40 anni di Studio Ghibli: la classifica di tutti i film dal peggiore al migliore

Lo studio d’animazione giapponese più famoso al mondo è da anni pietra miliare del cinema internazionale, regalando capolavori amati da critica e pubblico: quali sono i suoi migliori film? E i suoi peggiori?
Tutti i film dello Studio Ghibli classificati dal peggiore al migliore

Definirlo solamente di successo sarebbe riduttivo, lo Studio Ghibli è leggenda. Quarant’anni fatti di grandi capolavori, di fama commerciale e di riconoscimenti internazionali nel settore cinematografico. La casa di produzione fondata nell’estate del 1985 si è costruita una solida fanbase nel mondo, diventando sinonimo di qualità, capace di sfatare certe considerazioni sul cinema d’animazione e non solo. La filmografia dello studio brilla grazie specialmente al lavoro di due registi tra i migliori della storia: Hayao Miyazaki e il compianto Isao Takahata; ognuno nella sua identità artistica. Per festeggiare questo straordinario traguardo, di seguito la classifica di tutti i film dal peggiore al migliore, includendo anche come bonus Nausicaa della Valle del Vento, nonostante cronologicamente sia precedente alla nascita.

24) Earwig e la strega

All’ultimo posto della classifica c’è Earwig e la strega, diretto da Goro Miyazaki. Troppo brutto per essere vero, se non fosse per il logo all’inizio del film si farebbe enorme fatica a credere che appartenga ad una casa di produzione così prestigiosa. Assodato quanto la tecnica in CGI sia indietro di trent’anni, la pellicola a livello di trama e di contenuto è il nulla assoluto, con Earwig senza dubbio la peggior protagonista vista fino ad oggi. Insignificante.

23) La ricompensa del gatto

Film leggero sotto ogni punto di vista: dal budget, dalla trama, durata (il minutaggio è infatti il più breve dei lavori dello studio) e per finire anche dal contenuto. Il cuore della storia è sempre il percorso di formazione, in cui una ragazza impara a non fuggire nella fantasia ma ad affrontare la realtà. La resa non è affatto memorabile nonostante la godibilità generale non ne viene meno, è però evidente quanto persino dal Ghibli stesso sia stato considerato “minore”.

22) Si sente il mare

Triangolo sentimentale ambientato tra i banchi del liceo in cui l’arrivo in provincia di una ragazza di città porterà scompiglio, tra problemi di famiglie alle prese col divorzio e le difficoltà d’integrazione. Animazione al risparmio per un prodotto tra i meno brillanti dello studio, seppur realizzato con discreto ordine e linearità. I personaggi però nono hanno lo spessore a cui il pubblico si è abituato a vedere, mentre con la scusa del racconto passato la voce narrante risulta invadente.

21) I racconti di Terramare

Goro Miyazaki esordisce alla regia sentendo fin da subito il peso del confronto artistico col padre. Troppi sono infatti i riferimenti alle pellicole più celebri di Hayao, tra Nausicaa della Valle del Vento fino a Principessa Mononoke; sono presenti pure rimandi non tanto nascosti alla mitologia de Il Signore degli anelli. La tematica principale e la parte tecnica non hanno problemi, ma si percepisce una mancanza di personalità e qualche lacuna nel legare la narrazione, per comunque un risultato accettabile.

20) Pom Poko

La lotta per la sopravvivenza della natura contro lo strapotere dell’urbanizzazione intensiva viene raccontata da Isao Takahata attraverso gli occhi delle simpaticissime creature quali i tanuki. Divertenti le scene di trasformazione e le varie gags coi testicoli giganti, per un lungometraggio indirizzato ad un pubblico appartenente ad una fascia anagrafica più bassa rispetto al solito, come dimostra l’utilizzo pressoché continuo della voce narrante. Nell’immensità qualitativa della filmografia del regista è chiaro che Pom Poko risulti il “figlio minore”.

19) Ponyo sulla scogliera

Hayao Miyazaki rielabora il mito de La sirenetta in chiave naturalmente nipponica tornando alle origini della sua carriera per narrare una favola prettamente rivolta ai bambini e alle famiglie. Tecnicamente sempre impeccabile e con al centro del discorso il rapporto uomo-natura dove l’interazione tra Ponyo e Sosuke è tenera e genuinamente emozionante. Rispetto ai lavori appena precedenti e appena successivi va detto che risulta una parentesi un po’ sbiadita.

18) Arietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

Chi ha detto che un “piccolo progetto” coincida con il livello inferiore? L’esordio alla regia per un lungometraggio da parte del cineasta Hiromasa Yonebayashi, supportato dalla sceneggiatura firmata da Hayao Miyazaki. Si esplora l’intimità di due personaggi allontanandosi dal gigantismo e dal colossal, la cui loro solitudine (generata da situazioni diverse) li unisce in modo da costruire genuinamente un legame amoroso (?) destinato però a non consumarsi mai. Il finale dunque si ricorda per la suo sapore agrodolce rispetto a dispetto di quello che potrebbe sembrare; ottima la colonna sonora composta da Cecile Corbel, mentre dal punto di vista visivo ruba l’occhio l’intera sequenza della presa in prestito.

17) Quando c’era Marnie

Tratto dall’omonimo romanzo scritto da Joan G. Robinson e secondo film d’animazione da regista di Hiromasa Yonebayashi che si conferma di stampo più intimo e circoscritto ad un’ambientazione semplice e composta da pochi personaggi. Realtà, sogno, passato e presente si mescolano nel racconto di un percorso di formazione riguardante la protagonista, bisognosa di far pace con sé stessa e con la propria storia. L’accettazione passa anche dalla scoperta della sessualità in questo caso dalle sfumature omoerotiche, argomento tabù nell’animazione giapponese soprattutto per la vecchia generazione. Esagerato il carico drammatico degli eventi accaduti alla famiglia di Anna, funzionale ad accentuare il più possibile la commozione del pubblico.

16) Il castello nel cielo (Laputa)

Ufficialmente il primo tassello appartenente allo Studio Ghibli, ed è una bella avventura e una sincera storia di amicizia (o forse di più) tra due giovanissimi protagonisti. Il target di riferimento comprende principalmente i bambini e ragazzi, con la banda dei pirati chiamata a svolgere il compito del comic relief della situazione. Vasta presenza di scene d’azione caciarona quasi alla Lupin III e le sequenze di volo si dimostrano spettacolari, mentre il finale è azzeccato grazie anche alla morale di fondo che si vuole trasmettere, ad esempio la critica feroce al militarismo. Tra le caratteristiche di Miyazaki che si svilupperanno in futuro si nota già subito la capacità di sviluppare personaggi femminili forti e diversi tra loro, in grado di farsi da contraltare a vicenda.

15) Porco Rosso

Ambientato in un’Italia “alternativa” degli anni Trenta entrata nel nostro immaginario collettivo per l’iconica frase: «Piuttosto che fascista meglio essere un maiale». Il film però nella sua interezza è forse meno incisivo di quello che si potrebbe pensare, soprattutto se paragonato al resto della filmografia di Hayao Miyazaki. Detto ciò, rimane comunque un prodotto di buona qualità, grazie alle sempre splendide sequenze di volo mozzafiato e alla simbologia dietro l’espediente della metamorfosi fisica, in questo caso incarnazione del rimorso da sopravvissuto tipico del veterano di guerra. Fio rispecchia la sublime sensibilità del regista nei confronti dei personaggi femminili: giovani, leader e salvifiche.

14) La collina dei papaveri

Miyazaki figlio e padre collaborano assieme, rispettivamente alla regia e alla sceneggiatura, per raccontare una tenera quanto appassionante giovane storia d’amore liceale. Oltre all’ottima caratterizzazione della protagonista, il film presenta una profonda simbologia socio-politica: la ristrutturazione dell’edificio è metafora del Giappone riedificato dalle giovani generazioni dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, la salvaguardia del territorio corrisponde alla difesa delle tradizioni nipponiche e non sono per nulla casuali i riferimenti all’imminente rassegna olimpica di Tokyo 1964, segno dell’occidentalizzazione del Paese.

13) Kiki – Consegne a domicilio

Delizioso e delicato coming of age all’interno di un’atmosfera dal sapore molto italiano, dove la forza del film si trova nei suoi meravigliosi personaggi, cominciando proprio da Kiki. Il suo passaggio dall’infanzia all’età adulta è poeticamente rappresentato dal sostituire la scopa con un’altra, ossia il taglio definitivo del cordone ombelicale che lega i figli ai genitori, stessa cosa dicasi per il non sentire più la voce del gatto. Per quanto riguarda la colonna sonora, il tema della città composto dal Maestro Joe Hisaishi è uno dei più ispirati del suo repertorio.

12) La tomba delle lucciole

A ragion veduta è considerato dagli appassionati il film più struggente e forse il più ostico da rivedere rispetto a tutti gli altri. Non c’è modo migliore per rappresentare la tragedia della guerra se non tramite la messa in scena del punto di vista di chi sono veramente vittime innocenti: i bambini. Isao Takahata dimostra la sua grandiosa intelligenza cinematografica nel raccontare come i fratellini protagonisti siano più vittime della loro gente piuttosto che dei bombardamenti nemici stessi. Adulti chiusi nel fanatismo patriottico, quasi ridicolo vista la maniera in cui il conflitto mondiale stia volgendo al peggio per il Sol Levante. Una società caduta in crisi a causa dei suoi propositi di gloria, la cui conseguenza maggiore è pagata dai più deboli nella totale indifferenza. Va detto comunque che non è un’ardua impresa far commuovere il pubblico con due bambini che muoiono di fame.

11) Il ragazzo e l’airone

Il ritorno tanto atteso del pluripremiato Hayao Miyazaki è quasi trionfale. La maturità del regista si concretizza in un’avventura riflessiva a proposito dei sensi di colpa e dell’elaborazione del lutto. Meravigliosa la costruzione visiva di un “altromondo” a tinte dantesche, per non parlare poi della messa in scena del prologo. Grande profondità nella simbologia della pietra da cui consegue la riflessione sulla differenza generazionale e sulla scelta di vivere nonostante i dolori dell’esistenza. L’interazione tra Mahito e l’airone cenerino regala momenti divertenti.

10) I sospiri del mio cuore

Meraviglioso riquadro dell’adolescenza, a metà tra la voglia di tenere il mondo nel palmo delle proprie mani e l’ansia di dimostrare qualcosa nel progettare il futuro, nel mezzo il primo amore sboccia come nelle più belle primavere. Shizuku è una stupenda protagonista grazie alla scrittura di Hayao Miyazaki (esente però dal ruolo di regista) che sviluppa in modo sublime il sottotesto dell’artigiano, alter ego dell’artista poiché nelle sue opere trasmette magia, che siano materiali (violino) o immateriali (romanzo). Uno dei più bei esempi di film d’animazione romantico, colmo di sincerità, sentimento e creatività.

9) I miei vicini Yamada

Un aggettivo perfetto per definire I miei vicini Yamada è: essenziale; sia nella forma sia nel contenuto. Apparentemente un diminutivo, diventa invece esaltazione grazie alla maestria di Isao Takahata, quest’ultimo una certezza nel saper realizzare opere sensazionali di fatto senza una trama. Una famiglia qualsiasi nella quale tutti possono rispecchiarsi e definirsi, travalicando qualsiasi longitudine o differenza culturale. La scena della televisione è una delle meglio riuscite dell’intero panorama del genere commedia.

8) Il mio vicino Totoro

Come dovrebbero essere tutti i film dedicati alla famiglia, Hayao Miyazaki esprime perfettamente l’innocenza e la purezza dell’infanzia, caratterizzando meravigliosamente le due sorelle protagoniste Sastuki e Mei che nella loro espansività celano il grande dolore provato a causa dell’assenza (provvisoria) della madre. Nota di merito anche per la simpatia del papà ma è Totoro a completare l’opera ed è proprio grazie alla sua iconicità che riesce a rimanere impresso ben oltre il confine del solo lungometraggio, diventando la mascotte dello studio.

7) Nausicaa della Valle del Vento

Nonostante sia stato distribuito tre anni prima della nascita dello Studio Ghibli, il film rientra appieno nella famiglia visto come i produttori siano gli stessi padri fondatori. In un futuro lontanissimo e post apocalittico Nausicaa deve impedire la definitiva dipartita dell’essere umano sulla Terra. A tutti gli effetti è da considerare una pellicola d’avanguardia, per la presenza, con quarant’anni d’anticipo, della tematica ambientale e per la forza di una protagonista femminile che mischia l’iconografia cristologica all’idea di donna indipendente della nostra contemporaneità. Le scene di volo sono spettacolari e il finale è davvero emozionante, naturale conseguenza di una struttura narrativa quadrata in grado di raggiungere il suo climax. Al secondo lavoro da regista, Hayao Miyazaki realizza il suo primo capolavoro.

6) Pioggia di ricordi

La memoria al centro del discorso di questo film, uno sguardo al passato per capire cosa si vuole dal futuro, tra cambiamenti “indesiderati” e tentativi di salvare la tradizione, ma non solo. Operazione “Amarcord” di Isao Takahata, pronto a scavare nell’animo tramite la protagonista femminile. Comicità e serietà coesistono e si alternano in perfetto equilibrio, la messa in scena trasmette mirabilmente i sentimenti dei personaggi. Ottima gestione della struttura non lineare, facendo uso dei flashback come se fossero tessere di un puzzle, ed una volta completo, il quadro si ammira per il suo splendore.

5) Principessa Mononoke

Pellicola spartiacque per il regista Hayao Miyazaki, deciso ad alzare definitivamente l’asticella del target, del contenuto e del dramma. Capolavoro nella quale vengono sviluppati una serie di personaggi tridimensionali, sfaccettati nei loro tratti positivi e negativi; tra violenza e distruzione, l’essere umano si scopre miope nel depauperare la natura, senza comprendere le conseguenze autodistruttive delle sue azioni. Alle nuove generazioni spetta però il compito di caricarsi sulle spalle la responsabilità di costruire ponti e portare la necessaria pace nel mondo. Opera che vive di sensorialità, visceralità e concretezza, utilizzando il corpo come principale strumento di messa in scena.

4) Il castello errante di Howl

Il castello errante di Howl presenta la piena maturità di Hayao Miyazaki grazie ad un intreccio sublime che decide, non senza rischi, di rinunciare ad una traccia narrativa lineare. I sottotesti si espandono uno per uno dando cuore e anima a tutta la struttura, partendo dal più classico dei comic of age fino al discorso politico a proposito di una classe dirigente minacciata dagli spiriti liberi e ribelli. Geniale è l’uso dei colori per rappresentare gli stati d’animo, così come la tecnica d’animazione in toto fatta d’inquadrature spettacolari, sia nelle scene aeree sia in quelle di magi. Film come questo ad un primo approccio potrebbero risultare ostici, però trovano la capacità di migliorare visione dopo visione, che solo registi di un certo livello possono permettersi di fare.

3) Si alza il vento

Considerato come film testamentario del regista, Si alza il vento è pura poesia cinematografica. Hayao Miyazaki gestisce magistralmente la componente biografica con quella onirica, unite entrambe dal contesto metanarrativo. Il sogno di volare è agrodolce tanto quanto quello della “Settima arte”, mentre invece la storia d’amore tra i due protagonisti è si da romanzo ma comunque piena d’autenticità e calore, accompagnando il pubblico verso un finale straziante ma colmo di verità. Spettacolare dal punto di vista visivo, trova pure lo spazio per ragionare ancora una volta sul fallimento dello stato giapponese: in grave difficoltà che ha tentato di gonfiarsi come un palloncino (tramite la guerra) scoppiando però drammaticamente.

2) La città incantata

Capolavoro del nuovo millennio ed entrato nell’immaginario collettivo occidentale soprattutto grazie alla vittoria agli Oscar nella categoria “Miglior film d’animazione”. La città incantata è un perfetto percorso di formazione in cui Hayao Miyazaki affida la speranza per il futuro alle nuove generazioni, quest’ultime costrette a portare il peso degli errori commessi dai grandi, dimostrandosi salvifici nei loro confronti. Il regista è più ispirato che mai, sfoderando alta spettacolarità nonostante si cambi registro rispetto alle atmosfere più campali e d’azione della pellicola precedente. Nella sua intimità, l’opera giganteggia nel modo in cui forgia la personalità della meravigliosa Chihiro, pronta affrontare il passaggio alla pubertà.

1) La storia della Principessa Splendente

Ed infine al primo posto di questa classifica si trova La storia della Principessa Splendente. Tra i migliori film d’animazione mai realizzati nella storia, il più bel lascito artistico che Isao Takahata poteva lasciare al mondo intero. Di gestazione produttiva lunghissima, unisce tanti aspetti: la riflessione sulla morte, sulla preziosità e unicità della vita terrena. Portando su grande schermo una leggenda tradizionale della sua cultura, il cineasta sviluppa lucidamente una critica sul retaggio della società giapponese, viziata dal maschilismo e dal materialismo con conseguente disuguaglianza sociale. Discorso a parte merita la tematica della lettura dell’intervento divino da parte dell’essere umano, plasmato a seconda del proprio tornaconto o schema mentale; tecnica d’animazione maestosa, fuori dai canoni persino per lo Studio Ghibli. Capolavoro intramontabile.