La programmazione di DanDaDan continua con la distribuzione estiva degli episodi dell’anime giapponese, che vede la produzione animata di Science SARU. L’esordio della seconda stagione è stato eccezionale, come è stato dimostrato già nell’ambito della recensione degli episodi 2×01 e 2×02, con DanDaDan che prosegue con la sua trattazione dell’arco narrativo della Casa Infestata. Con gli episodi Me la pagherai! e Si mette male si continua ad andare avanti, per mezzo di una serie di elementi che hanno a che fare tanto con la cura strutturale dei due episodi, quanto con la volontà di renderli perfettamente videoludici nella loro forma e impostazione: ma con quale risultato? Di seguito, guardiamo più da vicino alla recensione di DanDaDan 2×03 e 2×04.
La trama di DanDaDan 2×03 e 2×04: Me la pagherai!/Si mette male
L’arco narrativo della Casa Infestata si conclude ufficialmente con i due episodi 2×03 e 2×04 di DanDaDan, che portano i personaggi fondamentali a fuoriuscire finalmente dall’abitazione che ha generato tanti pericoli a partire dall’episodio 12 della prima stagione. Come avevamo già visto, Jiji inizia ad essere controllato dallo spirito del Malocchio e, per questo motivo, si oppone sia a Momo-Ayase che ad Okarun; quest’ultimo, trasformatosi grazie ai poteri di Turbo Nonna, riesce a spingere Momo-Ayase fuori dall’abitazione, affinché lei possa salvarlo con i suoi poteri, e intanto inizia a lottare contro Jiji che lo imprigiona in una piccola casa infestata, grazie ai suoi poteri: la forza di Okarun si dimostra però elevatissima, tanto da portarlo addirittura a rompere la maledizione e sconfiggere il suo avversario.
Intanto, Momo-Ayase – memore del fatto che il Grande Serpente soffra la luce del sole – incendia l’abitazione spingendolo fuori dal terreno (che viene bagnato dai vigili del fuoco), affinché muoia per gli effetti della luce solare. I problemi, però, non sono ancora finiti dal momento che il vulcano locale erutta mettendo in pericolo tutti i cittadini, oltre che Okarun e Turbo Nonna intrappolati ancora nei bassifondi della Casa Infestata. La situazione si risolve con l’intervento di alcune figure che abbiamo conosciuto nella prima stagione, tra cui la nonna di Momo-Ayase, Seiko Ayase.
La recensione di DanDaDan 2×03-2×04: Me la pagherai!/Si mette male
I primi due episodi della seconda stagione di DanDaDan ci hanno permesso non soltanto di confermare quelle componenti che avevano reso la prima enorme, dal punto di vista strutturale, estetico e narrativo, ma anche di introdurre tante novità dal punto di vista dell’occidentalizzazione del prodotto: una scelta che, se in termini generali, potrebbe sembrare snaturante per l’ambito di applicazione dell’anime, con DanDaDan diventa perfettamente confacente alla sua natura caotica e dinamica. Sulla base di queste conferme, allora, possiamo proseguire con la recensione degli episodi 2×03 e 2×04 di DanDaDan, dal titolo Me la pagherai! e Si mette male, in cui possiamo osservare un’escalation ancor più marcata di questi contesti, pur se nello spazio di due episodi che non si possono ritenere certamente i picchi di un anime intriso di momenti eccezionali, accanto ad altri di grandissimo livello.
La parola chiave di queste due puntate è una e una sola: videoludico. In qualsiasi momento dei due episodi, il taglio acquisisce una portata che sfida le regole convenzionali del medium e che si riallaccia al tema dell’ottava arte, con delle citazioni che la fanno da padrona in un contesto fortemente dinamico e sapientemente bilanciato in tutte le sue forme; a osservarli, gli episodi 2×03 e 2×04 di DanDaDan sembrano essere la perfetta cutscene di un videogioco, intervallata da brevi segmenti di gameplay: il movimento della camera è veloce, cadenzato, con continui movimenti spaziali che vanno da destra a sinistra, oltre che dall’alto verso il basso, sfruttando tutte le geometrie del nuovo territorio della Casa Infestata. E ancora l’aspetto cromatico, che da sempre in DanDaDan costituisce un leitmotiv di grande valore, diventa qui quasi segmentato, con un alternarsi dei colori che appare molto più netto e costante rispetto all’onnipresenza di determinate sfumature cromatiche che in venere sono pensate per l’anime. E ancora, l’elemento sicuramente più interessante nella ricreazione di un contesto anti-televisivo è il ricorso quasi schematico al tema del deux ex machina: un qualcosa che cala (letteralmente) dall’alto, imponendosi con forza – e ancora una volta con un marchio cromatico distintivo – al termine del quarto episodio della serie, tramite il ritorno tanto atteso della figura di Seiko Ayase, circondata da una pletora di personaggi che avevamo già osservato nel corso della prima stagione.
L’effetto complessivo è molto interessante, anche nella sua volontà di richiamare alcune icone del cinema occidentale: dalla navicella spaziale con il suo fascio di luce che sfrutta l’iconografia classica dell’UFO fino al mostro che muore alla luce del sole (ricorda qualcosa?), dissolvendosi a contatto con l’ambiente circostante. DanDaDan riesce, pur se in due episodi che non possono certamente dirsi i migliori della serie, a comunicare costantemente corporalità e dinamismo, che si tratti anche soltanto della melma che tiene Okarun e Turbo Nonna ancorati al terreno e in ostaggio ad un accecante colore arancione; interessante, allo stesso modo, anche il modo in cui riesce ad essere costantemente schernito il machismo e quella perfezione scolpita dei corpi, per un prodotto che parla ai giovani e si serve delle logiche shōnen per dissacrarle con la solita ironia.







