The Smashing Machine o The Rock-exploitation?

Dwayne Johnson è protagonista in The Smashing Machine, biopic sull’artista marziale misto Mark Kerr con Dwayne Johnson protagonista: ma vale la pena vederlo?
La recensione di The Smashing Machine, il film di Benny Safdie con Dwayne Johnson protagonista

Primo lavoro dietro la macchina da presa in solitaria per Benny Safdie, separatosi dal fratello Josh con il quale aveva formato una coppia in grado di ottenere grandissimi successi e riconoscimenti, Smashing Machine è sicuramente uno dei film più attesi nel contesto di Venezia 2025. Con Dwayne Johnson nei panni del protagonista, il film presenta uno spaccato sicuramente molto importante sulla vita del lottatore di arti marziali miste Mark Kerr, interpretato dall’ex wrestler, in compagnia di Emily Blunt all’interno del cast. Ma qual è il risultato di The Smashing Machine? Di seguito, diamo uno sguardo alla trama e alla recensione del film di Benny Safdie.

La trama di The Smashing Machine: di che cosa parla il film di Benny Safdie?

Tra i film presentati in anteprima nel contesto del Festival di Venezia 82, The Smashing Machine è sicuramente quello più classico, almeno in termini di concezione del lungometraggio e della portata biografica dello stesso. Ad essere oggetto di rappresentazione è il lottatore di arti marziali miste Mark Kerr, che Dwayne Johnson interpreta all’interno del film. Ma di che cosa si parla? Di seguito, la trama ufficiale del film The Smashing Machine:

The Smashing Machine: onomatopea perfetta per qualcosa di visivo, che evoca bene immagini di dominio e distruzione. Mark Kerr era davvero la Macchina Distruttrice. La sua forza si manifestava anche fuori dal ring, perché aveva una capacità unica di esprimere le emozioni. Una persona bella e complessa che, come chiunque altro, affronta gli alti e bassi della vita. Spesso diamo per scontato che la statura fisica o le capacità atletiche equivalgano a forza emotiva. Ma solo perché uno sembra l’uomo più forte del pianeta non significa che sia invincibile. I nostri eroi sanguinano come tutti gli altri. Quando esci dal ring il mondo è lì che ti aspetta e sei costretto ad affrontare quello da cui stavi cercando di fuggire.

La recensione di The Smashing Machine: tutto (purtroppo) sulle spalle di The Rock

Quello di The Rock è un nome che, negli ultimi anni, si è fatto spazio con prepotenza nel mondo del cinema, specie in quel rapporto tra la settima arte e il wrestling che ha coinvolto tanti altri personaggi come John Cena e Dave Bautista. Le destinazioni sono state differenti e, se l’uomo del “you can’t see mee” si è spesso dedicato al mondo della commedia, anche autoironica, Dave Bautista ha tentato di cambiare approccio negli anni passando dai cinecomic alle produzioni più impegnate, e cambiando anche immagine fisica a seguito di una lunga carriera sul ring. Dwayne Johnson si inserisce al centro di questo discorso, con un massivo investimento anche dal punto di vista produttivo che, tra le altre cose, l’ha visto impegnato (a dire il vero per qualche ora) anche nelle vesti di simil Kevin Feige in casa DC. È ora la volta di The Smashing Machine, altro film su cui The Rock invece tanto – anche economicamente – in collaborazione con Benny Safdie e con la A24, per portare sullo schermo il volto e il fisico di Mark Kerr. E proprio di volto vogliamo parlare, nel sottolineare un fattore che nei film biografici costituisce parte fondante del successo di un prodotto: il trucco del personaggio. Per lungo tempo si è parlato di un maniacale lavoro, addirittura di più di 4 ore al giorno, sul volto di Dwayne Johnson, per ottenere una trasformazione totale della sua immagine che, purtroppo o per fortuna, nel corso degli anni è diventata immediatamente riconoscibile (e associabile ad un certo tipo di resa sullo schermo) nel mondo della settima arte: e se ciò appare in qualche modo visibile, almeno nella prima metà del film, si assiste poi ad una trasformazione dello stesso Dwayne Johnson, che finisce per interpretare… se stesso. 

Il cambiamento del volto del personaggio di Mark Kerr, con il taglio di capelli dell’artista marziale che diventa letteralmente The Rock, non è soltanto un dettaglio di poco conto, di cui ridere anche se per i motivi sbagliati, ma sintomatico di un lavoro ad-personam che appare tanto posticcio (con un trucco che cambia, da questo momento in poi, costantemente incapace di trovare una direzione) quanto finalizzato ad una personalizzazione egoriferita di un attore che non veste più i panni di un personaggio, poiché è egli stesso il personaggio che interpreta.

Se sul fronte trucco e per quanto riguarda l’interpretazione dell’attore si stende un velo pietoso, vale la pena invece spendere qualche parola a proposito di quel modo di mostrarsi che Benny Safdie assume nel film: i due fratelli ci hanno abituato ad un certo realismo magico, costituito da inquadrature tanto crude (ci basti citare il modo in cui il personaggio di Adam Sandler esce di scena in Diamanti grezzi) quanto magiche: a tratti sognante, a tratti addirittura fluttuante, la messa in scena dei Safdie ha creato prodotti come Good Time e Diamanti grezzi riuscendo a generare degli ibridi eccezionali, in cui la capacità dei due fratelli si è sempre unita ad una fotografia eccezionale, in grado di far risaltare figure colte quasi in uno stato di evanescenza; per alcuni momenti anche in questo caso, e parliamo soprattutto delle scene sull’ottagono per le quali si sacrifica il realismo prediligendo un esito degli scontri più rapido, il modus operandi di Safdie ritorna, ma viene poi inglobato in una macchina creativa che tende a risucchiare tutto ciò che gli è intorno, soffermandosi costantemente sul volto e sulle parole dei due protagonisti (e il secondo è Mark Coleman, non di certo la moglie di Mark Kerr): il film diventa così strillante, eccessivamente verboso, concentrato quasi in maniera documentaristica sul modo in cui le parole dell’uno e dell’altro vengono pronunciate all’interno del film, sempre prodigo a mostrare tutta la vasta gamma delle emozioni che il volto di Dwayne Johnson può offrire.

Si parla di vittoria e di comportamento inarrestabile sul ring, ma anche di sconfitta e del modo in cui viene vissuta dal protagonista, e poi di ripresa e nuova caduta, di rehab e di dipendenza da oppio, di rapporti malsani e di amicizie che diventano onnipresente: tutto è, però, soltanto superficialmente citato senza alcuna necessità di approfondire o contestualizzare (a tratti anche le dinamiche dello sport, dei tornei o degli incontri non è chiaro a chi è profano della MMA), con temi che vengono appena accennati e sostituiti da successivi e con una morale (ce n’è una?) non decisamente definita: che cosa vuole insegnare, The Smashing Machine? Che liberarsi di una figura tossica fa vincere gli incontri? Nella sua logica fumosa, anche dal punto di vista produttivo, il film finisce per omaggiare più la figura di Mark Coleman, celebrato nei suoi incontri e nelle sue vittorie, finendo per spostare anche l’oggetto della narrazione, con uno sbilenco finale che si permette il cameo di un Mark Kerr che saluta lo spettatore: ciò che resta è davvero tutto così macchiettistico e anticlimatico da disturbare il ritmo della narrazione e la presentazione dei personaggi, tanto da aver bisogno di didascalie veloci ed esplicative finali, che chiudono ogni storia personale. I fratelli Safdie hanno dimostrato di potere e sapere fare molto meglio di così e l’augurio è che possano tornare a realtà meno, produttivamente e non solo, oppressive, così da poter esprimere la loro reale qualità.

The Smashing Machine
The Smashing Machine

Mark Kerr è il primo grande lottatore di arti marziali miste a diventare celebre nel mercato della MMA: è la Smashing Machine raccontata nel biopic di Benny Safdie.

Voto del redattore:

4 / 10

Data di rilascio:

01/09/2025

Regia:

Benny Safdie

Cast:

Dwayne Johnson, Emily Blunt

Genere:

Biografico, drammatico

PRO

Il realismo magico dei fratelli Safdie, solo a tratti visibile nel film…
… ma sommerso da un prodotto generalmente scarso
L’interpretazione di Dwayne Johnson
Il trucco di Mark Kerr e l’assurda decisione di mostrare The Rock-personaggio a metà film
L’assenza di una reale declinazione tematica o morale