Hellboy – L’uomo deforme: l’oscuro legame tra creatura e il suo creatore

Hellboy – L’uomo deforme è la quarta trasposizione live-action del personaggio fumettistico creato da Mike Mignola, con il film di Brian Taylor che rappresenterebbe quella più fedele all’opera originale.
La recensione del film horror Hellboy - L'uomo deforme

Con il nome di Guillermo Del Toro tornato recentemente sotto i riflettori, per la presentazione al Festival di Venezia del suo Frankenstein, torna in voga anche un’altra delle “sue” creature più iconiche. Si tratta del demone rosso Hellboy, apparso per la prima volta sullo schermo proprio per la regia dell’autore messicano e con le fattezze di Ron Perlman. Dopo il fallimentare tentativo di ravvivare la saga, con il reboot di Neil Marshall nel 2019, ecco che il celebre personaggio creato da Mike Mignola torna sullo schermo, approdato anche in Italia in streaming dopo una gestazione distributiva alquanto complicata. Diretto da Brian Taylor, Hellboy – L’uomo deforme è così il quarto adattamento live-action del demoniaco protagonista, interpretato qui da Jack Kesy ed ecco la recensione del film horror.

La trama di Hellboy – L’uomo deforme, il film horror dell’opera di Mike Mignola

Andando ad introdurre la recensione di Hellboy – L’uomo deforme (in originale Hellboy: The Crooked Man), occorre sottolineare un fattore che sarà determinante per la successiva analisi. Il film è infatti tratto dall’omonima opera dello scrittore e fumettista Mike Mignola, padre del personaggio divenuto celebre grazie soprattutto per la trasposizione su schermo ad opera di Guillermo Del Toro. A differenza di quelle 2 occasioni, tuttavia, il nome di Mike Mignola (e della Dark Horse Entertainment) figura nei crediti del film come sceneggiatore, andando a curare personalmente l’adattamento della sua creatura.

L’uomo deforme è ambientato alla fine degli anni ’50 presso la catena montuosa degli Appalachi, dove l’agente Hellboy del B.P.R.D. (Ufficio per la ricerca e difesa del paranormale) si trova a scortare un carico pericoloso. Ad un certo punto del viaggio, il suddetto carico (un aracnide demoniaco) acquista improvvisamente maggior vigore, arrivando ad uno scontro con Red che lo porterà a smarrirsi per la natura circostante. L’agente intuisce subito che la creatura è entrata in contatto con l’energia maligna che ristagna in quella zona, con la nuova missione che diventa quella di sconfiggere il Male che vi regna.

La trama di Hellboy - L'uomo deforme, il film horror dell'opera di Mike Mignola

La recensione di Hellboy – L’uomo deforme: “finalmente” la creatura di Mike Mignola

La premessa appena fatta, quella della concreta presenza di Mike Mignola all’interno di questo nuovo adattamento su schermo, traccia di fatto la via principale da seguire in termini di analisi. Il personaggio di Hellboy, infatti, è diventato popolare al grande pubblico grazie, anche e soprattutto, alle due trasposizioni cinematografiche con protagonista Ron Perlman, in utopica attesa di un capitolo finale della trilogia. Anche dopo la versione di Neil Marshall del 2019, lo spettatore ha dunque in mente un’immagine molto nitida di un film di Hellboy sullo schermo: un arrogante protagonista, perenne bambino (Boy), che lotta contro le forze del Male in una palette cromatica particolarmente accesa ed infuocata.

Poi ecco arrivare il suo stesso creatore che, in collaborazione con il regista Brian Taylor, dà vita a quella che “finalmente” è la versione che più avrebbe voluto vedere sullo schermo. La peculiarità, infatti, sta proprio nel fatto che Hellboy – L’uomo deforme resta assolutamente distante dalle versioni cinematografiche precedenti sul Demone Rosso. Si apre una brevissima premessa nello specificare come, in ogni caso come questo, si tende a lasciare da parte il discorso “adattamento” e tutto il materiale cartaceo alla base, prendendo in considerazione solo ed esclusivamente la tradizione cinematografica (escludendo qui le versioni animate). Fatto sta che la mano di Mignola tende a farsi vedere su schermo, con la saturazione made in Marshall e gli inconfondibili colori del cinema di Del Toro che vengono fortemente ridimensionati, confluendo in una visione particolarmente oscura che inghiotte anche lo spirito stesso della visione.

Quello di Jack Kesy è un Red sicuramente più asciutto, esile, che perde dominio fisico sulla scena ma non solo. Oltre che dei muscoli, il personaggio viene spogliato anche della sua proverbiale verve, con l’ironia che viene quasi completamente azzerata (quasi) e conferendo ad Hellboy una peculiarità aggiuntiva. A differenza della figura paterna fondamentale nei precedenti adattamenti, con i personaggi interpretati da John Hurt e Ian McShane, Hellboy – L’uomo deforme segna con il suo protagonista un legame invece materno, il quale avvolge la narrazione sotto più aspetti. Nonostante il film rifiuti completamente il worldbuilding attorno al personaggio, la genesi di Red vede l’accoppiamento tra sua madre e strega Sara con un demone, ed ecco che quello messo in scena da Brian Taylor assume i connotati di un vero e proprio folk-horror. Se negli altri casi, infatti, ad essere predominante sullo schermo era il gusto squisitamente dark-fantasy, con mondi e creature fantastiche tutte da scoprire, Hellboy – L’uomo deforme punta tutto sul cinema dell’orrore a base stregonesca, con possessioni, famigli, non-morti e la cornice degli Appalachi che la fanno da padrone.

Non vi è infatti una vera e propria indagine che possa riservare colpi di scena, ma “semplicemente” il villain di turno che deve essere sconfitto, nell’eterna lotta del Bene contro il Male. Dopo ogni passo, per affrontare questa avventura, i protagonisti vengono chiamati a fare i conti non solo con i demoni intorno a loro, ma anche e soprattutto con quelli che portano dentro. Esoterismo, peccato e perdizione diventano così le parole chiave di questa nuova versione del Demone Rosso sullo schermo. Il dissacrante folk-horror, inoltre, trova la sua precisa collocazione temporale nel post Seconda Guerra Mondiale, alle porte di quella del Vietnam e con un “avaro invasore” scelto come villain principale. Elementi questi che porterebbero ad un affascinante sottotesto, messo a disposizione giusto di coloro che vogliano scavare con maggior vigore nell’analisi di un film, comunque, pensato e voluto per essere completamente “asettico”.

La recensione di Hellboy - L'uomo deforme

L’oscurità di un puro e semplice folk-horror

Da dimenticare dunque le precedenti versioni di Hellboy sullo schermo, essendo qui dinnanzi un film che rifiuta la tradizione del personaggio, il suo worldbuilding ed una trama particolarmente elaborata, nonostante porti ad interessanti dinamiche. L’elemento dell’oscurità è dunque il vero cuore nero di Hellboy – L’uomo deforme, con il folk-horror che conquista la scena con affascinanti risultati dal lato prettamente visivo, non privi di inciampi. Le premesse del film non erano certamente rassicuranti nella presentazione, in cabina di regia, del nome dello statunitense Brian Taylor. Pesante infatti l’eredità del suo Ghost Rider – Spirito di vendetta del 2012, con il resto della sua carriera cinematografica che certificherebbe non un semplice inciampo lungo il percorso.

Il regista si muove qui al limite della semplice “mestieranza”: porta in scena un gruppo di attori senza particolare brio (non per questo inadatti al ruolo, specialmente per il protagonista Jack Kesy e Joseph Marcell), si accorda su un montaggio alquanto agevole (con qualche punto morto di troppo) e prova a dare qualche stoccata con la colonna sonora di Sven Faulconer non sempre sul pezzo. Al contempo, tuttavia, l’impatto visivo e l’intrattenimento del film riescono ad assestare i loro colpi. All’occhio, infatti, il regista riesce non solo a valorizzare al meglio l’ottimo lavoro di Ivan Vatsov, nel restituire su schermo una desaturata visione come detto particolarmente tetra e malsana, ma anche ad indovinare qualche scena davvero efficace. Si rifiuta infatti la scorciatoia del jump-scare, privilegiando un registro macabro ed orrido con più di qualche momento sospeso tra orrore e terrore.

Poi ecco arrivare gli effetti speciali, comprendendo quelli più artigianali e quelli di CGI. I primi sono comunque molto presenti e riescono a trainare con buoni risultati la visione dark fantasy, ma i secondi lasciano decisamente a desiderare. Non solo le creature ricreate digitalmente, ma tutti gli interventi “esterni” risultano fastidiosamente invasivi, frutto tuttavia di un budget forte sì dei suoi 20milioni$, ma comunque molto contenuto rispetto a titoli affini. Difficile dunque riferirsi ad un film indipendente, ma ovviamente distante anni luce da un kolossal (il primo Hellboy di Del Toro comunque fu vicino ai 70milioni$). Il budget contato e contenuto si fa dunque notare, portando tuttavia a scelte intelligenti, come quella di puntare tutto sulla verbosità rispetto a troppe scene d’azione (comunque saldamente presenti), e soprattutto quella di enfatizzare la funzionale location a disposizione.

In conclusione, con qualche risorsa in più, con un regista che fosse più di un semplice mestierante e con un protagonista più carismatico, Hellboy – L’uomo deforme sarebbe potuto essere una vera perla per gli amanti del cinema horror, non solo fantastico. Nelle difficoltà della sua gestazione, il film resta ad ogni modo un risultato più che riuscito, avendo mutato i connotati ad un personaggio, divenuto iconico per determinante caratteristiche, sotto l’attenta supervisione del suo creatore.

Il poster ufficiale del film horror Hellboy - L'uomo deforme
Hellboy - L'uomo deforme
Hellboy – L’uomo deforme

Hellboy - L'uomo deforme è la quarta trasposizione live-action della creatura creata da Mike Mignola che, assieme al regista Brian Taylor, porta in scena una versione alquanto inedita del Demone Rosso.

Voto del redattore:

6.5 / 10

Data di rilascio:

10/09/2025

Regia:

Brian Taylor

Cast:

Jack Kesy, Martin Bassindale, Jefferson White, Adeline Rudolph, Joseph Marcell, Leah McNamara, Hannah Margetson

Genere:

Horror, azione, fantasy

PRO

Il film riesce con successo a portare su schermo una visione completamente diversa dalla “pesante” eredità.
Il film colpisce l’occhio con un’oscurità macabra e tetra che valorizza la visione folk-horror.
Pur presentando premesse ideali, il film non va oltre la semplicistica missione dell’eroe nel sconfiggere il villain di turno.
Manca una forza espressiva decisiva nel cast, nonostante qualche guizzo troppo isolato.
Oltre ad una colonna sonora claudicante, gli effetti speciali digitali portano a rovinare un bel lavoro di costruzione estetica.