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Pioggia di ricordi: il miglior film dello Studio Ghibli?

Pioggia di ricordi è un film del 1991 scritto e diretto da Isao Takahata: ma si tratta davvero del miglior titolo dello Studio Ghibli?
Recensione film Pioggia di ricordi (1991)

Pioggia di ricordi è un film d’animazione giapponese del 1991 dalla durata di 188 minuti circa, scritto e diretto da Isao Takahata, qui al suo esordio per lo Studio Ghibli. Distribuito nuovamente al cinema in Italia in virtù dell’iniziativa targata Lucky Red, nello specifico dal 4 al 10 luglio 2024, questo lungometraggio è particolarmente apprezzato dagli appassionati e non solo: ma com’è effettivamente Pioggia di ricordi? Di seguito la recensione del film di Takahata.

La trama di Pioggia di ricordi, film di Isao Takahata

La protagonista del film di Isao Takahata è Okajima Taeko, una ventisettenne nubile che lavora come umile impiegata e che appare come una donna spensierata, versatile e colma di nostalgia per quanto vissuto all’età di 10 anni in quinta elementare. Ma di cosa parla nella fattispecie Pioggia di ricordi? La trama:

“In un Giappone in corsa verso l’ammodernamento sociale, Taeko è strangolata tra gli stili di vita moderni e il peso delle convenzioni del pur recente passato, e così decide di concedersi una breve vacanza per tornare alla campagna natia, a Yamagata. Qui la giovane donna trascorrerà un soggiorno di lavoro presso l’azienda agricola del cognato e i ricordi dell’infanzia la porteranno a rimettere in discussione le scelte della sua vita adulta.”

La recensione di Pioggia di ricordi: è il miglior film dello Studio Ghibli?

Pioggia di ricordi è la prima opera di Isao Takahata per lo Studio Ghibli, studio d’animazione fondato da lui e da Hayao Miyazaki, ma è al contempo anche il miglior film mai prodotto da loro? Tale interrogativo assale subito chi termina questo sublime film d’animazione poiché, rendendo onore alla madeleine de Proust, il cineasta nipponico riesce in una vera e propria impresa cinematografica mostrando con impareggiabile autenticità le sensazioni e i dubbi esistenzialisti della protagonista. Taeko a 27 anni non sa bene che direzione prendere nella vita e come mai si sia ritrovata nuovamente in un limbo sia emotivo che professionale; infatti, la giovane donna conduce un’esistenza spensierata, ma da normale impiegata si rende ben presto conto che forse non ha raggiunto gli standard da lei desiderati. Si tratta di un dramma vissuto fondamentalmente da chiunque, e perciò non si fa fatica ad empatizzare velocemente con quanto raccontato da Taeko, specie quando rimanda con fare nostalgico agli eventi che hanno caratterizzato la sua infanzia. Takahata è però sensazionale, unico e contemplativo nell’intrecciare parallelamente la storia presente con quella passata: l’autore non si concede limite e dunque ci sono inserti bizzarri, come quello dell’innamoramento della giovane Taeko oppure come quando due dita si toccano dando vita ad un intero universo, e inserti di quotidianità profondamente realistici (la scena dell’ananas, per esempio).

Richiamando temi per l’appunto universali e dando valore a frasi apparentemente semplici, tra cui proprio lo scambio di battute relativo alla preferenza di un cielo annuvolato, il regista differenzia il reale dal sogno servendosi con abilità della tecnica d’animazione: il primo ha dei contorni netti e dei colori più decisi, il secondo ha dei contorni sbiaditi e prevale maggiormente il bianco. Ciò che rende memorabile, tenero e soprattutto sincero Pioggia di ricordi è la volontà di riflettere sull’esistenza stessa tramite il viaggio introspettivo condotto dalla protagonista, nonché sull’imprescindibile ruolo delle immagini, degli oggetti, dei profumi e di tutte quelle sensazioni in grado di evocare un ricordo, bello o brutto che sia, mettendo tutto in relazione (niente è casuale quando si mette ordine al caos). Questa complessa e al tempo stesso minimale opera centra in pieno un bisogno umanissimo, ovvero quello di rendersi conto di come affrontare la vita, in quale modo e con quali mezzi viverla. Infatti, Taeko ricorda la se stessa in quinta elementare, e la propria identità da bambina di 10 anni le consente di riappropriarsi progressivamente – come gocce di pioggia – del suo presente con una maturità diversa, probabilmente mai raggiunta prima.

Scavando nel suo Io e oscillando da un ricordo all’altro (ricordi che compaiono come elementi onirici) la protagonista comprende finalmente chi è, a quale realtà appartiene e quali sono le sue urgenze esistenziali, pertanto il graduale avvicinarsi tra lei e Toshiro risulta raffinato nella messinscena e mai melenso. Il finale richiama molto il cinema di Federico Fellini, ad oggi ripreso da altri autori italiani come Paolo Sorrentino e Alice Rohrwacher in film come È stata la mano di Dio (2021) e La chimera (2023), ragion per cui è semplicemente perfetto e fa sì che il sogno e la realtà finalmente riescano a toccarsi (come le dita in precedenza) dopo aver per lunghi tratti comunicato. Pioggia di ricordi eleva la suddetta riflessione perché non solo lascia dialogare semanticamente il sogno/passato e la realtà/presente per manifestare la crisi di Taeko, ma tramite le piccole ingiustizie vissute dalla bambina negli anni Sessanta e attraverso le condizioni in cui la lei adulta verte negli anni Ottanta si ha l’opportunità di spiare – velatamente – i cambiamenti sociali, economici e politici del Giappone. Più volte nel presente emerge la mancanza di manodopera in favore dell’impiego dei moderni macchinari, così come si apprende che un tempo le vacanze della popolazione si concentravano perlopiù in campagna, luogo ambito poiché più tranquillo e distaccato rispetto all’ambiente urbano, mentre al presente in tanti si sono spostati definitivamente dalla realtà rurale fino a Tokyo in cerca di una totale progressione.

C’è poi un ulteriore simbolo di maturità e di desiderio in Pioggia di ricordi, ossia il colore rosso e in particolare il rossetto in quanto oggetto associato alla femminilità. La Taeko bambina ne è incuriosita e vuole scoprire il mondo degli adulti, perciò il rosso figura nei momenti chiave della sua infanzia: la protagonista di 10 anni prova il rossetto di sua sorella maggiore, vuole la sua borsa e infine intende comprendere il significato dell’essere una donna. Nel presente Taeko si reca in campagna per raccogliere i fiori dai quali si ricava il rossetto, e allora il suddetto colore simboleggia la volontà di esplorare la propria identità in un momento complesso della sua vita; nei ricordi il rosso riflette i desideri e le scoperte (anche tutta la sequenza del ciclo) passate della giovane protagonista, mostrando come il tutto abbia complessivamente influenzato le sue scelte. In ultima analisi, il rossetto rappresenta l’evoluzione personale di Taeko, la quale da bambina vuole crescere troppo in fretta, mentre da adulta comprende se stessa e soprattutto capisce di dover vivere in armonia con i propri desideri e le sue aspirazioni.

Alla luce di quanto descritto, e per rispondere all’interrogativo iniziale sull’eventualità che Pioggia di ricordi possa essere considerato il miglior film dello Studio Ghibli, c’è da dire che è impossibile affermare o respingere con certezza tale ipotesi, ma per scrive è doveroso sottolineare quanto il film di Takahata sia un capolavoro essenziale – nonché uno dei migliori film d’animazione di sempre anche al di fuori del Ghibli – e potenzialmente memorabile per chiunque poiché più si cresce più lo si più genuinamente apprezzare in tutte le sue innumerevoli sfaccettature.

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Recensione film Pioggia di ricordi (1991)
Pioggia di ricordi
Pioggia di ricordi

Taeko si trova in un momento stantio della sua vita, bloccata sia emotivamente che professionalmente. Per tale ragione riaffiorano in lei, fungendo da guida, i ricordi di quanto aveva 10 anni.

Voto del redattore:

10 / 10

Data di rilascio:

04/07/2024

Regia:

Isao Takahata

Cast:
Genere:

Drammatico, sentimentale

PRO

La rappresentazione dell’evoluzione personale di Taeko (ricordi, simboli, influenze del passato sul presente)
I significati totalizzanti delle immagini, che richiamano anche ai cambiamenti politici e sociali del Giappone
Gli inserti di quotidianità sono accurati, sinceri ed essenziali
Il finale che ricorda il cinema di Federico Fellini
Nessuno