all’ANSA da Adriano De Maio, Direttore di Cinema e Serie Tv proprio del nostro servizio pubblico, che non sono però altro che un palliativo e che fungono da tutto tranne che da vera e propria spiegazione dell’azione perpetrata da ormai un mese a questa parte. Il film, realizzato da un collettivo israelo-palestinese composto da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal, sarà perlomeno disponibile grazie a Wanted Cinema e CG Entertainment in DVD dal prossimo 5 novembre e in streaming sulle maggiori piattaforme streaming, da Prime Video a Apple TV, da Rakuten a Infinity e Sky.

Le parole di Adriano De Maio all’ANSA

Dopo aver rinviato una prima volta la messa in onda di No Other Land su Rai 3 lo scorso 7 ottobre, spostando la sua prima tv al 21 dello stesso mese, due giorni fa è saltata nuovamente la possibilità di vedere il documentario premio Oscar sul nostro servizio pubblico. Una scelta che ha fatto e continua a far discutere e su cui il governo non si è mai davvero espresso. Lo ha fatto invece Adriano De Maio, Direttore di Cinema e Serie Tv per Rai, di cui riportiamo le dichiarazioni per poterle analizzare e cercare di capire come stanno le cose: si tratta di censura?

“La prevista collocazione di No Other Land non era in sintonia con il clima di speranza per la pace che poi è stata firmata, i contenuti del film avrebbero rischiato strumentalizzazioni, con l’alzarsi del livello delle manifestazioni in piazza, anche violente. Ho chiesto di rinviare la collocazione per trasmetterlo in un clima più stabile e disteso perché possa essere apprezzato per la storia di amicizia tra due popoli che possono vivere in pace”.

No Other Land non va in onda: Rai sta censurando il documentario premio Oscar?

È solo una questione di palinsesto? De Maio sta difendendo il film da una possibile cancellazione per poterlo almeno riprogrammare più avanti? Quanto le sue parole all’ANSA sono sentite o imposte? Domande cui è difficile dare una risposta per una questione che non si limita al mero cinema, ma che si estende all’intera situazione socio-politica del nostro paese, legata a doppio filo con quella mondiale. Sentiamo però il bisogno di esprimerci, di dire la nostra sull’argomento, per due semplici motivi: il primo è che No Other Land è un documentario di cui parliamo sin dallo scorso 16 gennaio, quando debuttò nelle nostre sale, per poi andare a vincere il premio Oscar due mesi dopo, dunque ha senso commentare tutto ciò che finisce per toccare il cinema e, non dimentichiamocelo, ogni film è un atto politico, consapevole o inconsapevole che sia; il secondo è che siamo cittadini italiani e, in quanto tali, abbiamo il diritto e il dovere di esporci, respingendo categoricamente la possibilità di rimanere in silenzio. In questo senso, come vanno interpretate le parole di De Maio?

Il Direttore di Cinema e Serie Tv per Rai sottolinea in primis come non ci sia sintonia tra la messa in onda di No Other Land e il clima di pace che c’è in questo momento, citando implicitamente l’accordo raggiunto pochi giorni fa su Gaza grazie anche e soprattutto al contributo di Trump e degli Stati Uniti. Un concetto che non sta né in cielo né in terra: come può un film che ha l’unico obiettivo di dire no alla guerra senza indurre all’odio razziale ma tentando di unire e non dividere i popoli, essere su un piano diverso rispetto a questo fantomatico stato di pace in cui ci troviamo in questo momento? E ancora: la paura è che il film premio Oscar possa venire strumentalizzato e spingere uomini e donne a scendere nuovamente in piazza per portare avanti manifestazioni “anche violente”. Ovviamente non si possono condividere gesti violenti come quelli che abbiamo visto in alcune piazze nelle scorse settimane, ma si tratta di gesti isolati, azioni su cui solamente alcuni politici e partiti si concentrano semplicemente per tirare acqua al proprio mulino e cercare un consenso che però, in questo momento, si sta forse indebolendo.

No Other Land è uno dei documentari più importanti del XXI secolo, un film a suo modo neorealista e per cui gli autori hanno messo la faccia, per non parlare poi dell’attivista e interprete Awdah Hathaleen, ucciso da un colono israeliano in un villaggio a sud di Hebron, in Cisgiordania. Un’opera radicale cui hanno fatto eco film come La Voce di Hind Rajab (premiato a Venezia 82) che, prima ancora di essere film, sono uno dei modi più efficaci per raggiungere tanta gente e far sentire la propria voce. Non trasmettere No Other Land sul nostro servizio pubblico equivale a voler far sì che nessuno possa ascoltare questa voce, significa zittire, imporsi e farlo in maniera violenta, perché la violenza non è solamente alzare le mani. Una scelta che, pur tentando di comprendere, sentiamo di non poter sposare in alcun modo e che, soprattutto se protratta, non potrà non essere considerata censura.