Silent Friend e il cinema botanico testimone di ogni presente

Presentato in anteprima al Festival di Venezia 2025, Silent Friend è il nuovo film di Ildikó Enyedi, regista turca che qui collabora con Tony Leung e Léa Seydoux nel cast: ma con quale risultato?
La recensione di Silent Friend, il nuovo film di Ildikó Enyedi con Tony Leung e Léa Seydoux

Già conosciuta per essere la regista di Corpo e anima e di Storia di mia moglie, la sceneggiatrice e regista ungherese Ildikó Enyedi torna dietro la macchina da presa per un nuovo progetto sicuramente molto interessante, che mette in primo piano lo sguardo silente di un albero – un maestoso gingko biloba – che viene associato allo sguardo dello spettatore. Il film, con un cast di grandissimo livello che vede Tony Leung nei panni del protagonista, viene presentato in anteprima al Festival di Venezia 2025, ma qual è il suo risultato? Di seguito, diamo uno sguardo alla trama e alla recensione del film Silent Friend.

La trama di Silent Friend: di che parla il film di Ildikó Enyedi?

Il Gingko Biloba è l’unico sopravvissuto della sua specie, ormai da centinaia di anni: la sua storia di pertinacia e di resistenza oltre il tempo, le condizioni e gli eventi storici ha ispirato lo sguardo della regista turca Ildikó Enyedi, che ha deciso di realizzare un film sicuramente molto interessante per la sua cornice creativa, oltre che per la sua trama. Ma di che cosa parla Silent Friend?

Nel cuore di un giardino botanico in una città universitaria medievale in Germania si erge un maestoso ginkgo biloba. Questo testimone silenzioso ha osservato per oltre un secolo i tranquilli ritmi di trasformazione attraverso tre vite umane. 2020, un neuroscienziato di Hong Kong, esplorando la mente dei neonati, inizia un esperimento inaspettato con il vecchio albero. 1972, una giovane studentessa subisce un profondo cambiamento grazie al semplice atto di osservare e connettersi con un geranio.
1908, la prima donna ammessa all’università scopre, attraverso la lente della fotografia, i sacri schemi dell’universo nascosti nella più umile delle piante. Seguiamo i loro goffi e impacciati tentativi di stabilire dei legami – ognuno profondamente radicato nel proprio presente – mentre vengono trasformati dal potere silenzioso, persistente e misterioso della natura. L’antico ginkgo biloba ci avvicina al senso dell’essere umani: al nostro desiderio di sentirci a casa.

La recensione di Silent Friend e la storia di ogni presente, raccontata con grande delicatezza

Nel loro secondo volume dedicato alla raccolta di Capitalismo e schizofrenia, Gilles Deleuze e Felix Guattari introducevano il concetto di rizoma, per parlare di “connessioni tra catene semiotiche, organizzazioni di potere e circostanze relative alle arti, alla scienza e alle lotte sociali”; dal punto di vista botanico, il rizoma è un comportamento che consente alle piante di ramificare le proprie radici affinché penetrino sottoterra, sopravvivendo a stagioni sfavorevoli. Il cinema, la filosofia o comunque l’arte in generale si è spesso servita del paragone con il mondo botanico, per esplicitare alcune rappresentazioni attraverso un impianto metaforicamente dato, e anche Ildiko Enyedi fa lo stesso con il suo Silent Friend, dove le ramificazioni rizomatiche sono l’oggetto della scansione temporale, della suddivisione del tempo e dell’alternanza tra piani temporali distinti. Tre storie, che poi corrispondono a tre cure tecniche differenti, in cui cambia l’utilizzo dei colori e addirittura delle modalità di ripresa, per raccontare tre storie che si alternino nel tempo, fino a giungere ad un’unica grande verità: non c’è nessuna influenza reciproca tra queste, ma semplicemente un vissuto nel proprio presente, nella propria storia, nel mondo che si sta vivendo e nei cambiamenti a cui si assiste.

Il testimone silenzioso di tutto questo processo è il ginkgo biloba, un albero millenario che ha fatto la storia – anche della letteratura e della poesia, grazie a Goethe – di una cultura che premia la resilienza e che viene affascinata dalla capacità della quercia di resistere al tempo, attraversando guerre, cambiamenti di regime e vere e proprie rivoluzioni storiche. Il racconto della Enyedi è molto delicato, specie nel presentare i tre piani narrativi con le relative difficoltà sociali percepite: quello del primo ‘900 ha a che fare con la difficile condizione femminile nelle università, dove l’obiettivo dei vetusti accademici è quello di imbarazzare con paragoni tra il sesso e la riproduzione delle piante; quello degli anni ’70, forse il più classico nella sua forma, è dettato da una storia d’amore fatta di impacci e di mancato coraggio; infine quello attuale, con Tony Leung a guidarlo, che racconta dell’isolamento del COVID e di un professore che resta confinato in un campus. Alla fine del tempo resta soltanto il ginkgo biloba, che ha osservato ognuna delle storie di cui sopra, così come tante altre, e che potrebbe averle davvero capite: tutto il film, che tenta non solo di testimoniare la presenza dell’albero, ma anche di sviscerarne la soggettività attraverso soggettive dalle sue radici, si propone di umanizzare e fornire linfa antropologica alla pianta, conferendole corpo e anima (a proposito della filmografia della Enyedi), seguendo gli esperimenti condotti.

La scansione in piani temporali, anche esplicitamente, funziona con il film che per quanto impieghi un po’ a spalancare le porte al suo spettatore, finisce poi per accoglierlo con grande capacità di intrattenimento e di mero storytelling, garantendo una visione carioca di delicatezza e di riflessione sull’astruso senso del tempo. Per certi versi, ciò che Silent Friend porta sullo schermo non è nulla di nuovo, soprattutto se consideriamo l’evolvere di una storia sociale che cambia nel corso dei decenni: eppure, nell’assenza di pretesa, di tentativo di stabilire dei meccanismi narratovi ricorrenti o semplicemente nella mancanza di collegamento tra le storie (neanche attraverso easter-egg o elementi ricorsivi) c’è la chiave del successo dell’opera, che non satura né sfianca lo spettatore, mettendo alla prova con puzzle impossibili, ma lo accompagna con mano in un tema tutt’altro che semplice, come una carezza o un fruscio di vento che scuote leggermente le foglie.

Silent Friend
Silent Friend

La storia del maestoso Ginkgo Biloba, albero ultracentenario che ha attraversato le epoche e che viene raccontato attraverso lo sguardo più possibili interlocutori.

Voto del redattore:

7 / 10

Data di rilascio:

05/09/2025

Regia:

Ildikó Enyedi

Cast:

Tony Leung Chiu-wai, Luna Wedler, Enzo Brumm, Sylvester Groth, Martin Wuttke, Johannes Hegemann, Rainer Bock, Léa Seydoux

Genere:

Drammatico

PRO

La rappresentazione della soggettività della pianta
Le interpretazioni degli attori protagonisti
La scansione in tre piani temporali distinti
Nessuno