20 anni dopo, Park Chan-wook torna al Lido. Il regista sudcoreano presenta infatti il suo ultimo lavoro, No Other Choice, all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia all’interno del concorso ufficiale, dunque in lizza per la vittoria del prestigioso Leone d’oro. Con protagonista Lee Byung-hun, il film è tratto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake, già adattato nel 2005 da Costa-Gavras con il suo Cacciatore di Teste. A seguire, trama e recensione di No Other Choice.
La trama di No Other Choice, presentato in anteprima all’82esima Mostra del Cinema di Venezia
Secondo adattamento cinematografico di The Ax di Donald E. Westlake dopo quello del 2005 di Costa-Gavras, No Other Choice è il nuovo lungometraggio diretto da Park Chan-wook, in concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Prima di passare all’analisi e recensione del film però, segue la sua trama:
“Man-su, specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto della vita da potersi dire sinceramente: “Ho tutto”. Trascorre felicemente le sue giornate con la moglie Miri, i due figli e i due cani, finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda di essere stato licenziato. “Ci dispiace. Non abbiamo altra scelta.” Sentendosi come se gli avessero reciso la testa con un’ascia, Man-su giura di trovare un nuovo lavoro entro i sucessivi tre mesi per il bene della famiglia. Nonostante la sua ferma determinazione a rimettere in sesto la sua vita, trascorre oltre un anno passando da un colloquio di lavoro all’altro, finendo per lavorare in un negozio al dettaglio. Si ritrova a rischio di perdere quella stessa casa che ha faticato così tanto per comprare. Disperato, si presenta senza preavviso alla Moon Paper per consegnare il curriculum, ma viene umiliato dal responsabile di linea Sun-chul. Sapendo di essere più qualificato di chiunque altro per lavorare lì, prende una decisione: se non c’è un posto vacante per me, dovrò farmi assumere creandone uno“.
La recensione di No Other Choice, diretto da Park Chan-wook
Non c’è altra scelta. Un concetto ripetuto più volte in No Other Choice, l’ultimo film di Park Chan-wook che, dopo aver saltato Cannes 78, è approdato in concorso all’82esima Mostra del Cinema di Venezia. Man-soo non ha nessun’altra scelta se non quella di eliminare tutti coloro che possano mettersi tra lui ed un posto di lavoro nel mondo della carta in cui, prima di dargli il benservito, ha lavorato per 25 anni. Una follia, un’esagerazione, un’idea che nessuno metterebbe mai in pratica. Forse. Sì perché quando vedi la vita sfuggirti fra le mani, sei disposto a tutto pur di tornare sui binari giusti. Poi però finisci per scontrarti con la realtà e la realtà fa sempre più male di quanto si possa pensare.
Prima di eliminarli, Man-soo finisce con il conoscere le sue vittime e ne scopre tutte le debolezze, i problemi che, come lui, anche loro hanno a casa con la moglie, i figli o, semplicemente, con loro stessi, che si vergognano di aver perso il lavoro e di dover magari ripiegare su un qualcosa “non alla loro altezza”. Ma il lavoro non definisce l’uomo e questo Man-soo non riesce a capirlo, così come le sue vittime mentre le donne al loro fianco glielo dicono, glielo urlano: il problema non è aver perso il lavoro, ma l’atteggiamento da loro tenuto in risposta al problema andatosi a creare. Man-soo va fino in fondo, elimina la concorrenza, è disposto a tutto e finisce per aver ragione ed essere nuovamente assunto nel mondo della carta a lui tanto caro. Solo che le cose sono cambiate, le macchine iniziano a prendere il sopravvento e lui finisce per essere il supervisore dell’IA, l’intelligenza artificiale che ha finito con il rimpiazzare un numero esorbitante di persone che, ça va sans dire, sono state licenziate.
No Other Choice è l’ennesimo grande film di uno dei registi più importanti del nostro contemporaneo, un autore che va ben oltre la tanto (giustamente) amata trilogia della vendetta e che sembra davvero non essere in grado di sbagliare progetto. Ciò che sa fare alla perfezione è raccontare lo sporco che si nasconde nella società sudcoreana e che va sempre e comunque a passare dal particolare all’universale essendo, soprattutto in questo periodo, perfettamente applicabile in tutto il resto del mondo. Certo, lo si fa per noi stessi e per la nostra famiglia, ma siamo davvero disposti ad uccidere il nostro vicino piuttosto che raggiungere il nostro fine ultimo e, grazie soprattutto alla sua fase finale, No Other Choice, dopo averci fatto divertire con la tanta commedia insita al suo interno, ci lascia un clamoroso amaro in bocca per un’opera ben più pessimista di quanto non possa sembrare.







