Tutti vogliono vincere l’Oscar. Questa è una cosa scontata, così come è scontato che spesso ci siano dei lungometraggi che, dopo una lunga lavorazione, piacciano talmente tanto da essere fortunati nel venire premiati dall’Academy anche quando nemmeno gli stessi registi ci stavano pensando, come il caso di Rocky. Tuttavia ci sono anche quei film che vengono finanziati proprio perché le major credono particolarmente nei progetti e nei nomi coinvolti, tanto da pensare che quei titoli permetteranno di vincere la statuetta più importante, o almeno di avere una grande possibilità nelle altre categorie principali. Anche quando i registi o gli sceneggiatori non puntano a vincere l’Oscar, i produttori sono convinti di avere tra le mani una nuova gemma, come in questi giorni la Warner è convinta di far gareggiare Una Battaglia Dopo L’Altra. Ma cosa succede quando il fiuto è sbagliato? A seguire i 12 casi più clamorosi di film creati per vincere l’Oscar e che alla fine non sono stati nemmeno nominati.
Monuments Men (2014) di George Clooney
Dopo diversi lavori in cui è stato salutato come regista di talento, Monuments Men doveva essere la consacrazione definitiva di George Clooney in veste di autore. Un film di guerra completamente diverso dal solito che celebra la storia vera di soldati assunti dall’esercito degli Stati Uniti con l’unico obiettivo di recuperare i dipinti depredati dai nazisti durante la seconda Guerra Mondiale. Una trama ambiziosa con un grandissimo cast formato da nomi come Matt Damon, Cate Blanchett, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin e lo stesso George Clooney. Cosa potrebbe mai andare storto? Purtroppo, nonostante il buon riscontro di pubblico, la critica lo ha bollato come il peggior lavoro di Clooney come regista, definendolo ruffiano e molto debole sul piano narrativo. Di conseguenza il lungometraggio è stato completamente snobbato da qualsiasi nomination agli Oscar, fallendo le ambizioni della 20th Century Fox nel puntare al miglior film.

Il Re Dei Re (1961) di Nicholas Ray
Negli anni 50 i kolossal sulla Bibbia ottengono un riscontro stratosferico, perché le ambizioni monumentali consentono a opere come I 10 Comandamenti e Ben-Hur di entrare nella storia del cinema. Quando quest’ultimo riesce persino ad ottenere il record di 11 Oscar vinti, è giunto il momento di compiere l’ambizione più grande: realizzare un film sulla vita di Gesù. Ed ecco che, con la luce verde definitiva dopo una lavorazione durata circa 10 anni, si va sulla stessa strategia delle opere menzionate, realizzando un remake omonimo di un film di grande successo (Il Re Dei Re uscito nel 1927 e diretto da Cecil B. De Mille). Con Gesù essere nominati agli Oscar deve essere una passeggiata per i produttori… e invece il colossal stavolta viene distrutto dalla critica, che accusa il film di non essere abbastanza profondo e di aver scelto un attore (Jeffrey Hunter) inadatto a un ruolo così importante. La nomination al miglior film è persa e nemmeno le lodate scenografie vengono considerate dall’Academy, ma nonostante ciò l’opera si rivela uno straordinario successo al box office ed ancora oggi è uno dei film sul tema più visti dal pubblico, ottenendo anche delle rivalutazioni positive da parte della critica nel corso degli anni.

Pocahontas (1995) di Mike Gabriel ed Eric Goldberg
Dopo la storica nomination al miglior film ottenuta da La Bella E La Bestia e la vittoria del Golden Globe per il miglior film commedia o musicale ottenuta da Il Re Leone, senza contare i grandi successi di pubblico e critica, la Disney pensava che Pocahontas sarebbe stato la svolta definitiva. Il lungometraggio ottiene una grande priorità da parte dello studio, il quale ritiene che l’ambizione artistica ed il tema legato all’invasione delle terre dei nativi americani permetterà di concorrere agli Oscar con i più importanti film dell’anno, ottenendo riconoscimenti ancora più importanti e soprattutto strappando un’altra nomination storica. Tuttavia, nonostante il grande successo di pubblico (seppur inferiore a quello dei classici nominati), la critica è molto tiepida con il film, spesso dichiarando che le atmosfere Disney sono in contrasto con il contesto più serio e cupo della storia raccontata. La colonna sonora ottiene grandi consensi agli Oscar, ma la Disney fallisce nella candidatura al miglior film, non riuscendo più a raggiungere la vetta dell’Academy per nessun altro classico successivo (escludendo ovviamente gli Oscar per il miglior film d’animazione, categoria che inizia dagli anni 2000).

Big Eyes (2014) di Tim Burton
Il ritorno di Tim Burton ad un cinema più piccolo e indipendente e basato su un’artista realmente esistita (la rivoluzionaria pittrice Margaret Keane), richiamando la stessa squadra che gli ha permesso di essere acclamato per Ed Wood (gli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski) e dopo il riconoscimento critico definitivo tramite il Leone D’Oro Alla Carriera, sembrava essere di buon auspicio. E infatti per un certo periodo di tempo le cose vanno molto bene: l’opera ottiene un buon riscontro dal pubblico, viene apprezzata dalla critica internazionale e riesce persino ad ottenere un Golden Globe per la miglior attrice in un film drammatico grazie all’acclamata performance di Amy Adams, attrice plurinominata dall’Academy. Eppure nemmeno lei riesce ad ottenere l’attenzione degli Oscar che lasciano a bocca asciutta il lavoro più realistico di Tim Burton, il quale non ottiene nessuna candidatura. Ad oggi Tim Burton è l’unico regista degli ultimi 40 anni ad essere ufficialmente riconosciuto come maestro e ad aver avuto costanti successi importantissimi al botteghino che, allo stesso tempo, non è riuscito a non avere in lista nemmeno un lungometraggio con una nomination agli Oscar per il miglior film.

I Cancelli Del Cielo (1980) di Michael Cimino
Nella fine degli anni 70, Michael Cimino diviene uno dei talenti più affermati dell’industria, con l’acclamazione unanime e cinque vittorie agli Oscar grazie a Il Cacciatore, tra cui il miglior film e la miglior regia. Dopo questo successo incredibile, la United Artist gli lascia completa carta bianca per realizzare I Cancelli Del Cielo, un dramma storico che mette a nudo le responsabilità dell’America nei confronti degli immigrati europei nel Wyoming che vennero discriminati e uccisi nel 1870. La United Artist è pronta per un altro trionfo, dal momento che la presenza di un colossal western realizzato da Cimino è scontata per gli Oscar, senza contare il probabile successo di pubblico e l’hype dei giornalisti. Tuttavia le cose precipitano, trasformandosi in uno dei fallimenti più clamorosi di sempre: la critica lo definisce uno dei peggiori film mai realizzati e al box office va talmente male da portare in fallimento la United Artist, cancellare la libertà autoriale dei registi della Nuova Hollywood (segnando quindi la fine di un’era) e mettendo Michael Cimino nella lista nera dei cineasti da non finanziare per nessun motivo. Pur essendo odiato in modo raro alla sua uscita, oggi il fallimento del film si attribuisce al fatto che all’epoca molti spettatori americani non erano ancora pronti a vedere in modo netto un momento così buio della loro storia, tanto che, con il passare degli anni, I Cancelli Del Cielo è stato rivalutato ampiamente e definito da molti critici come uno dei più grandi film della storia del cinema.

Eternals (2021) di Chloé Zhao
Dopo il grande successo di Avengers: Endgame, divenuto il film con il maggior incasso della storia del cinema (record poi superato nuovamente da Avatar) e avendo dettato il trionfo definitivo dei Marvel Studios, questi ultimi sono decisi a compiere un ulteriore passo. L’idea del produttore Kevin Feige è quella di dimostrare che il suo universo può assumere forme e tematiche ancora più ambiziose e delicate, tanto che decide di ingaggiare una regista di film indipendenti acclamati per realizzare un cinecomic spettacolare, ma molto più cupo degli altri capitoli Marvel e che si interroga sull’esistenza umana in chiave drammatica e filosofica. La Marvel, dopo il trionfo storico di Black Panther, è convinta che anche Eternals possa ambire ad essere candidato all’Oscar al miglior film e quando Chloé Zhao riesce a vincere la statuetta per la miglior regia grazie a Nomadland, opera che riesce a vincere anche il già citato premio per il miglior film, la sicurezza cresce. Tuttavia, al di là dei buoni incassi (contestualizzati al periodo della pandemia), il cinecomic viene accolto con grande scetticismo, divenendo il film MCU più stroncato dalla critica internazionale, la quale accusa la produzione di aver tradito lo spirito Marvel con un’opera anomala e troppo pretenziosa nelle sue ambizioni, spingendo gli studios ad accantonare i personaggi degli Eterni nell’immediato futuro del franchise.

Eyes Wide Shut (1999) di Stanley Kubrick
Di certo la prima volontà di Stanley Kubrick non è quella di vincere un’Oscar. Tuttavia, da parte della Warner Bros, il ritorno di quello che è considerato il più grande regista di sempre dopo 10 anni di assenza, intento a lavorare con le acclamate star Tom Cruise e Nicole Kidman, lascia presagire un enorme successo in ottica premi, soprattutto se si pensa che Stanley Kubrick era già stato nominato in precedenza senza vincere e che quindi, dopo tanti anni ed una consacrazione ormai riconosciuta dal mondo intero, Eyes Wide Shut potesse essere il coronamento definitivo della sua carriera. La morte del regista, avvenuta prima dell’uscita del film, fa pensare che il riconoscimento postumo possa spingere l’Academy ad avere ancora più riguardi favorevoli nei suoi confronti, ma ciò non accade, perché il lungometraggio non viene nominato in nessuna categoria a causa di uno spaccamento della critica. Nonostante il successo di pubblico, molti giornalisti rimangono infatti spaesati dal lungometraggio di Stanley Kubrick, definendolo confusa e pedante, nonché la sua opera minore, mentre altri lo acclamano come opera magistralmente provocatoria. Dopo diversi anni, come accaduto spesso con il regista, Eyes Wide Shut è stato rivalutato all’unanimità come capolavoro assoluto e il finale perfetto di una carriera perfetta.

Sette Anime (2008) di Gabriele Muccino
Il grande successo di Alla Ricerca Della Verità, il quale permette a Will Smith di conquistare la sua seconda nomination agli Oscar, spinge la Columbia Pictures a finanziare un altro lungometraggio di Gabriele Muccino per riformare la coppia che ha funzionato così bene la prima volta. Un film con al centro un uomo che ha perso tutto e decide di essere “l’angelo custode” di persone molto più sfortunate di lui, affrontando in modo straziante l’idea di sacrificio e di rinascita. L’ambizione del regista e dei produttori è quella di ripetere la stessa acclamazione dell’opera precedente, conquistando stavolta molte più nomination rispetto a quella del solo attore. Tuttavia, a dispetto di un grande successo al box office, Sette Anime viene distrutto dalla critica, la quale accusa Muccino di aver realizzato un film stucchevole e ricattatorio, cosa che impedisce all’Academy di prenderlo in considerazione per qualsiasi candidatura.

Billy Lynn – Un Giorno Da Eroe (2016) di Ang Lee
Il ritorno di Ang Lee viene molto atteso, dal momento che il suo ultimo lavoro gli ha permesso di vincere la sua seconda statuetta per il miglior regista grazie al trionfo totale di Vita Di Pi. La Sony quindi ha massima fiducia di avere tra le mani un altro titolo potenzialmente in corsa per gli Oscar, soprattutto per le sue grandi ambizioni: un film tratto dalla storia vera di soldati sopravvissuti alla guerra in Iraq che vengono accolti da un’America patriottica ma completamente disinteressata al loro reale dolore, il tutto girato con sequenze in 3D che alternano la guerra più macabra con l’imponenza dei festeggiamenti USA, senza contare un cast di prim’ordine formato dai nomi di Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Vin Diesel ed uno Steve Martin in un inedito ruolo cupo e controverso. Nonostante tutti questi elementi, non solo il film si rivela essere un grosso flop al box office, ma non viene nemmeno apprezzato dalla critica che lo definisce troppo superficiale nei lati più umani ed inutilmente barocco nelle scene più spettacolari. L’accoglienza fredda di conseguenza impedisce ad Ang Lee di entrare nella corsa degli Oscar, però l’opera è fondamentale per lanciare la carriera di Joe Alwyn grazie alla sua performance da protagonista lodata all’unanimità.

The New World – Il Nuovo Mondo (2005) di Terrence Malick
Dopo il grande amore con cui è stato accolto La Sottile Linea Rossa, i produttori hanno fatto a gara per assicurarsi di finanziare il nuovo colossal storico di Terrence Malick, il quale stavolta decide di realizzare un film incentrato sulla leggenda di Pocahontas, proseguendo il suo discorso sulla natura costantemente avvolta dalla violenza dell’uomo nella sua voglia di uccidere e conquistare. Con un obiettivo del genere ci si aspetta di ottenere altre nomination importanti, ma l’accoglienza critica frena qualsiasi piano. Molti infatti lo definiscono come un’opera eccessivamente diluita ed emotivamente distante, ritenendolo non all’altezza dei precedenti film del regista. Anche il pubblico si dimostra disinteressato, rendendo il lungometraggio un flop al botteghino. Tutti questi presupposti impediscono al film di essere preso in considerazione dagli Oscar. Non c’è che dire: Pocahontas è una figura decisamente sfortunata per l’Academy. Con il passare degli anni, anche The New World viene ampiamente rivalutato dai critici, finendo in varie classifiche dedicate ai film più belli del decennio.

C’Era Una Volta In America (1984) di Sergio Leone
Pubblicizzato già all’epoca come il grande ritorno di Sergio Leone, prima della sua uscita in ogni rivista C’Era Una Volta In America viene definito un’epopea cinematografica capace di rivaleggiare con Il Padrino. I produttori italiani sono talmente sicuri della qualità del film che sperano di portare un altro volto di un autore connazionale pronto a fare incette di premi, soprattutto se ad aiutare c’è lo star power di Robert De Niro, ancora gli apici della sua carriera. Tuttavia non la pensa così il produttore Arnon Milchan il quale, spaventato dalla durata di 4 ore e da alcune sequenze che sarebbero potute essere viste come troppo criptiche dal pubblico, decide di tagliare 2 ore di girato e di rimontarlo in ordine cronologico senza la supervisione di Sergio Leone. Di conseguenza, mentre in tutto il resto del mondo viene acclamato come un capolavoro moderno ed è un grande successo di pubblico a dispetto della sua lunga durata, in America la versione tagliata da Milchan viene distrutta dalla critica che la definisce eccessivamente sbilenca ed è un sonoro flop al box office. Di conseguenza C’Era Una Volta In America si rivela un fallimento nella corsa degli Oscar e nemmeno Ennio Morricone viene candidato a causa di una squalifica (Milchan non ha incluso il suo nome nei titoli di coda per sbaglio). Fortunatamente la diffusione successiva del montaggio originale permette a Sergio Leone di ottenere la consacrazione definitiva anche in America.

Cats (2019) di Tom Hooper
Probabilmente il fallimento agli Oscar più clamoroso, almeno del ventunesimo secolo. L’autore Tom Hooper, reduce dai grandi successi di Il Discorso Del Re e di Les Miserables, decide di adattare un altro celebre musical teatrale, il quale per ogni edizione ha numerosi spettacoli che hanno fatto il sould out ed è considerato una delle più grandi opere musicali di tutti i tempi. Sceglie come protagonista Taylor Swift, icona per eccellenza tra i cantanti della contemporaneità, che viene affiancata ad attori come Idris Elba, Judi Dench, Ian McKellen e James Corden. L’uscita viene fissata per dicembre, in modo da conquistare il pubblico e preparare la stessa ascesa agli Oscar ottenuta da opere come il già citato Les Miserables e Chicago e che otterranno in seguito titoli come West Side Story e Wicked. Tutto sembra essere stato studiato alla perfezione, giusto? Tuttavia succede ciò che nessuno si sarebbe aspettato da quando il film è stato annunciato: non solo Cats è un grande flop al botteghino, ma viene dilaniato dalla critica in modo feroce. Il motivo è legato all’aspetto visivo. Invece di puntare su costumi pratici, Tom Hooper decide di realizzare gatti umanoidi in motion capture, cosa che viene percepita dagli spettatori come un effetto da uncanny valley che rende il film inguardabile ed involontariamente disturbante, rovinando anche le scene più celebri dello spettacolo teatrale. In poco tempo Cats viene definito da molti giornalisti internazionali come uno dei peggiori film del ventennio, nonché il fallimento di un grande regista che, come dice testualmente il critico David Rooney, “è ostacolato da un grave errore di valutazione nel suo concetto visivo centrale.“ Inutile dire che tutto ciò ha escluso il film da qualsiasi possibile candidatura agli Oscar, che molti, prima delle prime immagini, davano per scontata.




