Presentato in anteprima mondiale alla settantottesima edizione del Festiva di Cannes, come film d’apertura della sezione Quinzaine des Cinéastes, distribuito nelle sale cinematografiche francesi il 18 giugno 2025 mentre in quelle italiane a partire dal 28 agosto dello stesso anno, grazie alla collaborazione di Lucky Red. Diretto da Robin Campillo, tra i protagonisti si trova l’attore italiano Pierfrancesco Favino (Maria). Ma qual è il risultato di Enzo? Di seguito la recensione e la trama ufficiale.
La trama di Enzo, il film di Robin Campillo
Durante la lavorazione della pellicola purtroppo è venuto a mancare in data 25 aprile 2024 il cineasta Laurent Cantet, autore anche della sceneggiatura, cosicché alla regia è stato assunto Robin Campillo. Ma di cosa parla quindi Enzo? Di seguito la trama ufficiale del film:
“Enzo ha 16 anni e ha abbandonato gli studi per imparare a fare il muratore. I genitori altoborghesi non si capacitano della scelta del figlio, tanto più che suo fratello maggiore Victor è invece uno studente modello che aspira ad entrare in una delle università più prestigiose di Parigi. Sul luogo di lavoro Enzo incontra Vlad e Miroslav, due ucraini che presto verranno chiamati ad arruolarsi nel conflitto con la Russia. Enzo preferisce di gran lunga la loro compagnia a quella degli amici secchioni di Victor, per non parlare di quella dei suoi genitori totalmente avulsi alla realtà che li circonda, in particolare il padre italiano Paolo che gli fa continuamente il terzo grado sulle sue intenzioni future. L’attrazione per Vlad è anche sessuale e sentimentale: per Enzo è necessaria, per Vlad pericolosa.”

La recensione di Enzo, con Pierfrancesco Favino
Enzo è un ragazzo diverso: come tutti gli adolescenti della sua età (sedici anni) quando percepiscono di non essere come gli altri tendono di conseguenza ad isolarsi alle prese con l’inquietudine ed il turbamento. È diverso perché seppur fortunato a nascere nell’agiatezza economica e a sviluppare uno stile di vita in cui tutto (o quasi) potrebbe essere a sua completa disposizione, egli decide di passare le sue giornate d’estate tra la polvere e il sudore dei cantieri edilizi. Non è bravo, non impara in fretta, subisce sgridate non indifferenti, eppure non si tira indietro, non teme il dolore provocato dalle vesciche sulle mani ma soprattutto non sembra soffrire le sempre più evidenti dimostranze paterne nei confronti di tale scelta.
Per Enzo però non si tratta solo di fare esperienza lavorativa: invece che la spiaggia sarà per lui proprio il cantiere il luogo in cui proverà le sue prime vibrazioni amorose, le prime farfalle nello stomaco, con annesse tutte le possibili controversie derivate da ciò. Sì, perché a far perdere la testa e a rubare il cuore del protagonista ci pensa a suo malgrado Vlad, venticinquenne rifugiato dall’Ucraina in guerra da cui ha già ricevuto la chiamata alle armi e che si fa conoscere allo spettatore principalmente nelle scene di pausa pranzo, dove non manca di ostentare virile eterosessualità. Per innumerevoli motivi, dunque, questo è un rapporto che non s’ha da consumare, né domani né mai e perciò il disagio di Enzo cresce ogni giorno di più, incrinando in maniera costante l’interazione con papà Paolo, interpretato dal puntuale e sul pezzo Pierfrancesco Favino, a cui ormai manca solo di recitare in una lingua dell’Estremo Oriente.
Al film non manca sicuramente la capacità di costruire la relazione tra personaggi, forte anche di alcune immagini decisamente simboliche ed evocative che ad esempio mettono in scena la distanza emotiva tra padre e figlio o il finale tra le rovine in grado di suggerire un legame con il presente caratterizzato dalla presenza dei conflitti armati, spezzando vite, sogni e appunto amori. Manca però quell’intensità narrativa che lo renderebbe memorabile al pari di molti coming of age estivi visti negli ultimi tempi, gli eventi proseguono con non poca lentezza e il climax suggerito, se non addirittura promesso, al pubblico rimane interrotto come se si fosse deciso di tornare sui propri passi e rimaneggiare lo script iniziale.
Si edulcorano determinate situazioni potenzialmente drammatiche che avrebbero però fatto maggior leva nella coscienza di chi guarda, sviluppando riflessioni e pensieri ad esempio sulla convenzionalità sessuale e affettiva, di fatto base del racconto filmico in questione, ed appunto quindi doverosamente degna di maggior sviluppo e potenza. Non è ovviamente possibile quantificare l’influenza di quanto sia accaduto durante la lavorazione della pellicola, ovvero la scomparsa del regista e sceneggiatore Laurent Cantet, certo è che la sensazione provata sia quella di vedere il progetto inizialmente andare in una determinata direzione, per poi di colpo proseguire ed arrivare ad un’altra.




