Selezionato come film d’apertura dell’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, La Grazia è l’undicesimo film diretto da Paolo Sorrentino, che torna così al Lido quattro anni dopo aver vinto il Gran Premio della Giuria con È stata la Mano di Dio. Riunitosi con Toni Servillo, nel cast figurano anche Anna Ferzetti, Orlando Cinque e Milvia Marigliano, tra gli attori più in parte della pellicola. Essendo presente all’interno del concorso ufficiale, il film concorrerà per la vittoria del prestigioso Leone d’oro. A seguire, trama e recensione di La Grazia.
La trama di La Grazia, film d’apertura dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia
La Grazia è l’undicesimo lungometraggio diretto da Paolo Sorrentino che, quattro anni dopo È stata la Mano di Dio, torna al Lido di Venezia con il film d’apertura dell’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Ma di cosa parla? La sua trama è rimasta avvolta dal mistero fino alla sua anteprima mondiale, tanto che neanche il Direttore Alberto Barbera, nello svelare il programma della Mostra del Cinema, si è voluto esprimere al riguardo ma noi, ora che la premiere ha avuto luogo, riportiamo di seguito una piccola sinossi del film per dare un minimo di contesto in più:
“Mariano De Santis è un ex giurista ed il Presidente della Repubblica, con un mandato valido ancora solamente per sei mesi. Districandosi tra passato, presente e futuro, egli si troverà di fronte ad una serie di dilemmi, primi tra i quali quello di dover decidere se firmare o meno un disegno di legge riguardante l’eutanasia e quello di concedere la grazia a due persone, un uomo e una donna, che hanno ucciso il proprio partner”.
La recensione di La Grazia, diretto da Paolo Sorrentino
Ma quando è ambientato La Grazia? Per tutta la durata del nuovo film di Paolo Sorrentino – apertura dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia – è stato impossibile non domandarselo. Abbiamo un Papa nero che sfreccia in motorino ed un paese, se non mondo, in pace; Via del Corso a Roma è semideserta e non ci sono radio o televisori che trasmettono messaggi che possano ricondurre al nostro oggi, eppure il film è più attuale che mai. In La Grazia, al centro di tutto c’è l’uomo, in lotta non contro lo straniero ma con se stesso, con i propri spettri, con i rimorsi, la nostalgia e la malinconia, ma anche con un futuro che va sempre più veloce della vita che, a sua volta, scivola fra le dita di una mano, così vicina eppure così distante, tanto tangibile quanto eterea.
Mariano De Santis è uno stimato Presidente della Repubblica, ma anche un uomo che non conosce i propri figli e che non riesce ad andare avanti dopo la morte della moglie Aurora. Un amore così grande al cui ricordo, però, egli sembra riuscirsi ad aggrappare quasi solamente per un tarlo che ha nel cervello, legato ad una cosa da lei fatta 40 anni prima. I dilemmi dell’uomo padre/marito vanno però a legarsi con quelli di colui che rappresenta un paese intero, con la consapevolezza che qualsiasi decisione verrà presa lascerà qualcuno insoddisfatto, deluso, arrabbiato. Chiede sempre del tempo in più per poter riflettere, De Santis, ma il tempo è finito, ha un limite, legato sia al suo mandato in scadenza tra pochi mesi, sia alla sua vita. Ecco allora che, grazie ad un incontro fortuito o alle parole di poche persone care, egli comprende come la verità sia sopravvalutata e l’unico approccio intelligente nei riguardi dei dubbi, sia quello di coltivarli.
Forse mai come in La Grazia la scrittura di Sorrentino va più veloce della sua regia, rendendola così forse fin troppo formale, spingendo la durata della pellicola a 130 minuti effettivamente eccessivi, portando alcuni concetti ad essere fin troppo reiterati nel tempo eppure, allo stesso tempo, forse non c’è altro modo per far sì che quei concetti fondamentali intorno cui la pellicola gira riescano a respirare e ad essere riportati come desiderato. Sorrentino non ha alcun interesse nell’accontentare lo spettatore, ma è proprio in questo modo che arriva dove nessun altro osa, non riuscendo probabilmente a conquistare tutti, ma toccando le corde giuste di molti. Artista geniale o regista furbetto? Come al solito, l’Italia si divide quando si parla di Sorrentino, ma ormai non ha davvero più alcun valore sapere da che parte sta la verità.







