Il Mago del Cremlino: cronaca di una rivoluzione mancata

Sei anni dopo l’ultima volta, Olivier Assayas torna al Lido con Il Mago del Cremlino, presentato in anteprima all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ma com’è il film con protagonisti Jude Law e Paul Dano?
La recensione del nuovo film di Olivier Assayas, Il Mago del Cremlino

Presentato in anteprima in concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Il Mago del Cremlino è il nuovo film di Olivier Assayas, scritto insieme a Emmanuel Carrère e tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli. Con protagonisti Paul Dano, Jude Law e Alicia Vikander, il film ripercorre la scalata al potere di Vadim Baranov e dello stesso Vladimir Putin, attraversando decenni di storia russa ed internazionale. A seguire, trama e recensione di Il Mago del Cremlino.

La trama di Il Mago del Cremlino, presentato in anteprima all’82esima Mostra del Cinema di Venezia

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, Il Mago del Cremlino è il nuovo film di Olivier Assayas, da lui scritto insieme a Emmanuel Carrère e con protagonisti Paul Dano, Jude Law e Alicia Vikander. Presentato in anteprima in concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film concorrerà per il prestigioso Leone d’oro. Prima di passare alla sua analisi e recensione però, è bene specificare di cosa parla l’opera così da dare maggior contesto ai lettori, motivo per cui segue la trama di Il Mago del Cremlino:

“Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Prima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire”.

La recensione di Il Mago del Cremlino, diretto da Olivier Assayas

La storia, come si suol dire, la scrivono i vincitori, ma come si arriva a vincere? Perfettamente in linea con la sua idea di cinema e dando seguito e progetti precedenti che, in un modo o nell’altro, hanno svolto un ruolo biografico, Olivier Assayas porta in concorso all’82esima Mostra del Cinema Il Mago del Cremlino, scritto a quattro mani con Emmanuel Carrère e tratto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli. Ad una prima occhiata, si potrebbe pensare che il film racconti dell’ascesa al potere di Vladimir Vladimirovič Putin, ma c’è molto di più: Il Mago del Cremlino è il racconto di decenni di storia, la nostra storia e, nello specifico, quella che va dalla fine dello scorso secolo ai giorni nostri. Ad essere protagonista della pellicola non è Putin, ma Vadim Baranov, che da regista teatrale passa alla televisione fino a diventare il braccio destro dell’attuale presidente russo.

Sarebbe stato banale oltre che sbagliato realizzare una copia carbone di The Apprentice ed è per questo che Assayas, a differenza di Ali Abbasi che sfoga tutta la sua collera nel film sulle origini di Trump, usa l’unica arma a sua disposizione in grado di portare a casa il progetto senza risultare scontato, ovvero lo studio: spogliandosi dei panni di regista, egli torna per un momento il critico cinematografico che fu ed un vero e proprio studente, anzi più un ricercatore, che mette insieme le pagine della storia contemporanea per realizzare un tomo di geopolitica che risale non tanto (e non solo) a come Putin è arrivato lì dove si trova ancora oggi, ma a come ciò è stato possibile, raccontando di una Russia appena nata dalle macerie dell’Unione Sovietica e di chi era al potere prima di lui, in politica e non solo, di chi gli è girato intorno e di come è stata letto e interpretato non solo il futuro del paese, ma del mondo intero.

E alla fine, dal quadro generale raccontato da Assayas, che non è poi altro che quello fatto dallo stesso Vadim Baranov a Rowland dall’inizio alla fine della pellicola e che, a sua volta, si rifà al romanzo Noi di Evgenij Zamjatin, autore che Stalin bandì e che ispirò George Orwell, per mettere in moto la macchina che portò alla totale trasformazione del paese, annichilendo un popolo che era davvero convinto, con la caduta dell’URSS, di poter cambiare le cose, di poter fare la rivoluzione. Il Mago del Cremlino è un vero e proprio trattato di storia che una sola cosa vuole raccontare ed una sola cosa racconta, per quanto sia forse la più difficile, ovvero come il nostro mondo è cambiato e continua tutt’ora a cambiare nel giro di pochissimo tempo, senza darci neanche il tempo di comprendere il come e, come sempre accade con la storia, funge inevitabilmente da monito per il futuro, forse però con la consapevolezza che, come già accaduto in passato, (quasi) nessuno comprenderà davvero l’urgenza di un cambiamento radicale.

La locandina del nuovo film di Olivier Assayas, Il Mago del Cremlino
Il Mago del Cremlino
Il Mago del Cremlino

Olivier Assayas torna al Lido con Il Mago del Cremlino, in concorso all'82esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, tratto dall'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli.

Voto del redattore:

7 / 10

Data di rilascio:

31/08/2025

Regia:

Olivier Assayas

Cast:

Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Will Keen, Jeffrey Wright, Jude Law

Genere:

Drammatico, Politico, Thriller

PRO

La sceneggiatura di Olivier Assayas e Emmanuel Carrère
L’interpretazione di Paul Dano
Il ritmo altalenante