Superman: James Gunn trionfa in una nuova svolta del cinecomic moderno

La recensione del nuovo film di Superman che vede l’inizio del DC Universe realizzato da James Gunn, il quale decide di dare il via dirigendo direttamente questo cinecomic.
Superman: la recensione del film DC

Da oltre sei anni la DC è in profonda crisi. In questo arco di tempo, con l’unica eccezione del successo di The Batman, nessun film appartenente a questo marchio è riuscito ad avere un riscontro positivo da parte del pubblico (a prescindere dall’accoglienza critica che varia da titolo a titolo). Se al cinema la Marvel, dopo diversi inciampi, ha bisogno di riattivarsi gradualmente con una scalata difficile ma con varie strade sicuramente percorribili, la sua rivale, che ha alla base dei soggetti di potenziale qualità, necessita invece di un vero e proprio fulmine che faccia resuscitare un corpo massacrato da fin troppo tempo. James Gunn, con Superman, si carica sulle spalle questa difficilissima impresa, ma ci sarà riuscito? A seguire la recensione del cinecomic DC con protagonista David Corenswet.

La trama di Superman di James Gunn

Superman è il primo film del nuovo DC Universe realizzato da James Gunn. Questo universo condiviso non ha nulla a che fare con quello precedente realizzato da Zack Snyder e con nessun altro film DC uscito prima, ma si tratta bensì di un reboot che fa partire un mondo nuovo con versioni di personaggi apparsi già al cinema completamente inedite. Inoltre si tratta del nono film sul personaggio, nonché del primo stand alone dai tempi di L’Uomo D’Acciaio (uscito nel 2013). Nonostante questo sia il primo capitolo di una nuova versione dell’iconico supereroe, non narra le origini del personaggio. Il cinecomic infatti presenta la seguente trama:

Tre anni dopo il suo debutto come supereroe, Superman interviene in un conflitto tra Boravia e Jarhanpur senza autorizzazione del governo statunitense, suscitando polemiche internazionali. Quando non indossa il mantello, Superman assume l’identità di Clark Kent che gli ha permesso di stare insieme a Lois Lane, celebre giornalista del Daily Planet con la quale sta avendo difficoltà di relazione proprio a causa delle difficoltà di gestire il ruolo da supereroe. Nel frattempo Lex Luthor, giovane miliardario con grande influenza politica, sta cercando un modo per danneggiare l’immagine di Superman ed ottenere l’autorizzazione del governo americano affinché possa finalmente distruggere il kryptoniano che ogni giorno cerca di salvare tante vite.”

La recensione di Superman di James Gunn

James Gunn cerca di cambiare approccio rispetto alle sue opere precedenti, perché nell’impianto visivo si potrebbe definire questo film il più “geometrico” della sua carriera: i soggetti spesso emergono dal centro delle scenografie, le quali inglobano i personaggi per dare risalto al mondo in questi ultimi vivono. Non si tratta di inquadrature alla Wes Anderson, ma bensì di espedienti che vogliono rifarsi direttamente alle vignette dei fumetti che qui prendono vita. Quando nella geometria i personaggi cominciano però ad entrare nel vivo dell’azione, il dinamismo aumenta ad una velocità talmente alta che la cinepresa sembra stare dietro ai supereroi quasi con fatica, tramite sequenze eccellenti ricche di spettacolo. Tuttavia anche nelle scene d’azione più scattanti, James Gunn dà grande risalto ai primi piani dei personaggi, mostrando quello che stanno provando grazie alla decisione di inquadrare il loro volto anche mentre si stanno muovendo nelle situazioni più difficilmente gestibili. Secondo il cineasta quindi lo sguardo è sempre importante, perché permette allo spettatore di capire le sensazioni di esseri di qualsiasi specie e quindi di immergersi maggiormente nella loro anima, come se la macchina da presa stesse portando gli spettatori accanto ai personaggi stessi. Non mancano le citazioni ai film di Richard Donner, ai cortometraggi dei fratelli Fleischer e ai lavori di Zack Snyder, nonché le sempre presenti influenze dal cinema orientale (i kaiju, che qui rappresentano anche un rimando alla Golden Era dei fumetti originali, ormai sono un marchio di fabbrica di James Gunn) e dalla Troma, ma Gunn prende tutti questi elementi per rimescolarli e creare qualcosa di completamente suo. Gli effetti, tra una CGI estremamente realistica e trucchi prostetici più che convincenti, sono assolutamente perfetti. Non mancano i riferimenti a questo DC Universe in costruzione, ma si tratta sempre di piccoli dettagli gradevoli (tra cui alcuni cameo inaspettati) che non incidono nella narrazione e nelle scelte dei personaggi.

Al di là dell’estetica portata sullo schermo con grande efficacia, ciò che convince ancora di più è l’obiettivo legato attorno al protagonista. Si decide infatti di tornare ad un’idea classica che sembrava ormai morta, ovvero quella dell’eroe gentile e sempre disponibile, che vuole sempre vedere il buono nella gente. Sembra qualcosa di stucchevole e stantio al sentirsi… ed è proprio questo il punto. Nel 2025 la figura della brava persona che aiuta sempre gli altri appare qualcosa di superato e poco interessante (discorso che è stato affrontato con grande intelligenza nello splendido comedy-drama Gli Spiriti Dell’Isola), ancora di più se si sta parlando di un supereroe. La Justice Gang, squadra di metaumani acclamata dal mondo, viene presentata come un gruppo di persone che risolvono tutto con la forza senza fare attenzione a ciò che c’è attorno. Addirittura uno di loro sbuffa quando Superman propone di non uccidere un enorme creatura che appare a Metropolis, come se l’idea di essere più gentile apparisse seccante. Non è un caso che un robot si riferisca a Kal-El affermando di essere un automa che non ha bisogno di attenzioni perché non può provare emozioni, eppure l’ultimo figlio di Krypton non smette di sorridergli e di ringraziarlo. Durante il film sono seminati diversi dettagli, anche soltanto negli occhi del personaggio che guarda il mondo in un altro senso, invocando a non cedere alle cattiverie degli altri ed a concentrarsi sulla positività. Non è noioso essere buoni, non è una cosa di cui aver paura perché bisogna essere visti come degli ingenui, è invece una virtù che molte persone stanno perdendo.

Eppure, nella perdita, Superman crede sempre nelle persone, anche quando queste ultime lo guardano con sospetto e diffidenza. La cinepresa di Gunn si immerge nelle metropoli della città dell’Uomo D’Acciaio per dimostrarci che lui è attento a qualsiasi dettaglio, perché nei disastri più grandi lui sceglie di salvare anche uno scoiattolo, proprio come Richard Donner decise di inquadrare Christopher Reeve che portava giù un gatto da un albero subito dopo aver sgominato una rapina. Per questo si sceglie di riportare anche l’iconico tema di John Williams, riarrangiato nella bellissima colonna sonora di John Murphy: si tratta infatti del ritorno dell’eroe classico, di ciò che significa essere un eroe agli occhi di un mondo che aveva dimenticato cosa fosse. Allo stesso tempo ciò che è classico può essere rimodellato per adattarsi al contesto contemporaneo e l’autore decide di mostrare un Superman potente, ma messo spesso in difficoltà a causa di marchingegni e strategie che più volte possono fargli rischiare la vita, togliendo definitivamente l’idea che Superman sia una persona invincibile. L’immedesimazione è il centro della poetica di James Gunn, che fa emergere questo concetto anche negli espedienti più esagerati. Un supercane che indossa un mantello come Superman è una cosa di base molto cartoonesca ed eccentrica, tanto che di per sé potrebbe apparire ridicola. Ma Krypto, pur avendo i superpoteri, si comporta esattamente come qualsiasi cane che una persona abbia: pestifero e giocherellone, ma fedele e affettuoso. Qualunque individuo si lasci accompagnare tutti i giorni da un amico animale si lascerà trascinare dall’amore di Krypto e gli vorrà bene, perché Krypto è il cane di ognuno di noi. Paradossalmente Krypto diventa quindi realistico in un contesto completamente pop. Ed infatti, pur mantenendo la centralità di Superman, James Gunn valorizza ogni personaggio che tira fuori elementi appartenenti a qualsiasi persona quotidiana: da Eve Teschmacher, influencer che cerca amore, a Metamorpho che rimane sconvolto dalla cattiveria gratuita e dalla soppressione dell’innocenza.

Il coraggio politico di Superman di James Gunn

Quando ascoltiamo per la prima volta il messaggio di Jor-El e Lara Lor-Van, i genitori biologici di Superman, non si sentono parole in inglese, bensì quelle di una lingua sconosciuta, cosa che non era mai successa in nessun film o serie appartenente al personaggio per quanto riguarda la presentazione al pubblico di queste figure. Ciò sottolinea come Superman sia, effettivamente, uno straniero, dal momento che è arrivato illegalmente sulla Terra, scappando da un pianeta che sta per esplodere, esattamente come gli immigrati che sulle loro barche tentano di salvarsi dalla guerra e dalla fame. Eppure, pur venendo da un mondo apparentemente diverso dal nostro, Kal-El si è integrato nella società ed ha abbracciato tutto ciò che dà valore agli esseri umani, grazie anche ai suoi genitori adottivi, che dimostrano quanto siano importante le figure che ti insegnano e che ti crescono piuttosto che quelle che ti partoriscono. Questo dettaglio è spesso messo al centro del discorso su Superman, poiché molte persone hanno paura di lui proprio perché viene da un altro mondo, avendo paura che non sia come gli altri terrestri. In questo senso Superman percepisce una solitudine che cerca di colmare nelle buone azioni e nelle persone che cercano capirlo. Gunn infatti non parla dell’integrazione come di omologazione e continua a portare al centro l’importanza dell’individualismo, mostrando come gli emarginati possono non solo distinguersi nelle loro virtù, ma diventano il punto di riferimento da seguire. Superman, nelle sue buone azioni, insegna il buono alla gente, diventa un’ispirazione anche per le persone più insospettabili e si trasforma in un simbolo di speranza, evidenziando la grandezza dell’atto di fede. L’odio gratuito è sempre superfluo, tanto che gli haters che si sfogano su internet vengono paragonate alle scimmie in una gag esilarantissima, ma quest’ultimo elemento è soltanto la ciliegina sulla torta di una critica più grande e ancora più coraggiosa. Lex Luthor è infatti un miliardario che odia Superman, perché non accetta che un uomo così diverso da lui possa essere così impattante per il mondo, tanto da diventare un modello di riferimento che lui non potrà mai essere. Ha un senso di inferiorità e di imponenza che ribalta le leggi capitaliste in cui ad essere il più affascinante e più seguito è l’uomo più ricco e carismatico.

Luthor disprezza il fatto che Superman sia un alieno, richiamando un’idea estremamente razzista, ma è anche maschilista, trattando le donne come un divertimento che per lui non ha alcuna importanza, sapendo di potersene sbarazzare quando vuole perché ogni donna sembra essere un oggetto da cambiare (addirittura James Gunn si rifà al mito di Barbablù e paragona Luthor a quest’ultimo). Lex Luthor richiama alla figura di Donald Trump, un uomo conservatore che mette in pericolo il mondo soltanto per esaltare sé stesso e la sua magniloquenza, sbraitando ogni volta che i riflettori si allontanano da lui. Non crea delle vere soluzioni per aiutare il mondo e preferisce distruggere i suoi avversari mediaticamente, agendo come un cane rabbioso a cui hanno rubato l’osso. Le frecciate a Donald Trump non sono nuove nel cinema pop americano, ma le cose cambiano drasticamente quando arriva Vasil Glarkos, il presidente della Boravia, un paese che invade un altro popolo per scopi egoistici ed economici, uccidendo vite innocenti. Il presidente, facendo finta di essere una vittima che è a favore della pace e facendo apparire i popoli oppressi come immorali, corteggia l’America che diviene profondamente criticata, dal momento che i politici americani (rappresentati da Lex Luthor) diventano la causa di tante disgrazie, scatenando conflitti per ego e rappresaglie territoriali. L’America è la prima nemica di sé stessa, una critica feroce che Gunn aveva già tracciato in The Suicide Squad: Missione Suicida. Come Lex Luthor richiama a Donald Trump, Vasil Glarkos richiama palesemente a Benjamin Netanyahu, perché la Boravia che invade Jarhanpur è l’Israele che attacca la Palestina. Il fatto che un autore, in un blockbuster destinato a tutta la famiglia, oggi decida di schierarsi in un tema tanto delicato quando è difficilissimo in America fare il contrario (si pensi al licenziamento di Melissa Barrera che ha sostenuto la Palestina), è un atto di coraggio straordinario. Ed infatti Superman attacca ogni forma di invasione, criticando i media che si concentrano sul fatto che lui sia stato impulsivo, senza mai evidenziare il fatto che la cosa importante, in questo mondo, sia salvare delle vite, così come molti oggi ignorano il fatto che le bombe stiano uccidendo civili innocenti e preferiscono alimentare i conflitti per cose superflue diversamente dal rispetto per la vita. Lex Luthor e Vasil Glarkos non sono umani dentro, mentre Superman non si vergogna mai della propria fragilità, perché respira proprio come tutte le altre persone. Se la prima inquadratura dell’eroe mostra lui che sanguina è perché dobbiamo ricordarci che è umano, come tutti noi siamo umani.

Superman non è soltanto un’opera visivamente elegante con scene divertenti, ma ha un grande cuore che conferma la maestria di James Gunn. In un’epoca in cui il cinecomic deve riaffermarsi, il coraggio di questa nuova ripartenza è pronta a tracciare nuovi confini per dimostrare che con questo genere c’è ancora tanto da raccontare. Superman non trascende i confini dei fumetti e non trascende i confini del cinema, trascende i confini del mondo intero, proprio come fa l’ultimo figlio di Krypton nelle sue storie, decidendo di schierarsi per tirare fuori il meglio dell’umanità (l’inquadratura della famiglia di Metamorpho è un dettaglio straordinario). Superman non è soltanto uno dei migliori film della DC, non è soltanto uno dei migliori cinecomic di sempre, ma è uno dei migliori kolossal che Hollywood ci abbia regalato nell’ultimo decennio, nonché il miglior film sull’Uomo D’Acciaio. Se questo è l’inizio del DC Universe, dopo quello splendido aperitivo che è stato Creature Commandos, allora siamo in buone mani.

Recensione: Superman di James Gunn
Superman
Superman

Superman deve affrontare le conseguenze di essersi schierato contro l'invasione della Borovia mentre Lex Luthor cerca un piano per distruggere l'Uomo D'Acciaio.

Voto del redattore:

10 / 10

Data di rilascio:

09/07/2025

Regia:

James Gunn

Cast:

David Corenswet, Nicholas Hoult, Rachel Brosnahan, Edi Gathegi, Anthony Carrigan, Nathan Fillion, Isabela Merced, María Gabriela De Faría, Sara Sampaio, Skyler Gisondo, Pruitt Taylor Vince, Neva Howell e Frank Grillo.

Genere:

Supereroistico, fantascienza, action, commedia

PRO

La straordinaria regia di James Gunn
La grande recitazione del cast
La profondità del protagonista e di ciò che porta nel mondo
Il coraggio di schierarsi contro Israele
Nessuno