Paolo Sorrentino è un regista che ha già fatto la storia del cinema italiano e che, con le sue opere, continua a ridefinire i confini di quanto sia possibile all’interno del nostro paese, soprattutto dal punto di vista creativo. Dopo aver parlato di Napoli, e di tutte le sue accezioni annesse e connesse, per due volte in carriera, con È stata la mano di Dio e Parthenope, il regista torna ad un film politico ma con un sottofondo tutt’altro che solo istituzionale. Il suo La Grazia, presentato in anteprima al Festival di Venezia 2025, In Concorso e come apertura, ha fatto tanto parlare a proposito di una serie di elementi e riferimenti: ma qual è il significato di La Grazia? Tentiamo, di seguito, di dare una spiegazione a tutto ciò che pullula nell’universo del film di Paolo Sorrentino.
Il ritorno al cinema politico di Paolo Sorrentino
Per comprendere quale sia il significato di La Grazia di Paolo Sorrentino, è importante sottolineare innanzitutto un elemento, che appare tanto caro al regista napoletano quanto il rapporto con la sua identità e con la città di Napoli, espresso nei suoi ultimi due lavori: È stata la mano di Dio e Parthenope. Il cinema politico di Paolo Sorrentino è stato particolarmente pulsante in diversi lavori, come Il Divo e Loro, per quanto in quel caso ci fosse la volontà di soffermarsi direttamente su figure che hanno fatto la storia del nostro paese e di cui, evidentemente, il regista partenopeo era affascinato a raccontare il “mistero”, oltre il quale una persona sarebbe diventata noiosa.
In effetti, il personaggio di Mariano De Santis incarna proprio quell’oltre di cui parlavamo precedentemente, con la noia che costituisce un motore della sua stessa esistenza. Ormai disilluso e vedovo, è perfettamente consapevole che alla sua età non ci si può più davvero appassionare e ciò lo trasforma in un essere particolarmente dedito al temporeggiamento e all’ignavia, doti che – se dal punto di vista giuridico gli hanno permesso di ottenere successo – in termini umani lo rendono fallace, soprattutto nei confronti dei due figli di cui si rende conto di non conoscere nulla. Nel contesto del significato di La Grazia, allora, va certamente sottolineata questa ambivalenza, che si accompagna a quel tema della grazia stessa che osserviamo (ma questo è esplicitato nel film) tanto in termini politici quanto in ambito puramente umano.
Il significato di La Grazia e quel lavoro strettamente personale di Paolo Sorrentino
In una recente intervista, Paolo Sorrentino spiegava che, a seguito dei suoi lavori soprattutto più recenti, bisognerà aspettarsi sempre meno dalla sua filmografia. Non necessariamente un fattore che equivale al peggioramento della qualità complessiva, ci sentiamo di aggiungere, ma di sicuro un esaurirsi di idee pulsanti e decisive, che attingano soprattutto alla narrazione più intima e personale del regista napoletano. Eppure, La Grazia conserva un significato che di personale ha molto e che rende quest’opera non meno significativa delle altre, anche in termini autobiografici.
Per quanto possa apparire come un mero divertissment, La Grazia di Paolo Sorrentino si fa comunque portavoce di una grande quantità di tematiche, che spaziano dall’eutanasia alla libertà di scelta, passando per quell’ incombente passato che ritorna su tutti noi spesso con violenza, bloccando chi ne resta investito. Eppure, l’atteggiamento del regista appare maggiormente divertito, soprattutto per quanto riguarda quelle licenze che è sicuro di assumersi: non più il confronto con una materia storica da rispettare o con una componente ideologica da portare a compimento, dunque, quanto più un prodotto di passaggio – realizzato anche velocemente – che però riesce comunque ad esprimere la poetica dell’autore. Il significato di La Grazia, allora, si esaurisce in questa costante ambivalenza che porta l’autore a reinventarsi ancora una volta, schernendo anche la sua stessa poetica e non prendendosi troppo sul serio, ma portando comunque a casa il risultato.







